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26-nov-2008

Canzone n. 20 "Nebraska" - Bruce Springsteen


Nebraska è la canzone che apre l'omonimo album di Springsteen. Album duro, acustico registrato in solitudine dal boss: lui, MikeBatlan (un tecnico di fiducia) un registratore Tascam a 4 piste, una chitarra ed un'armonica.
Cinema, America, auto,paesaggi infiniti, vuoto, nastri d'asfalto.
32 secondi di silenzio rotto dalla metallicità, dallo stridore della solitudine di un'armonica a bocca che racconta e introduce una storia maledetta, 32 secondi prima che appaiano voce e chitarra.
Non è musica, sono immagini, è un film.
Una canzone, un flashback.
La prima strofa e la storia è già raccontata:

I saw her standin' on her front lawn just twirlin' her baton
Me and her went for a ride sir and ten innocent people died

From the town of Lincoln Nebraska with a sawed-off .410 on my lap
Through to the badlands of Wyoming I killed everything in my path

I can't say that I'm sorry for the things that we done
At least for a little while sir me and her we had us some fun

La vidi lì, sul prato davanti a casa mentre roteava quel suo bastone
Io e lei ce ne andammo a fare un giro, e dieci innocenti morirono.

Partiti dalla di Lincoln Nebraska, con un fucile 410 a canne mozze messo sulle ginocchia,
Attraversammo le Badlands del Wyoming per uccidere chiunque passasse sulla nostra strada

Non voglio discolparmi per ciò che ho fatto
Perchè almeno per un poco io e lei ci siamo divertiti.

La storia è presa dall'amato cinema, dal bel film di Terrence Malick del 1973 “Badlands” in italiano “La rabbia giovane”, che a sua volta si è ispirato alla storia vera dell'assassino Charlie Starkweather.

Le canzoni di Springsteen spesso sono cinematografiche, prendono spunto dal cinema per raccontare la vita di antieroi quotidiani, che vivono in bilico tra l'anonimato, il bene ed il male, con la speranza di un sogno americano che sempre più si allontana, diventa irreale, e poi solo mito sorpassato dagli eventi dalla storia, sempre più lontano sempre più irraggiungibile.

Antieroi raccontati in film, libri, canzoni.

Una visione realistica della vita e delle odissee personali.

Quella che emerge dall'album Nebraska è un'umanità sconfitta, trascinata dagli eventi.
Vi è molta rassegnazione in questo lavoro.
Lo sguardo sulla realtà è duro senza filtri, senza indulgenze eppure non si emette mai un giudizio, è uno sguardo che ricorda il naturalismo di Zola ma anche la grande narrativa americana del 900 soprattutto Steinbeck.
Steinbeck però ha in sé il germe ottimista del riscatto, infatti i toni di The Ghost of Tom Joad saranno differenti, più di denuncia, di rabbia, di riscatto degli oppressi.
Qui no. Il protagonista della canzone è un uomo sconfitto su tutto il fronte.

Neppure la forza del pentimento, solo una scintilla di umanità:
Sheriff when the man pulls that switch sir and snaps my poor neck back
You make sure my pretty baby is sittin' right there on my lap

Sceriffo la prego, quando verrà girato l'interruttore e la mia povera testa penderà all'indietro
Faccia che la mia bambina possa sedersi sulle mie ginocchia.

Nessuna risposta, nessun perchè a quegli omicidi a quelle vite spezzate è la durissima conclusione della canzone:
They declared me unfit to live said into that great void my soul'd be hurled
They wanted to know why I did what I did
Well sir I guess there's just a meanness in this world

Mi hanno dichiarato immeritevole di vivere, hanno stabilito che la mia anima finirà in quell'enorme vuoto
Chiedono perchè ho fatto quello che ho fatto
Be', Signore, credo ci sia tanta malvagità in questo mondo.




18-lug-2008

Canzone n. 19 "La Donna Cannone" - Francesco De Gregori


Ci son canzoni che ....ci sono canzoni che sono la macchina del tempo.
Ci sono canzoni che sono un gioco di specchi infinito.
Ci sono canzoni che sono dei lampi in una sera d'agosto.
Ci sono canzoni che sono il colore di un campo di grano.
Ci sono canzoni che sono papaveri rossi.
Ci sono canzoni che hanno il gusto di pane e marmellata della merenda di bambini.
Ci sono canzoni che non ricordi quando le hai ascoltate.
Ci sono canzoni che ne hai fatto una malattia.
Ci sono canzoni che sono il viso di una donna.
Ci sono canzoni che sono i visi dei tuoi amici andati.
Ci sono canzoni che sono la luce del sole dei tuoi cinque anni che sai che non tornerà più.
Ci sono canzoni che ti commuovi.
Ci sono canzoni che sono una frase sospesa.
Ci sono canzoni che sono una bambina con un fiore in bocca.
Ci sono canzoni che sono il sorriso del tuo primo amore.
Ci sono canzoni che sono il racconto di tuo nonno.
Ci sono canzoni che il gusto di un sabato pomeriggio passato con l'amico del cuore.
Ci sono canzoni che sono il banco di scuola.
Ci sono canzoni che sono una gioia.
Ci sono canzoni che sono luce pura.
Ci sono canzoni che sono malinconia.
Ci sono canzoni maledette.
Ci sono canzoni che sono il giorno di dolore che una ha.
Ci sono canzoni puttane.
Ci sono canzoni che rimarranno sempre amiche.
Ci sono canzoni che... ci sono canzoni che verranno con te quando te ne andrai.



17-giu-2008

Canzone n. 18 "Sea Song" - Robert Wyatt


Canzone n. 18 "Sea Song" Robert Wyatt album "Rock Bottom" anno 1974.
Robert Wyatt batterista cantante leader e fondatore dei Soft machine, storico gruppo del jazz-rock-progressive inglese, abbandona la sua innovativa creatura dopo appena 3 album. Pubblica un album solista "The end of an ear" considerato dalla critica un capolavoro del progressive e poi fonda un altro gruppo i "Matching mole" (gioco di parole sulla traduzione in francese di soft machine "molle machine"). Nel 1973 durante un party molto movimentato precipita dal 3° piano di un appartamento, sopravvive, ma riporta una paralisi permanente agli arti inferiori.
Questo incidente lo segnerà nella vita e nel prosieguo della sua carriera di musicista.
Da questo momento lascerà ovviamente la batteria di cui era considerato un maestro, per dedicarsi al canto ed alla composizione. I suoi strumenti d'elezione diventeranno la voce e le tastiere.
Nel 1974 pubblica un album che si intitola "Rock bottom", un manifesto della rinascita, dell'uscita dalla malattia, metaforicamente anche dalla menomazione, un ripensamento e riposizionamento artistico ed esistenziale.
Questo disco rappresenta e richiede anche all'ascoltatore un cambio di prospettiva radicale. Lo esige e lo merita.
Ho cominciato a scrivere volendo parlare di una canzone "Sea song" e mi rendo che è arduo perchè, facendo parte di un concept album ambizioso e difficile, è come prendere una frase di un grande scrittore e decontestualizzarla dal suo contesto.
Sea song è la canzone che apre il disco. E' strana, ha una melodia sghemba, che all'inizio, ai primi ascolti, ricordo che non riuscii a cogliere nella sua profonda bellezza.
Ci vuole umiltà per capirla ed apprezzarla, bisogna un po' abbandonare i propri schemi, rimettersi in discussione. Wyatt usa la metafora del mare, dell'acqua, per raccontare il suo viaggio esistenziale alla ricerca delle radici sue, della musica, e della vita.
Già l'acqua dalla quale nasciamo individualmente nel ventre materno, nasciamo come specie, come vita sulla terra. Questo album, e la canzone che ne prendo a simbolo in 31 canzoni, è il racconto di tutto questo. L'acqua come luogo dove i movimenti ed i suoni sono diversi da quelli della terra ferma, l'acqua come luogo dove cercare il significato vero, ultimo delle cose superando per sempre la gabbia-dialettica significato-significante.
Morte e resurrezione, capire che l'importante è essere ciò che si è realmente e non ciò che ci è permesso d'essere. Recuperare la propria poliedricità, siamo umani e siamo composti da livelli multipli eppure spesso, se non quando ci troviamo davanti alla menomazione, alla malattia, sembra che ci accontentiamo di vivere come uomini ad una dimensione. Wyatt declina la propria disavventura umana, la sua realtà di invalido, rapportandola alla vita di tutti, la sua uscita dal tunnel diventa traccia per tutti di crescita esistenziale. Parallelamente spoglia la musica dai conformismi, dalle convenzioni dagli abbellimenti che spesso sono solo vuoto formalismo e va a recuperare le coordinate essenziali della melodia, la semplicità dello strumento voce; gli stessi testi vengono progressivamente destrutturati, le parole perdono il loro significante per recuperare il significato primigenio del suono, senza tempo, senza spazio, senza barriere linguistiche.
ciao.

25-mag-2008

Canzone n. 17 "Autogrill" - Francesco Guccini


Canzone n. 17 "AUTOGRILL" Francesco Guccini dall'album omonimo. Con Guccini è come con De Andrè, quasi impossibile scegliere una canzone. In realtà la scelta l'ho fatta escludendone in sequenza almeno una decina e questo solo perché già mi ero dato una regola e avevo selezionato. Autogrill anch'essa è alla fine frutto della casualità!?
Sull'autore non mi viene niente di acuto da dire, temo suonerebbe comunque retorico.
Debbo riconoscenza a Guccini che attraverso le sue canzoni ha contribuito a formarmi culturalmente. Se amo leggere, se amo la letteratura, lo debbo, tra gli altri, a lui.
La canzone è un piccolo capolavoro intimista.
Potrebbe essere la traccia per un romanzo, per la sceneggiatura di un film, la descrizione di una sensazione di smarrimento, di nostalgia. E' il racconto di uno di quei momenti che capitano nella vita: si incontra uno sconosciuto, una sconosciuta che si sa non si rivedrà più e, però, si intuisce empaticamente che proprio lì, in quel momento, quella persona si sente sola e che se le si rivolgesse la parola aprirebbe il suo cuore, che sarebbe bello darsi un'altra occasione, cancellare i propri fallimenti, le miserie che tutti abbiamo dentro.
Un mondo nuovo davanti....per un attimo... ancora una possibilità; un altro universo da esplorare e dal quale essere esplorati, conquistati, una nuova verginità, perchè siamo tutti profondamente soli:

"Senti, senti io ti vorrei parlare...Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.".

Quanta verità e nostalgia in questi versi. Quanto gioia, dolore, storia si trovano nelle persone che incrociamo per strada, nei vicini che ci limitiamo a salutare tutti i giorni, nelle persone che ci sono amiche, che amiamo ma di cui tante cose non sappiamo né sapremo mai. Storie e vite che ignoreremo sempre, affinità sfiorate e non colte per strada, persone bellissime che non scopriremo mai. Ecco di tutto questo parla la canzone, e lo fa bene, con la sensibilità, la profondità e la lievità tipiche di un grande poeta, che entra nell'animo umano e in poche righe ne coglie l'essenzialità.





22-apr-2008

Canzone n. 16 "Baba O' Riley" - The Who


Baba O' Riley dall'album "Who's next" degli Who anno 1971.
Il titolo è il tributo, ottenuto per fusione dei nomi, al santone indiano Meher Baba ed al musicista Terry Riley. L'inizio di straordinaria modernità ed avanguardia per la musica rock, prende forma attraverso una introduzione minimalista (tributo al compositore Terry Riley) al sintetizzatore ARP. E' la prima volta nella storia della musica rock che il suono di un sintetizzatore funge da struttura portante di un canzone. Siamo nel 1971 e a quel tempo già si usavano i primi "protosintetizzatori", si pensi banalmente ai Pink Floyd, ad Emerson Lake and Palmer ed a molti altri. Il fatto interessante è che però i sintetizzatori erano, sino a quel momento, sempre stati usati come strumenti per arricchire gli arrangiamenti o per la ricerca di nuovi suoni, mai per costruire lo scheletro di un pezzo rock.
Ci ha pensato Townsend presentandosi in studio di registrazione con un demo di nove minuti suonato esclusivamente con l'ARP: lui e la band ci hanno poi lavorato per regalarci un classico senza tempo.
Il pezzo comincia con un giro di note che si ripetono ossessivamente con un ritmo circolare tipico della musica minimalista, poi entrano una tastiera e l'incredibile batteria di Keith Moon, la voce di Roger e poi le chitarre elettriche.
La canzone procede e verso la chiusura vi è uno splendido assolo (in crescendo sino alla chiusura) di violino dai toni orientaleggianti, una specie di antipazione - contaminazione etnica. Una grande idea, l'aneddotica vuole sia stata di Keith Moon, al posto dell'assolo di chitarra elettrica un violino rock (quasi una contraddizione in termini).
Un'ultima cosa, a parte rimarcare il genio musicale di Pete Townsend e la sua importanza come compositore per tutta la musica rock, volevo dire due parole su Keith Moon.
Durante l'assolo di violino provate a sentire, quando lo affianca e supporta, cosa fa la batteria. Keith era un batterista di inventiva impagabile. Velocissimo, supertecnico e sempre - sempre super musicale. Ha un modo assolutamente originale di suonare. Tiene classicamente il ritmo in linea con il basso, ma negli spazi vuoti del ritmo riesce ad insinuarsi e suonare su un'altra linea melodica, trasformando la batteria in uno strumento solista.
Incredibile.
Io credo che forse nessun altro batterista nella storia della musica rock sia riuscito a ritagliare al suo strumento un simile spazio ed originalità.
L'unico che parzialmente gli può essere avvicinato per tecnica inventiva e ruolo che riesce a far assumere ai suoi tamburi è, a ricordo mio, Stewart Copeland dei Police.
Ancora una cosa: se il mio blog non fosse 31 canzoni bensì le 5 canzoni rock di tutti i tempi (non necessariamente quelle che più piacciono a noi) Baba O' Riley ci sarebbe.




15-apr-2008

Canzone n. 15 "Supper's Ready" - Genesis


"Supper's ready" dall'abum Foxtrot dei Genesis anno 1972. Tutto è bello in questo capolavoro dei Genesis. L'incredibile copertina surreale, barocca, simbolista. Quanto tempo passato a guardarla. La misteriosa "FoxyLady" sul lastrone di ghiaccio. I cacciatori, quello con il naso da Pinocchio, quello che si asciuga le lacrime, quello con la faccia da scimmia ed un orecchio alla "spock" quello con la faccia verde. Il ciclista che si sta avvicinando a gran velocità, i sette membri del ku-klux-klan in processione con la croce, la balena (di pinocchio?) il sottomarino (ventimila leghe sotto i mari?). Non lo so, ci ho sognato su questa come su mille altre copertine, fantasticato, cercato di trovare simboli, significati, faceva parte del gioco. In questo momento sto confrontando la copertina del cd e quella dell'album, mancano metà dei personaggi che ho elencato prima, si vedono giusto la "foxylady" e tre dei cacciatori, pochino per poter ancora viaggiare con la fantasia.
"Supper's ready" occupa, con "Horizons" tutta la facciata B dell'album ed è lunga 23 minuti; minutaggi d'altri tempi, dei tempi eroici del progressive-rock. Una suite, una miniera di idee, quanto ad invenzioni ci si potrebbero ricavare parecchi album. Ma quelli erano per i Genesis tempi di incontrollabile creatività, bisogno artistico di esprimersi incontenibile. Qui la forma canzone per Gabriel già non è più sufficiente, ha bisogno di spazio di esprimersi artisticamente su più livelli contemporaneamente, il livello musicale, letterario, teatrale: i suoi famosi travestimenti vera sceneggiatura dei testi delle canzoni, invenzioni continue tese all'arte totale. Tempi di grande speranze ed illusioni per la musica rock, stava diventando grande ed aveva bisogno di affermarlo, aveva sete di riconoscimenti. Li ha avuti.La suite è divisa in sette movimenti (di solito si parla di movimenti nella musica classica...forse vorrà dire qualcosa pure questo) senza soluzioni di continuità, non ci sono spazi "bianchi" tra un movimento e l'altro."Walking across the sitting room..." così comincia il primo movimento: "Lover's Leap". La voce di Gabriel, bellissima, molto espressiva, sostenuta da un arpeggio leggerissimo di chitarra, interpreta ogni sfumatura, ogni piega del testo, prende letteralmente per mano l'ascoltatore e lo accompagna in "Lover's Leap" e poi per tutta la canzone non abbandonandolo mai, esattamente come la voce di un adulto che legge una fiaba ad un bambino, affascinante!"I know a farmer who looks after the farm" e si passa dalla voce sostenuta solo dall'arpeggio di chitarra a tutti gli altri strumenti in particolare il fantastico mellotron di Banks e la qui splendida batteria di Collins, con quel suono di pelli tese pieno che fosse una pietanza riempirebbe rotonda tutto il palato. Da qui in avanti i cambi fantasmagorici di tempi ed atmosfere non si contano. Un crescendo di virtuosismi strumentali e vocali. Il suono delle tastiere detta i tempi, sostenuto dalla batteria sempre perfetta.I giochi di parole di Gabriel diventano arte trascendendo i testi:

If you go down to Willow Farm,
to look for butterflies, flutterbyes,
gutterfliesOpen your eyes,
it's full of surprise,
everyone lies,
like the focks on the rocks,
and the musical box.

Ed ancora
There's Winston Churchill dressed in drag,
He used to be a British flag,
plastic bag, what a drag.
The frog was a prince,
the prince was a brick,
the brickWas an egg,
and the egg was a bird

Ci sono poi punti nella suite che trovo inarrivabili per inventività e bellezza della musica. Siamo circa a metà del 5° movimento, "Willow farm", c'è un cambio di tempo che è anche cambio di canzone, di tutto, di prospettiva: uno stop, un colpo di fischietto, una porta d'automobile?! (yellow submarine?) che si chiude una voce fuori campo dice ok! la voce di Gabriel e quella di Collins!? che dialogano (Collins in falsetto!).Un flauto dolce introduce "Apocalypse in 9/8", un crescendo strumentale, Gabriel che incalza raccontando lo scontro finale con il Drago che esce dal mare e le fiamme che scendono dal cielo, un intermezzo in cui c'è un assolo splendido e molto progressivo di Banks con la batteria di Collins che lo sostiene e che gli dà continui spunti: sono senza parole. Gabriel riprende urlando "666 is no longer alone".Finalmente, come in ouverture 1812 di Tchaikovsky a celebrare la vittoria su Napoleone, le campane introducono l'ultimo movimento.
Lord Of Lords,King of Kings,
Has returned to lead his children home,
To take them to the new Jerusalem.





12-apr-2008

Canzone n. 14 "Biko" - Peter Gabriel

Peter Gabriel dà l'addio ai Genesis lasciando loro in eredità uno stupendo capolavoro incompiuto "The lamb lies down on Broadway". Nel 1977 pubblica il suo primo disco solista Peter Gabriel 1 cui seguirà il 2 ed infine nel 1980 Peter Gabriel 3 che contiene la canzone che ho scelto per 31 canzoni e cioè Biko. I primi due album della carriera solista di Gabriel, pur contenendo al loro interno grandi canzoni sparse un po' qui e un po' là, sono da considerarsi come momenti di passaggio e di ricerca di qualcosa di nuovo.
Peter apre gli anni ottanta con il suo terzo album influenzando la musica rock e la musica etnica per i vent'anni a venire. Nel disco ci sono parecchie canzoni memorabili, tra queste un hit che ebbe risonanza mondiale: "Games without frontiers" che parla con disillusione ed ironia delle guerre che si stavano combattendo e preparando tutto in giro per il mondo. C'è poi Biko. Stephen Biko era un avvocato ed un attivista dei diritti civili in sud Africa ai tempi dell'apartheid. Fu arrestato e morì per le percosse ricevute dalla polizia. La canzone in breve tempo è diventata un inno anti razzista ed una canzone di protesta tra le più conosciute al mondo.
Il suo testo è scarno ed essenziale, esemplare per scrittura ed efficacia poetica, la prima strofa racconta con normalità agghiacciante la morte di Biko:

September '77
Port Elizabeth weather fine
It was business as usual
In police room 619
Oh Biko, Biko, because Biko
Oh Biko, Biko, because Biko
Yihla Moja, Yihla Moja [*]
-The man is dead

E' una sentenza senza appello al regime sudafricano, una condanna definitiva ed è molto commovente la chiusa della canzone:

You can blow out a candle
But you can't blow out a fire
...........................................
...........................................
...........................................

And the eyes of the world are
watching now
watching now.

Ormai per l'apartheid non c'è più speranza. E' finita, è solo questione di tempo e di martiri ma la guerra di liberazione è vinta. Anche grazie ad una canzone rock ed alle persone che ascoltandola si sono sensibilizzate ed hanno puntato la loro attenzione al regime di Johannesburg ed al suo feroce apartheid.
Le parole, bellissime, della canzone sono cantate su una base ritmica di percussioni tradizionali ed introdotte da un coro funebre sudafricano. Gabriel usa percussioni etniche unitamente a percussioni elettroniche, una chitarra rilascia un ritmico riff glaciale.
Questa canzone, importantissima ovviamente per le sue implicazioni di impegno civile, apparirà negli anni seguire anche come il primo mattone che porterà alla fondazione della etichetta "Real world" della cui importanza musicale e culturale è inutile parlare.

[*] "Yihla Moja, Yihla Moja" proviene dal ritornello dell'inno dell'African National Congress (attualmente divenuto l'inno nazionale sudafricano). Le parole significano "Discendi Spirito Santo, Discendi Spirito Santo".





10-apr-2008

Canzone n. 13 "Friendly Ghost" - Eels

DANNY TORRANCE: Mamma...
WENDY TORRANCE: Sì?
DANNY: È vero che vuoi passare tutto l'inverno in quell'albergo?
WENDY: Sì, certo, Danny. Ci divertiremo, vedrai!
DANNY: Sì, forse sì. Comunque, tanto qui non ho nessuno con cui giocare.
WENDY: Sì, lo so. Ma, vedi, ci vuol sempre un po' di tempo per fare amicizia.
DANNY: Già, forse sì.
WENDY: E poi c'è Tony. Lui è contento di andare in quell'albergo.
TONY: Oh, no, per niente, Mrs. Torrance.
WENDY: Su, Tony, non parlerai sul serio!TONY: Sì, non ci voglio andare, Mrs. Torrance.
WENDY: C'è un motivo perché non vuoi?
TONY: Sì, che non voglio.
DANNY: Tony, tu credi che a papà glielo danno il lavoro?
TONY: Sì, glielo danno. L'ha preso. Adesso telefona per dirvelo.
WENDY: Chi è?
JACK: Ciao, come va?
WENDY: Ciao. Tutto bene, e tu?
JACK: Anch'io. Senti, ti chiamo dall'hotel, ho ancora un mucchio di cose da sbrigare. Non credo che ce la faccio, sai. Sarò a casa verso le nove o le dieci.
WENDY: Allora il lavoro l'hai preso?
JACK: Certo. È un posto bellissimo, a te e a Danny farà impazzire.
DANNY: Tony, perché non ci vuoi andare in quell'albergo?
TONY: Non lo so.
DANNY: Lo sai, invece. Avanti, Tony, dimmelo!
TONY: No, non voglio.
DANNY: Ti prego!
TONY: No.
DANNY: Avanti, Tony, dimmelo!
Gli Eels sono il gruppo di Mark Oliver Everett, conosciuto come E. La canzone che ho scelto per 31 canzoni, "Friendly Ghost", è tratta dal 5° album del gruppo "Souljacker". Souljacker: ladro d'anime, il titolo del disco si ispira ad un serial killer che negli anni novanta uccideva le persone per impadronirsi delle loro anime. Alla ricerca di un'identità, alla ricerca dell'altro e di sé stessi. L'album è leggermente schizofrenico per la varietà di atmosfere, la capacità di rimescolare la musica facendo perdere l'orizzonte della razionalità e della classificazione. Così tra le canzoni si alternano pezzi rock'n'roll, pezzi cosiddetti lo-fi sullo stile di Beck e ballate con melodie incantevoli che ti conquistano definitivamente dal primo ascolto. Tra le ballate vi è poi per me un gioiellino che è Friendly Ghost, che nella sua melodia, semplicità, suoni campionati, clarinetti sintetici è irresistibile. E' stata la canzone a scegliermi da subito, dal primo ascolto, e non mi ha mai più lasciato. Ascoltata un numero infinito di volte ed ogni volta sprigiona la sua magia e resta in parte sempre inafferrabile. Mi ammalia con la sua melodia, mi trasporta nel tempo, mi fa ricordare il mio amico invisibile, quando ero un bambino, quello con cui parlavo di nascosto quando ero solo e non sapevo cosa fare. Certo per fortuna non era il Tony di Danny in Shining, non aveva segreti, non annunciava un futuro pauroso e terribile, era una bellissima compagnia. Così ascoltando la canzone ci ripenso, mi ricordo e mi ritrovo a canticchiare con E "a friendly ghost is all i need", ancora oggi.



1-apr-2008

Canzone n. 12 "Thunder road" - Bruce Springsteen


Born to run è l'album di Springsteen che segna il passaggio dallo status di rocker famoso solo nel New Jersey, per i suoi interminabili e super energetici concerti, a stella del firmamento internazionale della musica. I primi due album "Greetings from Asbury Park NJ" e "The Wild the Innocent & the E street shuffle" non ebbero il successo che la casa discografica si attendeva. Springsteen si trovava di fronte al bivio, da una parte una onesta carriera, probabilmente a declinare lentamente, in ambito locale, e dall'altra parte l'ultima occasione per diventare il Boss. Si sa com'è andata.Il disco si apre con "Thunder road". Comincia con le note stridenti dell'armonica a bocca e di un pianoforte. La canzone secondo me è struggente. Ha una particolarità: è posizionata in apertura di disco quando dovrebbe essere posta in chiusura. Armonica….pianoforte …la voce di Springsteen… "The screen door slams.....Roy Orbison's singing for the lonely", sottintendono che qualcosa sia già successo. Molti dicono che la canzone sia trascinante e colgono tutt'altro che il senso di nostalgia, che ravviso io. Allora per controprova provate ad ascoltarne la versione che si trova, oltre che in decine di bootleg, su "Live 1975-1985".:è' completamente diversa. Credo che si possa spiegare questa differenza di sensazioni che si provano circa la medesima canzone, facendo alcune considerazioni. Una prima è legata all'arrangiamento della stessa. Su "Born to run" , la canzone nasce, in fase di composizione, al pianoforte, gli arrangiamenti sono ricchi, forse troppo, e ne accentuano il tono epico, della partenza verso un futuro di successo, solo l'armonica ne caratterizza un aspetto che al tempo era senz'altro presente all'autore, quello del lasciare il mondo che lo ha visto crescere. Nell'arrangiamento molto più scarno e semplice proposto in "Live 1975-1985" invece mette l'accento sul passato, su qualcosa di irripetibile, sulla sua formazione, su un mondo che non c'è più, tutto ciò che è qui esplicito era già implicito nell'originale. Springsteen stava partendo, si stava trasformando, la sua sensibilità, il suo mondo poetico era cambiato, maturato. Qui il boss parla di sé e di tutti noi che cresciamo, che lasciamo le stanze, le strade della nostra infanzia, della nostra giovinezza, i nostri ricordi e gli oggetti che li ospitano. Qui non siamo più ad Asbury park, potrebbe essere qualunque luogo dell'america o del mondo.
I personaggi che Springsteen ci propone diventano universali, come avviene nella grande letteratura, trascendono il tempo e lo spazio e noi ci possiamo riconoscere in loro ora come trent'anni fa o fra trent'anni.L'autore diventa adulto, così come i suoi testi, la sua musica; ancora una citazione del boss:"Quando la vetrata sbatte in Thunder Road non ci troviamo più necessariamente lungo la costa del New Jersey. Potremmo essere ovunque in America. Così iniziarono a prendere forma i personaggi, di cui avrei delineato le vite nei decenni successivi. Quello fu l'album in cui superai le mie concezioni adolescenziali dell'amore e della libertà."Infine c'è una particolarità del modo di scrivere canzoni di Springsteen, che si trova già in Thunder road e per estensione nell'album Born to run. Si tratta di questo: in alcune canzoni, l'ho notato soprattutto in quelle di maggior successo, la scrittura della musica e dei testi sembrano andare in contraddizione, su due vie divergenti. Così l'arrangiamento fin troppo ricco di Thunder road evoca un incedere grandioso, di speranze e sempre nuovi orizzonti, mentre il testo è permeato di dolore e nostalgia i versi finali della canzone dicono:
"It's a town full of losers,And i'm pulling out of here to win"
"E' una città di perdenti,e io me ne sto andando per vincere"
Questi versi dicono molte cose, dicono che si allontana dalla sua città, dai suoi affetti, costretto a cercare una rivincita e il successo altrove, è anche lui, e ne è consapevole, tra i perdenti e l'unica reazione possibile è la partenza.
Anni dopo, nella sua canzone di maggior successo "Born in the U.S.A.", accanto ad un testo durissimo, che è un pugno nello stomaco al modo di vivere americano e alle condizioni di vita dei poveri in america (ne riporto a titolo esemplificativo solo i primi due versi):
"Born down in a dead man's townThe first kick was when i hit the ground"
"Nato in una città di mortiIl primo calcio l'ho preso quando ho toccato terra"
si affianca una musica che al contrario sembra un inno all'"american way of life", tanto che la canzone fu pesantemente strumentalizzata da Reagan negli anni '80, e solo relativamente di recente Springsteen l'ha riconfezionata con un arrangiamneto acustico che ha tolto tutti i dubbi interpretativi circa il reale significato da attribuirle.Tutta la carriera di Springsteen a cominciare dalla metà degli anni settanta e ad arrivare alla maturità degli anni 90 sembra venata da questa schizofrenia testo-musica, quasi avesse bisogno di suonare dal vivo per molto tempo le sue canzoni perché queste si stabilizzino su un'interpretazione definitiva, vengano sviluppate dal loro nucleo originale.
31 canzoni




27-mar-2008

Canzone n. 11 "Una storia sbagliata" - Fabrizio De Andrè

Fabrizio De Andrè: è il più grande anche là dove gli altri che si amano si chiamano Guccini, De Gregori, ecc.Ho pensato a lungo che canzone scegliere, un compito difficile in genere e ancor di più quando si ha a che fare con un autore che non ha mai scritto una canzone banale, che non ha mai scritto una riga che fosse un riempitivo. Alla fine ne ho scelto una che è tra le meno conosciute: "UNA STORIA SBAGLIATA". Questa canzone non è mai stata pubblicata su alcun album, è possibile reperirla solo nel cofanetto "Fabrizio De Andrè" che dovrebbe contenere l'opera omnia (purtroppo anche lì ci sono state delle dimenticanze).Uscì nel 1980 su 45 giri, il lato b era un'altra canzone inedita di De Andrè che si intitolava "Titti" (se qualcuno di voi ce l'ha si faccia vivo).La canzone parla dell'assassinio di Pier Paolo Pasolini. Ora De Andrè è il mio cantante italiano preferito e Pasolini il mio scrittore italiano del dopoguerra preferito, ragion per cui, per una volta, vorrei non parlare direttamente della canzone né del barbaro assassinio del grande scrittore, dell'ipocrisia e del qualunquismo che avvolgono quel tragico fatto, ma vorrei che a parlarne fosse lo stesso De Andrè.

È una canzone su commissione, forse l'unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta da Franco Biancacci, a quel tempo a Rai Due, come sigla di due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e di Wilma Montesi. In quel tempo, se non ricordo male, stavo cominciando a scrivere con Massimo Bubola l'ellepì che fu fu chiamato L'indiano (quello per intenderci che ha come copertina quel quadro di Remington che rappresenta un indiano a cavallo). E così gli ho chiesto di collaborare anche a questo lavoro. Ricordo che decidemmo tout-court di fare la canzone su Pasolini, e non tanto perché non ci importasse niente della morte della povera Montesi, ma per il fatto che a noi che scrivevamo canzoni, come credo d'altra parte a tutti coloro che si sentivano in qualche misura legati al mondo della letteratura e dello spettacolo, la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto. Nella canzone comunque esiste una traccia di questa ambivalenza, cioè del fatto che ci si riferisce a due decessi e non ad uno solo. E lo si capisce nell'inciso quando canto: "Cos'altro vi serve da queste vita / ora che il cielo al centro le ha colpite". Come nasce una canzone? Direi che buona parte del senso e del valore della canzone sta prima di tutto nel suo titolo, cioè Una storia sbagliata, vale a dire una storia che non sarebbe dovuta accadere. Nel senso che in un clima di normale civiltà una storia del genere non dovrebbe succedere. E poi mi pare ci siano altri due versi che a mio parere spiegano meglio di altri il senso della canzone: "Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale". Laddove per "normale" si deve intendere mediocre e poco civilizzato e per "speciale" normalmente, civilmente abituato a convivere con la cosiddetta diversità. Mi spiego meglio: per una persona matura e civile direi che è assolutamente normale che un omosessuale faccia la corte ad un suo simile dello stesso sesso. E assolutamente normale anche che se ne innamori. Dovrebbe esserlo anche per il corteggiato eterosessuale che mille modi ha di difendersi senza ricorrere alla violenza. Purtroppo la cultura maschilista e intollerante di un passato ancora troppo recente, ed allora ancora più recente di quanto non lo sia adesso, e che definirei un passato ancora recidivo, ha fatto credere alla maggioranza che il termine normalità debba coincidere necessariamente con il termine intolleranza. Ecco, un altro aspetto tragico che abbiamo voluto sottolineare nella canzone per la morte di Pasolini è quello legato ad una moda purtroppo ancora adesso corrente, e che si ricollega anche lei al clima di ignoranza e di caccia al diverso. E cioè il fatto che della morte di un grande uomo di pensiero sia stata fatta praticamente carne di porco da sbattere sul banco di macelleria dei settimanali spazzatura e non solo di quelli. Il verso "È una storia per parrucchieri" vuol dire che è una storia che purtroppo la si leggeva allora e ogni tanto la si legge ancora oggi sulle riviste equivoche mentre si aspetta di farsi fare la barba oppure la permanente. Questo è un po' in generale il senso della canzone. [In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, pp. 61-63]










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19-mar-2008

Canzone n. 10 "Born to run" - Bruce Springsteen

Canzone "Born to run" dall'omonimo album di Bruce Springsteen, anno 1975.Milano 28 giugno 2003, stadio S. Siro, il concerto è al culmine, piove ininterrottamente da un paio d'ore, siamo tutti bagnati: "One two three four! One two three four!!!" e la band attacca Born to run.
Rullata di batteria, chitarre:

"In the day we sweat it out in the streets of a runaway american dream"

La band suona forte e veloce il ritmo del rock'n'roll, per un secondo mi viene in mente il titolo di una famosa canzone dei Rolling Stones "It's only rock'n'roll (but i like it!!!)".Saltiamo per la musica e perché c'è freddo dall'inizio del concerto, ma qui è come cambiare marcia quando, dopo averla abbassata, si riaccelera velocemente per compiere un sorpasso, non c'è molto spazio, un piacevole brivido corre lungo la schiena e alla bocca dello stomaco.Una netta accelerazione, un cambio di tempo, un'altra dimensione. Adrenalina sul palco e tra il pubblico, aumenta il battito cardiaco.E poi bellissimo la musica assume un significato primitivo. Al ritornello centomila mani protese in alto, tremolanti con le dita belle aperte. Non guardo più il palco non ascolto più la musica perché come gli altri ne sono parte integrante.Purtroppo finito il concerto, spente le luci, il clima magico finisce ma rimangono ricordi indelebili.La canzone parla di una fuga, della fine di un sogno di un "runaway american dream" di un effimero sogno americano. (anche della sua retorica) di un cambio esistenziale."Born to run" per scappare da una vita senza speranza, nati per correre, per andarsene. Non c'è speranza non ci sono più le mani tremolanti protese al cielo che riempiono di gioia ingenua.Il sogno americano resta invece nella musica esaltante della canzone: lì c'è ancora il mito del west, la forza del rock'n'roll nato 20 anni prima come musica da ballo dei giovani e poi cresciuto nella forma canzone e nei testi.Il testo si presta a letture multiple. Al suo interno vi è la fuga giovanile dal mondo degli adulti, vi sono elementi biografici dell'autore, vi è il cantare quasi epico della vita di Asbury Park che diventa simbolo della provincia americana, dei suoi giovani e delle loro speranze che si arenano in inutili cliches, in vicoli ciechi.Infine vi è la consacrazione definitiva (non solo nella canzone, ma in tutto l'album) della stella di Bruce Springsteen che, come la sua musica, come i suoi testi, diventa adulto.

31 canzoni



15-mar-2008

Canzone n. 9 "Shine on you crazy diamond" - Pink Floyd

Anno 1975 album "Wish you were here" , canzone 1 lato 1: "Shine on you crazy diamond, pt. one". Per andare bene dovrei finire qui la recensione. Sarebbe un ottimo modo per togliersi dalle peste. E' molto difficile parlare di questa canzone. Non so da dove cominciare. Pensavo di parlare delle emozioni che mi suscita, che mi ha suscitato nel tempo. Ma come si fa'? Son quasi trent'anni che l'ascolto e le emozioni ad essa associate son quelle di trent'anni di vita. Ascoltandola ho vissuto gioia, tristezza, quotidianità. Interi pomeriggi, per settimane, mesi, anni, passati con questa colonna sonora ed in genere la musica dei Pink Floyd in una stanza a studiare, a fare i compiti "a casa". Ogni 20 minuti mi alzavo per cambiare il lato dell'album di turno. Come raccontare di emozioni, sensazioni che si snodano negli anni, si sono stratificate e sedimentate una sopra l'altra? Vorrei provare ad affrontare il racconto andando a pescare da questo archivio mentale delle immagini, quasi a caso. Un'immagine che mi viene: sera, il sole sta calando, si abbassano le luci, con naturalezza entrano i musicisti. Dapprima i musicisti della band, poi Wright e Mason. Wright attacca subito con l'introduzione di tastiere di "Shine on you crazy diamond", musica soffusa, atmosfera magica, impressionante potenza dell'impianto di amplificazione, le note basse fanno ballare lo stomaco. Entra David Gilmour, t-shirt bianca, imbraccia la fender stratocaster, se l'aggiusta, e la chitarra comincia a parlare. Senso di irrealtà. Penso non è possibile, ho sognato per anni mentre di notte li ascoltavo in cuffia, di poterli vedere dal vivo. Adesso sono qui, a venti metri da loro. Vedo il loro viso, le sue espressioni. Mi guardo attorno, persone felici e commosse, a molti scendono sulle guance lacrime di gioia. L'introduzione sfuma. Frazioni di silenzio. Quattro note di chitarra ripetute quattro volte e la batteria di Mason esplode in un crescendo incontenibile, tutto il gruppo suona fortissimo. Ancora la chitarra che domina cercando di articolare le parole. Uno spazio di luci è scoppiato con il crescendo della batteria e l'aprirsi della canzone che è uscita dal bozzolo dove era cresciuta. Questa è l'immagine che allora mi venne e che ancora mi accompagna, una farfalla che dispiega le ali e che vola: nella luce, nello spazio, senza confini. Il crescendo musicale, il volo della farfalla, le luci bellissime, sono un fiume di emozioni che mi investono ed io sono l'imbuto in cui cadono, che le rallenta, il mio corpo è d'impaccio vorrei uscirne come quella farfalla e volare. La musica continua e la voce dice:
"Remember when you were young, you shone like the sun. Shine on you crazy diamond".

12-mar-2008

Canzone n. 8 "Mistreated" - Deep Purple

Mistreated dei Deep Purple fu pubblicata sull'album Burn, in un momento particolare e difficile della loro storia: se ne erano appena andati Ian Gillan e Roger Glover. Blackmore li aveva sostituiti con David Coverdale alla voce e Glenn Hughes al basso e voce. Io qui parlo della versione dal vivo che si trova in "Made in Europe"che fu il primo 33 che comprai dei Purple; ero andato con l'intenzione di prendere "Made in Japan" ma, per il costo e perchè ne trovai solo una copia non proprio in buone condizioni - credo che avesse la costa della copertina schiacciata - me ne ritornai a casa con il ripiego. Non ero molto convinto, la canzone che mi aveva spinto all'acquisto era "Smoke on the Water" con quel celeberrimo riff di chitarra che per tanti aspetti era ed è sinonimo di rock. Quel riff si respirava ancora (fine anni 70) nell'aria, lo si canticchiava già da bambini alla scuola elementare, se ne simulava il suono ed il ritmo con la voce imitando i gesti e le pose dei grandi chitarristi rock, suonando un'immaginaria chitarra davanti allo specchio buono di casa. Inutile dire che in "Made in Europe" di "Smoke on the water" nemmeno l'ombra. Messo sul piatto il disco, il brano d'apertura è "Burn" dove ci sono assoli di chitarra, batteria e tastiere che sono da manuale di storia della musica. Il brano è splendido, lo è anche tutto il disco, ma c'è sempre stata una particolarità minore che me lo ha fatto amare: è quando la puntina esce dal rumore bianco, dal bordo va verso il primo brano "Burn", un breve preludio musicale, per un attimo il brusio del pubblico e Coverdale (o chi per lui, non ha importanza) che dice:"Rock 'n' roll!" e poi inizia il concerto. Beh quel "Rock 'n' roll!" è esaltante, non penso siano semplicemente tre parole ma un manifesto programmatico, uno stile di vita, un grande amore.
Bellissimo.
"Mistreated" è finalmente il secondo brano: il pezzo si apre con una breve introduzione di chitarra e subito il riff reiterato ed accompagnato da basso-batteria che lo sottolineano, pochi secondi ed arriva la voce di Coverdale. Una voce calda, profonda, nera da vero bluesman con la forza dell'hard rock. Sì perchè "Mistreated" è un gran blues, profondo e sofferto, sa di disperazione di sofferenza e di potenza. L'andamento del brano è altalenante, sembra quasi fermarsi in certi momenti per poi ripartire con nuovo vigore, la chitarra è magistrale, in realtà è un assolo quasi ininterrotto, ma la vera protagonista è la voce di Coverdale, che anche nei momenti in cui è lasciata da sola dagli strumenti, e forse lì ancora di più, dà il meglio di sè. Un timbro da nero che canta hard rock, da notti insonni e piene di fumo ed alcool, timbricamente perfetta. Ok , Coverdale mi è sempre piaciuto più di Gillan, però non è solo questione di gusti personali, David è un grande e in questo brano l'interpretazione è piena, convincente e inarrivabile. In effetti la questione non è chi sia meglio tra i due, è proprio che questa canzone è nata per lui. Ricordo che, quando per la prima volta ascoltai il disco ed il brano di cui sto parlando, fu amore istantaneo. Io non ero particolarmente appassionato di musica hard rock, anche nel tempo le mie conoscenze del genere sono sempre rimaste abbastanza limitate, però quella canzone da subito è stata particolare. Qualcosa inconsciamente era successo. Quel disco che comprai, quel ripiego, oltre a contenere delle perle inaspettate, aveva mistreated: il mio primo incontro con il blues, il mio primo passo verso la musica nera. All'inizio però fu solo un pezzo che aveva un fascino inspiegabile ed un'attrattiva irresistibile. "Rock 'n' roll!".


10-mar-2008

Canzone n. 7 "Time after time" - Cindy Lauper - Miles Davis - Cassandra Wilson

Le canzoni sono come le persone, cambiano nel tempo come cambiamo noi. A volte sono loro che ci scelgono a volte le scegliamo noi. A volte capita che non ci si sceglie proprio per niente e poi, a distanza di anni, ci si reincontra e finalmente ci si capisce, vengono superati i vecchi pregiudizi, si giunge a una nuova consapevolezza. In effetti queste cose solitamente capitano tra persone e non tra una persona e una cosa. Può essere semplicemente che la canzone sia rimasta la stessa ma che noi siamo cambiati e ciò che non piaceva ieri possa piacere oggi. Questo è vero. A volte è anche vero qualcosa di più singolare, penso sia esperienza comune, si viene scelti da una canzone. Però sembra più difficile che il tempo cambi sia noi sia la canzone. Questo succede però, non c'è bisogno di ipotizzare nulla di esoterico, basta che la canzone venga cambiata dall'interpretazione di un artista altro da quello che abbiamo sentito la prima volta, o che l'artista stesso sia cambiato nel tempo. L'intepretazione, si dice anche fare una cover, cantare una cover. Quindi basta cantare la canzone di un altro per fare una cover, per fornire un'interpretazione? Direi di no, nulla di più lontano. Per Cantare non è sufficiente avere voce, essere intonati, magari conoscere la musica, bisogna avere qualcosa di più: essere artisti, interpretare attraverso la propria sensibilità la propria personalità. Un cantante, un musicista, un vero interprete è come un pittore, non basta sapere imbrattare una tela o fare una copia perfetta dell'originale, bisogna sapere trascendere, rileggere attraverso la propria visione del mondo e delle cose ciò che si dipinge su una tela o la musica che si fa uscire da un pianoforte, da una chitarra elettrica, dalle proprie corde vocali. Ho fatto una lunga premessa per parlare di una canzone che quando uscì mi piacque, ma nulla più. Non comprai il disco, mi limitai ad ascoltarla con piacere alla radio ed a guardarne il video. Si tratta di "time after time" di Cindy Lauper. E' stata una canzone bella e fortunata, per il successo di pubblico e critica, già nella versione della sua autrice. Poi, come come accade a tanti pezzi di successo è stata interpretata da altri artisti con esiti più o meno lusinghieri. Prima di arrivare a parlare della versione da me scelta, volevo ricordare l'interpretazione che ne diede Miles Davis nell'album "You're under arrest", che a suo tempo fece anche gridare allo scandalo la seriosa critica jazz. Il divino Miles che si lascia andare a canzonette pop! nello stesso album fornì anche un'intepretazione strepitosa di "Human nature" di Michael Jackson. Il tempo, come al solito, diede ragione a lui che sapeva vedere svariati anni innanzi a tutti noi comuni mortali. Nell'intepretazione di Miles vi è qualcosa di unico e cioè il suo personale riconoscimento a Cindy Lauper, la sua tromba vola su registri acutissimi come la voce della cantante. Non accade a tutti. Veniamo finalmente a Cassandra Wilson che è l'inteprete della canzone da me scelta. Il pezzo è tratto da un "tribute" alla musica ed alle canzoni di Miles Davis. Credo di non dire niente di particolarmente acuto individuando, contestualmente, ancora una volta un tributo alla Lauper. Nel dubbio provate a guardare la vastità della produzione e del repertorio davisiano. L'album s'intitola "Traveling Miles" ed alla traccia 4 troviamo "Time after time". Wilson la interpreta in modo diametralmente opposto a Cindy Lauper ed anche a Miles Davis, privilegiando i tempi lenti ed evidenziando i colori tenui, modulando i chiaroscuri, le sfumature. Tecnicamente le tre versioni sono sopraffine, ma Cassandra Wilson riesce ad estrarre lo spirito primigenio della canzone, riesce a darne un'intepretazione definitiva (lo so che non si può mai dire...), e là dove le letture dell'autrice e del maestro del jazz sono comunque grandi sembra quasi dire loro: "No guardate la canzone la si canta così. Era questo che volevate dire". A Cassandra Wilson è accaduto ciò che accadde a Jeff Buckley, interpretando Hallelujah del maestro Cohen, e cioè di superare l'autore stesso della canzone.Nient'altro. Buon ascolto.


9-mar-2008

Canzone n. 6 "Creep" - Radiohead

Di Thom Yorke e compagnia non parlerò, almeno in questo mail, e poco anche della canzone scelta "Creep" dal loro primo lavoro "Pablo Honey". L'album è buono, ancora lontano dai capolavori che seguiranno e così pure le canzoni, eccezion fatta per "Creep" dove si può già intuire la stoffa dei fuoriclasse. La canzone si svolge secondo uno schema classico, alternando una parte lenta ad un crescendo con ritornello. Quello che la caratterizza e me la fa trovare irresistibile è il riff di chitarra che segna proprio il cambio di tempo: è come se si scioglesse un nodo, si superasse un ostacolo per liberare improvvisamente energia. E' uno di quei casi non rarissimi nella musica rock che ti prende alla bocca dello stomaco, visceralmente, ad un livello prerazionale e quindi per definizione non ci sono discorsi, è un fatto di pancia.
Semplicemente irresistibile


Canzone n. 5 "Hallelujah" - Jeff Buckley

Vedi anche Jeff Buckley - Last Goodbye
Canzone dedicata ad un amico ed al suoi dolore per una perdita: io non sono riuscito a manifestargli tutto il mio rammarico, la mia costernazione, e lo faccio adesso dedicando a lui e a ... una canzone che ho sempre molto amato "Hallelujah" di Leonard Cohen, cantata da Jeff Buckley.

video

2-mar-2008

Canzone n. 4 "Yesterday" - The Beatles

La mia quarta canzone è "Yesterday" The Beatles, anno 1965. Cosa c'è da dire? La conoscete tutti. Ha 43 anni e ancora viene passata alla radio, ce l'hanno fatta ascoltare così tante volte e l'abbiamo volontariamente ascoltata così tante volte che il pericolo potrebbe essere la banalizzazione. Ma questo non succede per un paio di buoni motivi. Uno è dato dalla semplicità del testo, anche se non si conosce l'inglese il termine "Yesterday" lo si conosce comunque tutti ed è sufficiente per capire di cosa parla la canzone: del tempo andato, delle occasioni perse, degli amori finiti, del fluire del tempo, del formarsi dei ricordi. Non ne parla in modo dettagliato o complesso, ma quasi come un quadro delgi impressionisti, lascia intuire accenna, evoca i nostri ricordi le nostre nostalgie. L'altro motivo è dato dalla semplicità della melodia, senza tempo, e dallo scarno arrangiamento, quasi inesistente, semplicissimo e proprio per questo geniale. Talmente semplice e invisibile che se fate mente locale, ora mentre leggete, non vi ricordate probabilmente gli strumenti che sono usati nella canzone. Fate una prova provate ad elencarli mentalmente. Pianoforte? Chitarra? Basso? Batteria? Archi? Di quelli che ho elencato ne vengono usati solo un paio. E' strano ma nel mio ricordo, nelle emozioni che ogni volta la canzone mi suscita, sarei portato ad immaginare molti strumenti come molte sono le sensazioni che la canzone mi suscita.


Canzone n. 3 "Wimoweh"- Pete Seeger

Ho scelto questa canzone, un po' singolare, per proporvi una riflessione sulla musica, le variabili tempo, industria discografica, conoscenza. Sono rimasto affascinato, ormai alcuni anni fa' da un
disco, un tribute a Pete Seeger da parte di alcuni grandi e meno, meglio alcuni famosi e meno, musicisti. Il disco si intitola "Where have all the flowers gone - the songs of Pete Seeger", lo comprai esclusivamente perchè, in quell'incisione del 1998, Bruce Springsteen interpretava "We shall overcome" (galeotto fu il disco). Avevo un'idea molto vaga di chi fosse Pete Seeger, ma da bravo springsteeniano non potevo sottrarmi all'acquisto. Poi mi accorsi che tutte le canzoni
erano di livello eccelso per scrittura ed interpretazione, una inaspettata folgorazione insomma. Tra le canzoni una in particolare mi ha colpito nel tempo "Wimoweh" interpretata dai Weavers uno dei gruppi di Pete Seeger. Immagino che Wimoweh non vi dica poi molto, diversa
è invece la cosa se vi dico il titolo con cui è anche conosciuto il brano: "The lion sleeps tonight". Non sapevo, nè tantomeno immaginavo la sua storia e genesi. Se non vi annoio troppo vorrei provare a raccontarvela con le parole di Pete Seeger. Purtroppo Seeger parla e scrive in inglese, vi dovrete accontentare della mia traduzione fedele ma tutt'altro che elegante! Cominciamo, sono poche righe non vi preoccupate. Pete Seeger racconta: "Ero a letto con un brutto raffreddore, era il 1949, ed il mio amico Alan Lomax mi portò alcuni dischi del Sudafrica. Li ascoltai un sacco di volte e cercai nel miglior modo possibile di trascriverne i testi. Trovai una canzone il cui testo consisteva di una sola parola ed insegnai quella canzone ai Weavers. Il significato della parola era "Il leone dorme stanotte". Un po' di anni dopo lessi un libro sulle chiese Sudafricane che menzionava la grande chiesa dei nativi che si chiamava "Zulu Chaka Church". Chaka, conosciuto come il leone, fu l'ultimo grande re degli zulu 150 anni fa. Quando Chaka morì, sorse la leggenda che il leone non era morto; stava solo dormendo ed un giorno si sarebbe risvegliato. E' facile vedere come questa sia una canzone di speranza cantata da una popolazione oppressa (nonostante la censura commerciale). Se la gente la canta spero che non la canti nel modo (nello spirito) indicato dalla versione pop americana:"In the jungle, the mighty jungle, the lion sleeps tonight" poichè questo volgarizza e travisa il senso di una canzone di grande importanza storica. Non c'è, nè ci fu mai giungla alla periferia di Johannesburg dove questa canzone nacque".
Bene adesso il mio augurio è che l'ascoltiate anche voi (qualcuno forse per la prima volta) in una versione che onestamente cerca di proporne lo spirito originale. Certo chi l'avrebbe mai detto che dietro l'apparenza di una stupida canzoncina si nascondesse una canzone di protesta censurata, mutilata, stravolta?



28-feb-2008

Canzone n. 2 "Redemption Song" - Bob Marley

Bob Marley? grande ma non mi ha mai fatto impazzire. Certo, come tutti mi son ritrovato a canticchiare "Jammin'" o "No woman no cry". Bello il ritmo. Bello che uno, che povero veniva da un paese povero, sia diventato una delle grandi ed immortali stelle del firmamento rock. Bello che il ritmo reggae abbia influenzato la musica rock a livello mondiale: senza il reggae i police o i clash non sarebbero stati quelli che tutti abbiamo conosciuto. Però una sua canzone va di diritto nelle mie 31: Redemption song. E' la sua canzone meno reggae, anzi non lo è proprio per niente. Ma resterà nei mie ricordi indelebile per un episodio. Guardavo la tv facendo zapping e, ad un certo punto, sono capitato su un canale, non saprei quale, dove trasmettevano un reportage giornalistico: non l'avevo da subito capito. Ho solo visto dei ragazzi che camminavano in una giornata invernale, nebbiosa e scura, in un posto desolato; poi ho visto l'entrata ed i binari ed ho capito che era il campo di concentramento di Auschwitz. Non c'era commento: solo silenzio. Dal silenzio emergevano i rumori dello scalpiccio delle scarpe sul ghiaino ed i sassi e questa canzone "Redemption song". Mi sono commosso, rendeva perfettamente il dolore che quel luogo, anche rappresentato a distanza, ha in sè. E' una canzone religiosa nel vero senso della parola, trasmette pietà, dolore, perdono, vita. Spenta la televisione l'ho cercata e trovata tra i miei cd (per la cronaca fa parte dell'album "Uprising"), l'ho ascoltata e riascoltata molte volte e, ancora adesso mentre scrivo, mi conferma che è in assoluto una delle più sentite e vere canzoni di sempre. Sono anche andato a leggermi delle critiche, molti ne parlano come di un epitaffio, di una canzone d'addio, quasi come se Marley avesse saputo che di lì a poco sarebbe morto. Non so, può darsi, a me piace leggerla come la canzone che ha portato Marley in modo definitivo tra i grandi della musica rock dimostrando, anche se non ve ne era bisogno, che ormai lui non era più solo la stella della Giamaica.


27-feb-2008

Canzone n. 1 "Heroes" David Bowie

Heroes (ascolta la canzone) di David Bowie è la prima delle 31 canzoni che ho scelto, un caso, niente di premeditato. E' più interessante dire magari perchè questa canzone rientri nel novero delle 31. Uscì che ero al primo anno di liceo, non mi comprai il disco, allora ero parecchio chiuso, pink floyd, genesis, yes, jethro tull, poco altro, ricordo Desire di Dylan, poi... boh. Comunque l'ascoltati moltissimo alla radio, mi piaceva tanto perchè era bella, perchè era urlata con passione e disperazione, mi piacevano gli arrangiamenti molto evoluti, moderni, come di metallo(niente a che vedere con il metal, che pure mi piace), e poi perchè aveva un qualcosa che non sapevo definire ma che percepivo come perfetto. Una sensazione s