30 apr 2008

...versò il vino e spezzò il pane...

1° Maggio
Viva la Festa dei Lavoratori

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.



29 apr 2008

"Bambini nel tempo" - Ian Mc Ewan


Avevo già letto alcuni suoi libri e mi erano piaciuti molto. Poi ho letto "Bambini nel tempo" e dopo poche pagine dall'incipit del romanzo c'è una descrizione che mi ha profondamente colpito, che mi ha illustrato ancora una volta la grandezza della letteratura, la sua trasversalità, la capacità di essere universale, di colpire al cuore e allo stomaco...delineando in poche parole una delle grande angoscie umane la paura della perdita, della separazione.
Ora riporterò integralmente quella descrizione, poco più di una paginetta ma immensa.
Siamo in un supermercato e c'è Stephen che è andato a fare la spesa con Kate che è la sua bambina di tre anni.
Fanno la spesa, la bambina è seduta nel carrello della spesa...arrivano alla cassa....d'ora in poi Mc Ewan:

"La cassiera era già al lavoro, le dita di una mano picchiettanti sulla tastiera mentre con l'altra si avvicinava agli acquisti di Stephen. Mentre prendeva il salmone dal carrello, rivolse lo sguardo a Kate e le fece l'occhiolino. Lei lo imitò goffamente, arricciando il naso e strizzando tutti e due gli occhi. Stephen posò il pesce e chiese alla ragazza un sacchetto. Quella si chinò a prenderne uno sotto il banco. Stephen lo prese e si voltò. Kate non c'era più. Non c'era nessuno in coda dietro di lui. Senza fretta spinse avanti il carrello, pensando che Kate si fosse accucciata dietro l'estremità opposta della cassa. Poi fece qualche passo e diede un'occhiata lungo il solo corridoio che la piccola avrebbe avuto il tempo di raggiungere. Tornò indietro e guardò a destra e sinistra. Da un lato c'erano file di clienti, dall'altro uno spazio vuoto, poi il dispositivo girevole cromato e le porte automatiche che si affacciavano sul marciapiede. Forse c'era una figura in soprabito che si allontanava correndo, ma ora Stephen cercava soltanto una bambina di tre anni e il suo primo pensiero fu il traffico.
Si trattava di una forma d'ansia teorica, precauzionale. Superando a spallate i presenti ed emergendo sull'ampio marciapiede, era certo che non l'avrebbe vista. Kate non amava questo genere di avventure. Non era il tipo randagio. Troppo socievole, preferiva la compagnia di chi era con lei al momento. E per di più era terrorizzata dalla strada. Stephen tornò sui suoi passi, più tranquillo. Doveva essere dentro, dove non correva alcun pericolo reale. Si aspettava di vederla saltar fuori dalle file di clienti alla cassa. Non ci voleva granché a mancare con lo sguardo un bambino, nella furia iniziale della preoccupazione, a guardare troppo bruscamente o troppo alla svelta. Ciononostante un certo irrigidimento alla gola, un senso di nausea e una sgradevole leggerezza nel passo lo accompagnavano già. Quando superò le casse, ignorando la ragazza che, piuttosto irritata, cercava di attirare la sua attenzione, una sensazione di gelo gli invase la bocca dello stomaco. A passo di corsa controllato – non aveva ancora superato la riluttanza ad apparire stupido agli occhi degli estranei - , percorse tutti i vari corridoi, superò montagne di arance, rotoli di carta igienica, minestre. Ma fu solo tornando al punto di partenza che Stephen abbandonò ogni velleità di decoro, si riempì i polmoni oppressi dall'ansia e gridò il nome di Kate.
Adesso avanzava a passi lunghi, ripetendo quel nome a gran voce mentre ripercorreva in fretta un corridoio, per dirigersi ancora una volta all'uscita. La gente incominciava a voltarsi. Era impossibile scambiarlo per uno dei soliti ubriaconi che barcollavano nei supermercati e compravano sidro. La paura di Stephen era troppo evidente, troppo violenta; riempiva quello spazio impersonale e fluorescente di un calore umano non trascurabile. Nel giro di attimi, ogni acquisto intorno a lui si era interrotto. Ceste e carrelli furono dimenticati, la gente accorreva e sussurrava il nome di Kate tanto che, in qualche modo, in un baleno, tutti seppero che lei era lì, che era stata vista per l'ultima volta alla cassa, che indossava una tutina verde e aveva in mano un asinello di pezza. La facce delle madri erano tese, all'erta. Parecchie persone avevano visto la bambina sul carrello. Qualcuno ricordava anche il colore della sua maglietta. L'atmosfera anonima del magazzino di città si rivelò fragile, una crosta sottile sotto la quale la gente osservava, giudicava, ricordava. Un gruppo di clienti attorno a Stephen si diresse alla porta. Al suo fianco c'era la ragazza della cassa, il volto concentrato nello sforzo di rendersi utile. C'erano anche altri membri del personale, di diverso grado gerarchico, chi in camice marrone, chi bianco, chi in abito blu. Tutto ad un tratto anche loro avevano cessato di essere operai o dirigenti o rappresentanti, per trasformarsi in padri, potenziali o autentici.
.......................... "





27 apr 2008

Madri e Figli


Ho visto e letto un invito alla discussione sul blog di Elsa titolato “Una mamma”, e mi son chiesto che direi io su un tema così conosciuto da noi tutti e pure così difficile da trattare per i rischi intrinseci di cadere nei luoghi comuni?
Già che direi io e che direste voi?
Ho pensato che in qualche modo si dovessero proporre degli archetipi, dei modelli generali ad abbracciare il sentire del maggior numero di persone possibili e proporre di andare all'essenza di un'esperienza universale prescindendo dal nostro vissuto personale.
Mi sono venute in mente due immagini. La prima è la pietà di Michelangelo. Ho avuto la fortuna di averla vista dal vero a S. Pietro. E' un ricordo indelebile. Una donna che non ha niente della Madonna angelicata, una donna con solo il dolore per la perdita del figlio. Da quel marmo traspare l'amore materno universale, il dolore materno universale e la semplicità e complessità della vita umana. E' commovente ammirare la Pietà perchè madre e figlio, i muscoli, la carne di quest'ultimo che si percepisce chiaramente come siano stati abbandonati dalla scintilla della vita, non sono la Madonna e Gesù ma siamo noi nella nostra vita quotidiana, nel nostro dolore quotidiano. Guardando quella statua si capisce la storia e la condizione dell'umanità come solo attraverso la mediazione dell'arte ci è concesso vedere pienamente.
La seconda immagine è data da uno dei personaggi di un grande romanzo del '900 “Furore” di John Steinbeck: Rosa Tea Joad.
Furore racconta l'odissea di una famiglia americana che negli anni della grande depressione parte per il west verso la “promised land” della California, come milioni di persone prima di loro. Il romanzo è un po' l'altra faccia della medaglia del grande sogno americano. Comunque dopo una serie infinita di vicissitudini arrivano in California, ancora traversie, e quando le cose sembrano prendere la piega giusta arriva un'alluvione e Rosa Tea che era incinta partorisce un bambino morto. Spinta dall'alluvione la famiglia Joad trova rifugio in un fienile. Lì trovano un ragazzino in compagnia del padre che sta morendo di fame....è proprio al limite non si muove più....e qui John Steinbeck “D'un tratto il ragazzo gridò: “Ma muore, vi dico! Muore di fame”. “Zitto” disse la mamma. Guardò il babbo e zio John, che stavano vicino all'uomo malato guardandolo con occhi impotenti. Poi guardò Rosa Tea avviluppata nella coperta, e aspettò d'incontrarne lo sguardo. Allora le due donne si lessero profondamente negli occhi, e Rosa Tea prese a respirare in fretta e affannosamente.
Poi disse: “Sì”.
La madre fa uscire tutti dal fienile e lascia soli Rosa Tea e l'uomo morente.
“Per un minuto Rosa Tea continuò a sedere nel silenzio frusciante del fienile. Poi si alzò faticosamente in piedi e aggiustandosi la coperta attorno al corpo, si diresse a passi lenti verso l'angolo e stette qualche secondo a contemplare la faccia smunta gli occhi fissi, allucinati. Poi lentamente si sdraiò accanto a lui. L'uomo scosse lentamente la testa in segno di rifiuto. Rosa Tea sollevò un lembo della coperta e si denudò il petto. “Su, prendete,” disse. Gli si fece più vicino e gli passò una mano sotto la testa. “Qui, qui, così.” Con la mano gli sosteneva la testa e le sue dita lo carezzavano delicatamente tra i capelli. Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente.”






26 apr 2008

HEAVEN ON THEIR MINDS

Leggendo qua e la nei blog, come nella stampa, guardando la televisione, pare che il fenomeno “religione”, sia al top delle preferenze del pubblico medio. Attenzione: non la vera fede sentita, intima e profonda, ma il FENOMENO cioè quel che appare, che si vede, quello che fa milioni di ascolto in TV o le adunate oceaniche a S. Giovanni Rotondo per le spoglie di Padre Pio. Tutto ciò mi suggerisce il titolo di una canzone, una grande canzone; l’originale è dal film Jesus Christ Superstar, ma è assolutamente da ascoltare la strepitosa versione di Queensryche

HEAVEN ON THEIR MINDS

JUDAS

My mind is clearer now.
At last all too well
I can see where we all soon will be.
If you strip away The myth from the man,
You will see where we all soon will be. Jesus!
You've started to believe
The things they say of you.
You really do believe
This talk of God is true.
And all the good you've done
Will soon get swept away.
You've begun to matter more
Than the things you say.

Listen Jesus I don't like what I see.
All I ask is that you listen to me.
And remember, I've been your right hand man all along.
You have set them all on fire.
They think they've found the new Messiah.
And they'll hurt you when they find they're wrong.

I remember when this whole thing began.
No talk of God then, we called you a man.
And believe me, my admiration for you hasn't died.
But every word you say today
Gets twisted 'round some other way.
And they'll hurt you if they think you've lied.
Nazareth, your famous son should have stayed a great unknown
Like his father carving wood He'd have made good.
Tables, chairs, and oaken chests would have suited Jesus best.
He'd have caused nobody harm; no one alarm.

Listen, Jesus, do you care for your race?
Don't you see we must keep in our place?
We are occupied; have you forgotten how put down we are?

I am frightened by the crowd.
For we are getting much too loud.
And they'll crush us if we go too far.
If they go too far....

Listen, Jesus, to the warning I give.
Please remember that I want us to live.
But it's sad to see our chances weakening with every hour.
All your followers are blind.
Too much heaven on their minds.
It was beautiful, but now it's sour.
Yes it's all gone sour.

Listen, Jesus, to the warning I give.
Please remember that I want us to live.
C'mon, c'mon
He won't listen to me ...
C'mon, c'mon
He won't listen to me ...

Questo per dire che Gesù Cristo non era un FENOMENO, ma prima di tutto un UOMO e naturalmente il Figlio di Dio per i credenti, e che la fede è una faccenda tremendamente personale, complicata e soprattutto silenziosa. Purtroppo ne hanno fatto un “personaggio” anche Lui ebbe le adunate oceaniche e pareva piacere a tutti. Dopo qualche giorno, però, gli hanno preferito Barabba….. Too much heaven on ther minds …… troppo paradiso nelle loro teste….. ma è sulla terra che lottiamo e soffriamo.





25 apr 2008

Chuck Berry

"Se fossi nato bianco sarei stato la più grande stella del firmamento Rock, più grande di Elvis perchè ancora vivo e suono.
Invece sono nato nero ed ho solo inventato il Rock 'n' Roll!"


Tutto cominciò quando mio cugino Marvin...





24 apr 2008

Mille Papaveri Rossi

Buon 25 aprile a tutti!



22 apr 2008

Canzone n. 16 "Baba O' Riley" - The Who


Baba O' Riley dall'album "Who's next" degli Who anno 1971.
Il titolo è il tributo, ottenuto per fusione dei nomi, al santone indiano Meher Baba ed al musicista Terry Riley. L'inizio di straordinaria modernità ed avanguardia per la musica rock, prende forma attraverso una introduzione minimalista (tributo al compositore Terry Riley) al sintetizzatore ARP. E' la prima volta nella storia della musica rock che il suono di un sintetizzatore funge da struttura portante di un canzone. Siamo nel 1971 e a quel tempo già si usavano i primi "protosintetizzatori", si pensi banalmente ai Pink Floyd, ad Emerson Lake and Palmer ed a molti altri. Il fatto interessante è che però i sintetizzatori erano, sino a quel momento, sempre stati usati come strumenti per arricchire gli arrangiamenti o per la ricerca di nuovi suoni, mai per costruire lo scheletro di un pezzo rock.
Ci ha pensato Townsend presentandosi in studio di registrazione con un demo di nove minuti suonato esclusivamente con l'ARP: lui e la band ci hanno poi lavorato per regalarci un classico senza tempo.
Il pezzo comincia con un giro di note che si ripetono ossessivamente con un ritmo circolare tipico della musica minimalista, poi entrano una tastiera e l'incredibile batteria di Keith Moon, la voce di Roger e poi le chitarre elettriche.
La canzone procede e verso la chiusura vi è uno splendido assolo (in crescendo sino alla chiusura) di violino dai toni orientaleggianti, una specie di antipazione - contaminazione etnica. Una grande idea, l'aneddotica vuole sia stata di Keith Moon, al posto dell'assolo di chitarra elettrica un violino rock (quasi una contraddizione in termini).
Un'ultima cosa, a parte rimarcare il genio musicale di Pete Townsend e la sua importanza come compositore per tutta la musica rock, volevo dire due parole su Keith Moon.
Durante l'assolo di violino provate a sentire, quando lo affianca e supporta, cosa fa la batteria. Keith era un batterista di inventiva impagabile. Velocissimo, supertecnico e sempre - sempre super musicale. Ha un modo assolutamente originale di suonare. Tiene classicamente il ritmo in linea con il basso, ma negli spazi vuoti del ritmo riesce ad insinuarsi e suonare su un'altra linea melodica, trasformando la batteria in uno strumento solista.
Incredibile.
Io credo che forse nessun altro batterista nella storia della musica rock sia riuscito a ritagliare al suo strumento un simile spazio ed originalità.
L'unico che parzialmente gli può essere avvicinato per tecnica inventiva e ruolo che riesce a far assumere ai suoi tamburi è, a ricordo mio, Stewart Copeland dei Police.
Ancora una cosa: se il mio blog non fosse 31 canzoni bensì le 5 canzoni rock di tutti i tempi (non necessariamente quelle che più piacciono a noi) Baba O' Riley ci sarebbe.




20 apr 2008

Impressioni del Portogallo

Questa mattina, sfogliando tra le cartelle del pc, mi sono tornate sott'occhio alcune foto scattate ormai tre anni fa durante un viaggio in Portogallo. Come spesso capita in questi casi, sono tornati alla mente episodi, luoghi, persone, paesaggi, momenti e parecchia nostalgia. Ho scelto alcune foto legate a quei momenti tra quelle scattate ad Oporto, Lisbona, Evora.

Oporto



Lisbona




Evora





19 apr 2008

THE UNCOMMON READER - LA SOVRANA LETTRICE di Alan Bennet

Anche le regine hanno una vita “normale”? Pare di sì. Portando a spasso i suoi amati corgies la nostra protagonista, nientemeno che Sua Maestà Elisabetta II, si imbatte in una biblioteca mobile, in pratica un pullmann adibito a tempio di lettura, che gira per i quartieri di Londra e, guarda caso, quel giorno si era momentaneamente stabilita nei pressi di Buckingham Palace. Incuriosita la regale signora vi entra e ……. scopre un mondo, si direbbe.

Sotto la guida del simpatico Norman, il bibliotecario, la brava Elisabetta diventa dapprima una buona, quindi un’accanita lettrice, al punto tale da nascondere i libri all’interno della reale carrozza durante le visite ufficiali e da lasciare a dir poco basito il presidente della repubblica francese chiedendogli se conosce Jean Genet ed alla vaga risposta di Monsieur, affermando decisa “A Noi interessa!”

La corte, la famiglia, il rampante Prime Minister – bella presa in giro del buon Tony Blair – guardano all’inizio con simpatia, poi con sgomento al nuovo hobby dell’anziana regina, diventata una fervente sostenitrice della lettura al punto da volerla quasi imporre a tutti. Vorrebbero farla passare per una vecchia scema, ma la signora è tutt’altro che svampita, anzi ha le idee ben chiare come il finale, a sorpresa, ma in fondo non troppo, ci fa capire.

Un libro delizioso davvero, umoristico, anche ironico, ed in fondo affettuoso verso questa “uncommon reader” che regna imperturbabile da oltre 50 anni resistendo a terribili tragedie mondiali nonché ad assurde tragicommedie familiari – della sua famiglia, cioè.

Vale la pena leggerlo perché, oltre a trascorrere qualche ora piacevole, anche ridendo talvolta, si riesce a cogliere un’immagine precisa e piuttosto sarcastica di come la buona, vecchia Inghilterra sia ora cambiata grazie al “new-labour” style (tanto amato in Italia).






18 apr 2008

Piccoli elettori e cattivi maestri


Ho appena letto un articolo sul sito di repubblica. Sono incredulo e riporto il mio sconcerto in questo post, nella speranza di trarre conforto dai commenti degli eventuali lettori.
Il fatto è presto detto: un anziano maestro di una scuola elementare romana in pensione da un anno si reca dai suoi ex alunni a portare un saluto. Entra in una terza elementare (la sua ultima seconda dell'anno scorso) ed i suoi ex alunni quando lo vedono lo festeggiano con l'impeto e la vivacità dei bambini di otto anni. L'amato ed anziano maestro che torna a salutarli, che bello! L'anziano maestro li saluta e dice loro: "bambini vi ho portato un regalo" e deposita su ogni piccolo banco un salvadanaio "elettorale" con lo slogan "No all'ICI più soldi alle famiglie. Alemanno sindaco".
Non vorrei aggiungere altro. Ma che idea dell'etica ha questa persona? Che idea del suo lavoro di una vita?



17 apr 2008

Nuove conferenze sul ROCK!


"Con questo terzo ciclo di conferenze, entriamo nel vivo della storia del rock, senza più discorsi in generale, ma andando dritti al cuore di questa musica. Mi serve però tutto il vostro aiuto, che si concretizza in una fitta partecipazione agli incontri, perpotere continuare nel tempo a convincere le istituzioni locali, che c'è sempre più bisogno di spazio, attenzione e cultura intorno a questo suono. La mia battaglia non è vanagloria personale, ma la volontà di raggiungere un obiettivo comune, che porti vantaggi a tutte lecomponenti - legate alla musica - della zona. Credo che avere il coraggio di proporre argomenti come "New Wave Of British Of Heavy Metal", "Il Rock al femminile", un incontro solo per i KISS, sia la dimostrazione che io sto davvero provando ad abbattere barriere epregiudizi, che circondano la musica rock. Ripeto però, serve davvero un vostro piccolo sacrificio, essere cioè presenti alle conferenze. Solo così possiamo davvero dimostrare che per tutti noi il rock non è solo un divertimento, ma un modo di essere, uno stile di vita, unqualcosa in cui credere. Altro non mi resta da aggiungere, se non che vi voglio numerosi ad ogni incontro. Batte forte il cuore del rock!!"

Gianni Della Cioppa





16 apr 2008

Elezioni politiche





15 apr 2008

Vedute di Parigi

La metropolitana e la Torre Eiffel viste da rue St. Charles.
Place Dauphine, dove il commissario Maigret andava a bere la sua birra.
Rue Des Ursins.
Vaso di fiori dorato al Beaubourg.
La piramide del Louvre
Veduta di balcone e sullo sfondo Hong Kong
Bronzo - giardini del Louvre
Pont Alexandre III
Jean D'Arc





Canzone n. 15 "Supper's Ready" - Genesis


"Supper's ready" dall'abum Foxtrot dei Genesis anno 1972. Tutto è bello in questo capolavoro dei Genesis. L'incredibile copertina surreale, barocca, simbolista. Quanto tempo passato a guardarla. La misteriosa "FoxyLady" sul lastrone di ghiaccio. I cacciatori, quello con il naso da Pinocchio, quello che si asciuga le lacrime, quello con la faccia da scimmia ed un orecchio alla "spock" quello con la faccia verde. Il ciclista che si sta avvicinando a gran velocità, i sette membri del ku-klux-klan in processione con la croce, la balena (di pinocchio?) il sottomarino (ventimila leghe sotto i mari?). Non lo so, ci ho sognato su questa come su mille altre copertine, fantasticato, cercato di trovare simboli, significati, faceva parte del gioco. In questo momento sto confrontando la copertina del cd e quella dell'album, mancano metà dei personaggi che ho elencato prima, si vedono giusto la "foxylady" e tre dei cacciatori, pochino per poter ancora viaggiare con la fantasia.
"Supper's ready" occupa, con "Horizons" tutta la facciata B dell'album ed è lunga 23 minuti; minutaggi d'altri tempi, dei tempi eroici del progressive-rock. Una suite, una miniera di idee, quanto ad invenzioni ci si potrebbero ricavare parecchi album. Ma quelli erano per i Genesis tempi di incontrollabile creatività, bisogno artistico di esprimersi incontenibile. Qui la forma canzone per Gabriel già non è più sufficiente, ha bisogno di spazio di esprimersi artisticamente su più livelli contemporaneamente, il livello musicale, letterario, teatrale: i suoi famosi travestimenti vera sceneggiatura dei testi delle canzoni, invenzioni continue tese all'arte totale. Tempi di grande speranze ed illusioni per la musica rock, stava diventando grande ed aveva bisogno di affermarlo, aveva sete di riconoscimenti. Li ha avuti.La suite è divisa in sette movimenti (di solito si parla di movimenti nella musica classica...forse vorrà dire qualcosa pure questo) senza soluzioni di continuità, non ci sono spazi "bianchi" tra un movimento e l'altro."Walking across the sitting room..." così comincia il primo movimento: "Lover's Leap". La voce di Gabriel, bellissima, molto espressiva, sostenuta da un arpeggio leggerissimo di chitarra, interpreta ogni sfumatura, ogni piega del testo, prende letteralmente per mano l'ascoltatore e lo accompagna in "Lover's Leap" e poi per tutta la canzone non abbandonandolo mai, esattamente come la voce di un adulto che legge una fiaba ad un bambino, affascinante!"I know a farmer who looks after the farm" e si passa dalla voce sostenuta solo dall'arpeggio di chitarra a tutti gli altri strumenti in particolare il fantastico mellotron di Banks e la qui splendida batteria di Collins, con quel suono di pelli tese pieno che fosse una pietanza riempirebbe rotonda tutto il palato. Da qui in avanti i cambi fantasmagorici di tempi ed atmosfere non si contano. Un crescendo di virtuosismi strumentali e vocali. Il suono delle tastiere detta i tempi, sostenuto dalla batteria sempre perfetta.I giochi di parole di Gabriel diventano arte trascendendo i testi:

If you go down to Willow Farm,
to look for butterflies, flutterbyes,
gutterfliesOpen your eyes,
it's full of surprise,
everyone lies,
like the focks on the rocks,
and the musical box.

Ed ancora
There's Winston Churchill dressed in drag,
He used to be a British flag,
plastic bag, what a drag.
The frog was a prince,
the prince was a brick,
the brickWas an egg,
and the egg was a bird

Ci sono poi punti nella suite che trovo inarrivabili per inventività e bellezza della musica. Siamo circa a metà del 5° movimento, "Willow farm", c'è un cambio di tempo che è anche cambio di canzone, di tutto, di prospettiva: uno stop, un colpo di fischietto, una porta d'automobile?! (yellow submarine?) che si chiude una voce fuori campo dice ok! la voce di Gabriel e quella di Collins!? che dialogano (Collins in falsetto!).Un flauto dolce introduce "Apocalypse in 9/8", un crescendo strumentale, Gabriel che incalza raccontando lo scontro finale con il Drago che esce dal mare e le fiamme che scendono dal cielo, un intermezzo in cui c'è un assolo splendido e molto progressivo di Banks con la batteria di Collins che lo sostiene e che gli dà continui spunti: sono senza parole. Gabriel riprende urlando "666 is no longer alone".Finalmente, come in ouverture 1812 di Tchaikovsky a celebrare la vittoria su Napoleone, le campane introducono l'ultimo movimento.
Lord Of Lords,King of Kings,
Has returned to lead his children home,
To take them to the new Jerusalem.





Piccola antologia del momento

"…io sono un principe libero
e ho altrettanta autorità di fare guerra
al mondo intero quanto colui
che ha cento navi in mare."
SAMUEL BELLAMY
(Pirata alle Antille nel XVIII secolo)

Io tutto, io niente, io stronzo ed io ubriacone,
io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale,
io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
io frocio, io perché canto so imbarcare
io falso, io vero, io genio e io cretino,
io solo, qui, alle quattro del mattino,
l'angoscia e un po' di vino
e voglia di bestemmiare.
(Francesco Guccini "Lavvelenata")

it's a town full of losers
And I'm pulling out of here to win.
(Bruce Springsteen "Thunder Road")

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
(Fabrizio De Andrè "Il pescatore")

Teenage wasteland
It's only teenage wasteland
Teenage wasteland
Oh, oh
Teenage wasteland
They're all wasted!
(The Who "Baba 'o Riley)

io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...
(Francesco Guccini "Addio")


13 apr 2008

Pechino 2008









31 canzoni notturne- parte prima

Ho immaginato una playlist di 31 canzoni da ascoltare di notte. Quando non si ha sonno, e si vuole ascoltare il rumore del buio. Da soli nella propria stanza, sul terrazzo di casa in una notte estiva calda ed afosa; camminando per le strade deserte, in compagnia di gatti misteriosi, incrociando qualche ubriaco ed il rombo di motori che corrono da qualche parte verso l'alba.

Ecco l'elenco:

1)Smashing Pumpkins: Ava Adore (Adore, 1998)
Perchè il clima è notturno, perchè si addice alla notte, perchè il buio è malato.
La canzone attacca così:
“It's you that i adore
you will always be my whore..”
Non male, sempre meglio di cuore e amore.

2) Van Morrison: On Hyndford Street (Hyms to the silence, 1992)
“Take me back, take me way, way, way back on Hynford street
...
In the days before rock'n'roll
Hyndford street...
Amarcord anche noi.

3)Rush: Witch Hunt (Moving Pictures, 1981)
Un po' “Una notte sul Montecalvo” , un po' The Blair Witch Project” ma l'intro sembra una soggettiva della strega che avanza nel fitto del bosco e si avvicina a noi.

4) The Beatles: She's leaving home (Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, 1967)
E' dolce e straziante ricordare il momento in cui si è cresciuti. Una canzone magistrale, leggera, soave, malinconica

5) Francesco Guccini: Canzone di notte n. 2 (Via Paolo Fabbri 43, 1976)
E l' eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
a dir "Dove ho mancato, dov'è stato?",
a dir "Dove ho sbagliato?"

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano "Pensiero"...

Certe cose, non si sa come, non cambiano mai. Boh. Viene in mente De Andrè: “In direzione ostinata e contraria” e ancora Guccini “e a culo tutto il resto”.

6) The Rolling Stones: Paint it Black (Aftermath, 1966)
Un giro nella notte della swingin' london degli anni 60.

7) Luciano Ligabue: Certe notti (Buon compleanno Elvis, 1995)
Quando Luciano era veramente Luciano,
quando ti veniva voglia di chiamarlo per nome,
come un vecchio amico, come un fratello...
Notti, Neil Young, cosce, zanzare, tette, porca...no certe notti non si può restare soli.

8) Amy Winehouse: (There is) no Greater Love (Frank, 2003)
A volte gli angeli cadono veramente sulla terra, e si riconoscono dalle ali e dalla voce.

9)Fabrizio De Andrè: Le nuvole (Le Nuvole, 1990)
Le voci di donna che recitano una delle più belle poesie italiane, hanno sempre il potere di commuovermi. Il silenzio della notte ne amplifica il potere suggestivo ed il bellissimo accento sardo

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

10)Bruce Springsteen: Nebraska (Nebraska, 1982)
La confessione di un assassino.
Una storia maledetta, una canzone che è già sceneggiatura di film.
Il male esiste e spesso non ha un perchè.






12 apr 2008

Canzone n. 14 "Biko" - Peter Gabriel

Peter Gabriel dà l'addio ai Genesis lasciando loro in eredità uno stupendo capolavoro incompiuto "The lamb lies down on Broadway". Nel 1977 pubblica il suo primo disco solista Peter Gabriel 1 cui seguirà il 2 ed infine nel 1980 Peter Gabriel 3 che contiene la canzone che ho scelto per 31 canzoni e cioè Biko. I primi due album della carriera solista di Gabriel, pur contenendo al loro interno grandi canzoni sparse un po' qui e un po' là, sono da considerarsi come momenti di passaggio e di ricerca di qualcosa di nuovo.
Peter apre gli anni ottanta con il suo terzo album influenzando la musica rock e la musica etnica per i vent'anni a venire. Nel disco ci sono parecchie canzoni memorabili, tra queste un hit che ebbe risonanza mondiale: "Games without frontiers" che parla con disillusione ed ironia delle guerre che si stavano combattendo e preparando tutto in giro per il mondo. C'è poi Biko. Stephen Biko era un avvocato ed un attivista dei diritti civili in sud Africa ai tempi dell'apartheid. Fu arrestato e morì per le percosse ricevute dalla polizia. La canzone in breve tempo è diventata un inno anti razzista ed una canzone di protesta tra le più conosciute al mondo.
Il suo testo è scarno ed essenziale, esemplare per scrittura ed efficacia poetica, la prima strofa racconta con normalità agghiacciante la morte di Biko:

September '77
Port Elizabeth weather fine
It was business as usual
In police room 619
Oh Biko, Biko, because Biko
Oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja [*]
-The man is dead

E' una sentenza senza appello al regime sudafricano, una condanna definitiva ed è molto commovente la chiusa della canzone:

You can blow out a candle
But you can't blow out a fire
...........................................
...........................................
...........................................

And the eyes of the world are
watching now
watching now.

Ormai per l'apartheid non c'è più speranza. E' finita, è solo questione di tempo e di martiri ma la guerra di liberazione è vinta. Anche grazie ad una canzone rock ed alle persone che ascoltandola si sono sensibilizzate ed hanno puntato la loro attenzione al regime di Johannesburg ed al suo feroce apartheid.
Le parole, bellissime, della canzone sono cantate su una base ritmica di percussioni tradizionali ed introdotte da un coro funebre sudafricano. Gabriel usa percussioni etniche unitamente a percussioni elettroniche, una chitarra rilascia un ritmico riff glaciale.
Questa canzone, importantissima ovviamente per le sue implicazioni di impegno civile, apparirà negli anni seguire anche come il primo mattone che porterà alla fondazione della etichetta "Real world" della cui importanza musicale e culturale è inutile parlare.

[*] "Yihla Moja, Yihla Moja" proviene dal ritornello dell'inno dell'African National Congress (attualmente divenuto l'inno nazionale sudafricano). Le parole significano "Discendi Spirito Santo, Discendi Spirito Santo".





11 apr 2008

White Noise - Don De Lillo

White Noise - Rumore Bianco, nella traduzione italiana - è un romanzo scritto da De Lillo; è del 1985 e parla di inquinamento, nubi tossiche, consumismo sfrenato, ossessione per la malattia, nonchè abuso di psicofarmaci per curare qualunque paura, e infine strapotere dei media, soprattutto la TV, nella vita dell'uomo medio. Letto nel 2008 resta attualissimo e non perde nulla della sua potenza. Merito di una scrittura efficace, ironica e tagliente nel colpire manie, mode idiosincrasie della nostra società. E'ambientato negli USA, i protagonisti sono una famiglia della borghesia medio-alta - il padre è un accademico, la moglie ha varie attività tra il volontariato e l'insegnamento di tecniche varie di sapore new-age e i figli frutto di vari matrimoni convivono in una specie di "famiglia allargata". L'evento che sconvolge la tranquilla vita provinciale è l'arrivo di una nube tossica, causata dalla fuoriuscita di un gas durante un trasporto. Cosa ci potrà capitare, ci si chiede e soprattutto è veramente successo, visto che la TV non ne parla? I protagonisti reagiscono ognuno a modo loro: ad esempio Jack, il padre si sottopone a svariati check-up cercando di controllare la paura della morte, mentre la moglie crede di trovare in una pillolina la panacea per tutte le sue paure. Per De Lillo la tecnologia, nemmeno quella chimica, non ci salverà: è nemica, è ostile, non la comprendiamo.Un altro tema di Rumore Bianco è la presa in giro, molto efficace, della nostra società occidentale. Un esempio: l'università, questa specie di santuario del sapere, è ridicolizzzata dalla descrizione dei vari docenti: Jack per primo, specialista in studi hitleriani, un suo collega che è un luminare su Elvis e così via. Le loro riunioni e i discorsi che vi si fanno sono assurdi, a volte esilaranti e senza senso. Ed ancora: le spedizioni al supermercato, in un orgia di acquisti di oggetti che poi si riveleranno inutili, o nei fast food, travolti da cibo-spazzatura, quasi un simbolo di una "vita-spazzatura"
In conclusione: un romanzo veramente riuscito, e, nonostante i 23 anni dall'uscita, interessante e coinvolgente; infine, ma non meno importante, di piacevolissima lettura.





10 apr 2008

19 aprile, giorno dei negozi di dischi

Articolo di Marinella Venegoni (La Stampa)

Un tenero articolo dell'amico Carlo Moretti su Repubblica, ha annunciato ieri che in America il 19 aprile sarà il giorno dei negozi di dischi: sì, quelli celebrati da Nick Hornby in "Alta Fedeltà", quelli che ti possono cambiare la vita, scriveva lui; quelli dove trovi una persona che sa tutto e ti indirizza miracolosamente proprio dove il tuo gusto ti porterebbe. Insomma, è nata una di quelle catene che solo gli americani sanno organizzare. Il 19, per il "Record Store Day", i piccoli rivenditori sopravvissuti alla grande distribuzione e a internet uniranno le forze agendo come una catena per difendere la loro ragione di esistere, distribuiranno gadget e scritte di difesa e di attacco: ci saranno pure concerti per difendere la causa. Nobilissima.Un elenco di artisti che hanno aderito, va dallo stesso Hornby a Paul McCartney, da Norah Jones ai Green Day, da Springsteen a Damon Albarn, Peter Gabriel etc etc etc.Anche in Italia hanno letto, e cominciano a svegliarsi. Mi è arrivato un torrenziale comunicato di Unimpresa che invita a unirsi alla causa, e chiede sgravi al prossimo governo.Ma una piccola domanda preme: dov'erano, tutti costoro, da Nick a Bruce eccetera, in tutti questi anni? Sono andati in vacanza sulla luna?E perché si svegliano solo ora a chiudere la stalla, visto che i buoi sono ormai fuggiti? C'è qualcuno che conosce ancora un piccolo negozio di dischi? Se li è mangiati la grande distribuzione, se li è mangiati internet soprattutto con la pirateria. Le poche catene multimediali che ci sono, evitano perfino di metterli in vetrina. Da poco ho sentito un conduttore in tv dire: "ma non parlare di dischi, che non esistono più". Tutta pubblicità, no?Sarà come cercare di resuscitare Lazzaro: nessuno vuol più pagare la musica registrata. Sarà curioso scoprire, prima o poi, perché è nata proprio ora questa iniziativa, che sarebbe lodevole se non fosse ormai patetica, come la lista di questi miliardari troppo occupati a comprar villazze e a stipulare deal milionari per vedere che cosa succede nel mondo della musica che li ha resi ricchi e famosi.


Link al sito ufficiale del Record Store Day




Canzone n. 13 "Friendly Ghost" - Eels

DANNY TORRANCE: Mamma...
WENDY TORRANCE: Sì?
DANNY: È vero che vuoi passare tutto l'inverno in quell'albergo?
WENDY: Sì, certo, Danny. Ci divertiremo, vedrai!
DANNY: Sì, forse sì. Comunque, tanto qui non ho nessuno con cui giocare.
WENDY: Sì, lo so. Ma, vedi, ci vuol sempre un po' di tempo per fare amicizia.
DANNY: Già, forse sì.
WENDY: E poi c'è Tony. Lui è contento di andare in quell'albergo.
TONY: Oh, no, per niente, Mrs. Torrance.
WENDY: Su, Tony, non parlerai sul serio!TONY: Sì, non ci voglio andare, Mrs. Torrance.
WENDY: C'è un motivo perché non vuoi?
TONY: Sì, che non voglio.
DANNY: Tony, tu credi che a papà glielo danno il lavoro?
TONY: Sì, glielo danno. L'ha preso. Adesso telefona per dirvelo.
WENDY: Chi è?
JACK: Ciao, come va?
WENDY: Ciao. Tutto bene, e tu?
JACK: Anch'io. Senti, ti chiamo dall'hotel, ho ancora un mucchio di cose da sbrigare. Non credo che ce la faccio, sai. Sarò a casa verso le nove o le dieci.
WENDY: Allora il lavoro l'hai preso?
JACK: Certo. È un posto bellissimo, a te e a Danny farà impazzire.
DANNY: Tony, perché non ci vuoi andare in quell'albergo?
TONY: Non lo so.
DANNY: Lo sai, invece. Avanti, Tony, dimmelo!
TONY: No, non voglio.
DANNY: Ti prego!
TONY: No.
DANNY: Avanti, Tony, dimmelo!
Gli Eels sono il gruppo di Mark Oliver Everett, conosciuto come E. La canzone che ho scelto per 31 canzoni, "Friendly Ghost", è tratta dal 5° album del gruppo "Souljacker". Souljacker: ladro d'anime, il titolo del disco si ispira ad un serial killer che negli anni novanta uccideva le persone per impadronirsi delle loro anime. Alla ricerca di un'identità, alla ricerca dell'altro e di sé stessi. L'album è leggermente schizofrenico per la varietà di atmosfere, la capacità di rimescolare la musica facendo perdere l'orizzonte della razionalità e della classificazione. Così tra le canzoni si alternano pezzi rock'n'roll, pezzi cosiddetti lo-fi sullo stile di Beck e ballate con melodie incantevoli che ti conquistano definitivamente dal primo ascolto. Tra le ballate vi è poi per me un gioiellino che è Friendly Ghost, che nella sua melodia, semplicità, suoni campionati, clarinetti sintetici è irresistibile. E' stata la canzone a scegliermi da subito, dal primo ascolto, e non mi ha mai più lasciato. Ascoltata un numero infinito di volte ed ogni volta sprigiona la sua magia e resta in parte sempre inafferrabile. Mi ammalia con la sua melodia, mi trasporta nel tempo, mi fa ricordare il mio amico invisibile, quando ero un bambino, quello con cui parlavo di nascosto quando ero solo e non sapevo cosa fare. Certo per fortuna non era il Tony di Danny in Shining, non aveva segreti, non annunciava un futuro pauroso e terribile, era una bellissima compagnia. Così ascoltando la canzone ci ripenso, mi ricordo e mi ritrovo a canticchiare con E "a friendly ghost is all i need", ancora oggi.



09 apr 2008

Luoghi di lavoro - La sede Google di Zurigo

Che cosa si può dire? Va bene, si sa, che google è famosa per studiare ed offrire luoghi di lavoro il più confortevoli possibile, ma questo loro quartier generale a Zurigo ha dell'incredibile. Vetture di tram come sale riunioni, design, cuscini a forma di fagiolini giganti, scivoli per scendere da un piano all'altro. Fantascienza!
E il vostro posto di lavoro in fabbrica, in ufficio, a scuola, in negozio è così?
31 canzoni