Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura. Mostra tutti i post

20-nov-2008

Edge - Limite - Sylvia Plath (1932 - 1963)


La donna ora è perfetta
Il suo corpo

morto ha il sorriso della compiutezza,
l'illusione di una necessità greca

fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi

nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.

I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,

presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti

di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino

s'irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.

La luna, spettatrice nel suo cappuccio d'osso,
non ha motivo di essere triste.

E' abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

5 febbraio 1963

Nelle prime ore di lunedì 11 febbraio Sylvia posa accanto ai lettini dei bambini del pane e del latte, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo e asciugamani; poi scende in cucina, sigilla anche qui tutte le fessure, si sdraia con la testa nel forno, la guancia appoggiata a un tovagliolo ripiegato, e apre il gas.
Viene trovata alla mattina dall'infermiera e da un operaio che hanno dovuto forzare il portone perchè il vicino è intontito dalle esalazioni. Appuntato sulla carrozzina del figlio ha lasciato un biglietto: "Per favore chiamate il dottor Horder". E' il suo unico messaggio.
Quasi esattamente sette anni prima aveva scritto nel suo diario: "Accade ogni tanto che le forze neutrali e impersonali del mondo cambino rotta e si scontrino con uno schianto di tuono del giudizio. Non c'è motivo per il terrore improvviso, per il senso di condanna, se non che tutte le circostanze rispecchiano l'intimo dubbio, la paura interiore".








3-nov-2008

4 Novembre - Festa delle Forze Armate o della Vittoria


Domani si festeggerà la festa delle forze armate o della vittoria nella prima guerra mondiale.
In quella guerra morirono quasi settecentomila soldati italiani.
Fu una guerra voluta dal re e dall'esercito.
Lo stesso parlamento italiano si pronunciò contro l'entrata in guerra.
Con tutta probabilità sarebbe stato possibile ottenere i territori rivendicati per via diplomatica.
Così non fu, e fu una carneficina come mai prima d'allora s'era visto.
La guerra voluta dal regno, dall'esercito, dall'industria e dagli studenti interventisti fu poi combattuta da contadini ed operai.
Furono loro a morire in nome di una patria matrigna.

Non so se sia giusto ricordarla con una festa. Non lo so.

Personalmente ricorderò quando sono stato a Redipuglia, al Sacrario Militare e di come rimasi incredulo nel vedere una collina, una montagna di morti.
Ricorderò il primo romanzo che lessi ancora ragazzo Niente di nuovo sul fronte occidentale, di E. M. Remarque, che pur non parlando del fronte italiano ma di quello francese racconta con grande realismo le brutture della guerra di trincea viste attraverso gli occhi di un giovane soldato tedesco.
Ricorderò Addio alle Armi di E. Hemingway, che narra l'esperienza del grande scrittore proprio sul fronte italiano.
Ricorderò Un anno sull'altipiano di E. Lussu, della ferocia e dell'incompetenza degli stati maggiori italiani, del famigerato generale Leone e delle corazze Farina.
Ricorderò il film di Francesco Rosi Uomini contro, ispirato al romanzo di E. Lussu.
Ricorderò un grande capolavoro di Stanley Kubrick Orizzonti di Gloria con Kirk Douglas.
Un ultimo pensiero lo rivolgerò a Delfino Borroni, l'ultimo italiano sopravvissuto della Grande Guerra e morto domenica scorsa 26 ottobre 2008 a 110 anni, ed agli altri sette ultimi sopravvissuti: tre in Gran Bretagna, due in Canada, tra cui una donna, uno in Australia e uno negli Stati Uniti.
Un pensiero a mio nonno, che quella guerra la combatté sul fronte del Carso e che però portò a casa la pelle.

Dal Film Uomini Contro di Francesco Rosi – Val la pena di vedere completamente lo spezzone.







22-set-2008

Balene


Sarah Weber ha 97 anni, sa che sta per morire e l'unica cosa che chiede a Dio è che permetta di tirare fino ad agosto per vedere le balene un'ultima volta. Lei è sicura che verranno a salutarla facendo capriole davanti a casa sua.
Il nipote di Sarah, Harry, ha otto anni e ha scommesso i suoi risparmi con Frank. Frank è il nipote di un'altra anziana dell'isola. Ognuno dei due ragazzi sostiene che la sua vecchia vivrà più a lungo. Harry ha molta fiducia in Sarah ma i suoi recenti problemi di salute cominciano a preoccuparlo. Con i soldi della scommessa Harry aveva intenzione di comprarsi una serie di pesci colorati.
Harry le ha detto che se supera i cent'anni sarà inserita in un libro di record.

“Il mondo ti ricorderà per sempre” dice Harry.
“Me ne infischio del mondo” dice Sarah.
“Sei una vecchia testarda” dice Harry.
“E tu un giovane sciocco” dice Sarah.

In agosto arrivarono le balene e Sarah potè ammirarle in tutto il loro splendore.
Quando le balene se ne andarono si incupì. Harry si avvicinò, aveva delle caramelle di menta che divise con lei.
“Che cos'hai Sarah?”
“Non lo so Harry”
“Le balene le hai viste”, dice Harry con gli occhi umidi “Era quello che volevi, no?”
“Sì e ringrazio Dio per questo”
“Allora?”
“Oh, Harry, tesoro non lo capiresti.”
“Io lo so che cos'hai, Sarah,” dice Harry asciugandosi le lacrime con il dorso della mano. “Lo so e ho paura.”
“Che cos'è che sai, tesoro?”
“Per favore, Sarah, non piangere.”
“Non sto piangendo.”
Harry la abbraccia e le loro lacrime si mescolano.
“Vuoi vedere le balene un'ultima volta l'anno prossimo, vero?”
“Sì, tesoro, solo una volta ancora.”
“E so anche come si chiama la tua balena preferita, quella che più desideri vedere.”
I singhiozzi si fanno più forti. Il bambino stringe l'anziana come se temesse di vederla volare via.
“Come si chiama, tesoro?”
“Ha otto anni e si chiama Harry.”

Tratto E.M.R. "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo"







11-set-2008

Tradimento

C'è una storiella ebraica, una delle solite barzellette degli ebrei sugli ebrei, che dice: Un padre, volendo insegnare al figlio a essere meno pauroso, ad avere più coraggio, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino ha paura ma, poiché si fida del padre, fa come questo gli dice e salta tra le sue braccia. Quindi il padre lo sistema sul quarto gradino, e poi sul quinto, dicendo ogni volta: “Salta, che ti prendo”, e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente. Continuano così per un po'. A un certo punto il bambino è su un gradino molto in alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo e disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice: “Così impari: mai fidarti di un ebreo anche se è tuo padre”.
Questa storiella contiene qualcosa che va al di là del suo apparente antisemitismo – tanto più che si tratta con ogni probabilità di una storiella ebraica. Io credo che abbia qualcosa da dire riguardo al nostro tema: il tradimento.
Per esempio: perché bisogna insegnare a un ragazzino a non fidarsi? E a non fidarsi di un ebreo? A non fidarsi del suo stesso padre?Che cosa significa essere traditi dal nostro padre, o da una persona che ci è vicina? E per un padre per un uomo che cosa significa tradire qualcuno che si fida di lui? Che senso ha il tradimento nella vita psicologica?

James Hillman “Puer Aeternus”







31-ago-2008

Il cerchio si è chiuso


Nelle parole di un grande poeta la cronaca di una storia irrimediabile, di un cerchio che si è chiuso, della fine di ogni speranza.
L'Italia non aveva e non ha la struttura per resistere.
L'Italia non era e non è un paese di tradizione democratica, di istituzioni.
Spazzata via la sua cultura popolare millenaria e particolaristica, non è rimasto nulla se non lo squallore del quotidiano.
Solo persone senza più identità.
Una memoria dimenticata.
Un deserto con un grande passato.
.

24-ago-2008

Prima Pagina

Guardo la libreria ed estraggo romanzi a caso. Poi li apro e comincio a leggere, solo la prima pagina, alla ricerca di frasi che per una qualche ragione mi piacciano, alla ricerca di ricordi e sensazioni. L'ho fatto sia con libri che ho letto sia con libri in attesa di lettura. Poi chiedo anche ad Emma di scegliere.
Questo è il risultato. Pubblico solo alcune delle scelte per ragioni di spazio e per non essere troppo dispersivo.
Sarebbe bello che anche voi indicaste un inizio di un libro, una frase, quello che volete.
Unica condizione l'estratto, frase o periodo, deve necessariamente far parte della prima pagina.


Un bambino in impermeabile giallo e stivaletti rossi correva allegramente dietro alla barchetta di carta. (It – Stephen King)

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. (Il vecchio e il mare – E. Hemingway)

Lui le tolse la benda e le ordinò di guardare l'oggetto che aveva in mano. Obbedì e lui disse che l'aveva creato appositamente per lei. Capì in quel momento che stava per morire. (Il maestro di nodi – M. Carlotto).

Mi chiamo Rigoberta Menchù. Ho ventitré anni. (Mi chiamo Rigoberta Menchù – E. Burgos)

Dio non possedeva linguaggio e, di conseguenza, non possedeva pensiero. Egli era sazietà ed eternità. (Metafisica dei tubi – A. Nothomb)

Ecco per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:

1)Alison Ashworth
2)Penny Hardwick
3)Jackie Allen
4)Charlie Nicholson
5)Sarah Kendrew

(Alta Fedeltà – Nick Hornby)

Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio nei tre mesi precedenti. (Il condominio – J.G. Ballard)

A lungo mi sono coricato di buonora. Qualche volta, spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano così in fretta che non avevo il tempo di dire a me stesso: “Mi addormento”. (Dalla parte di Swann – M. Proust)

E' una cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. (Orgoglio e pregiudizio – J. Austen)

Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. (Anna Karenina – L. Tolstoj)

Il racconto ci aveva tenuti col fiato sospeso attorno al focolare, ma, salvo l'ovvia osservazione che esso era raccapricciante, come dovrebbe essere in fondo ogni strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa .... (Il giro di vite – H. James)

Questa regione è senza dubbio meravigliosa! Sono convinto che in tutta l'Inghilterra non avrei potuto scegliere come residenza un luogo più isolato dal tumulto della società. Per un misantropo si tratta di una paradiso ideale ... e il signor Heathcliff ed io sembriamo i più idonei per questa desolazione. (Cime tempestose - E. Brontë)

Il treno correva attraverso il Somerset. Diede un'occhiata all'orologio: ancora due ore di viaggio. Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island. (Dieci piccoli indiani – A Christie)

Mi chiamo Arthur Gordon Pym. Mio padre era un rispettabile commerciante in articoli marittimi a Nantucket, dove io sono nato. (Il Racconto di Arthur Gordon Pym – E.A. Poe)



19-lug-2008

Marcello Veneziani


Ossimoro vivente: intellettuale di destra.



Tratto da "Breviario comico"
Di Michele Serra - Ed. Feltrinelli.




16-lug-2008

16/07/94 - 16/07/08: un viaggio, una vita


‘…Credevo di conoscere il senso della parola “grande”. Bisogna aver attraversato gli Stati Uniti in auto per cominciare a intravedere cos’è la grandezza: giornate intere di strade dritte semza l’ombra di esseri umani.

Deserti infiniti, campi così enormi che sembravano non essere mai stati coltivati da nessuno, praterie a perdita d’occhio,montagne a perdita di altezza, terre di nessuno a perdita di umanità, motel popolati di zombie, alberi talmente vecchi da privare di significato la nostra vita, la California, e … San Francisco, che amai subito con tutta l’anima. Era la mia città ideale, con i suoi irrazionali dislivelli, il ponte del Golden Gate e le reminiscenze della Donna che visse due volte a ogni angolo di strada’

(Biografia della Fame, Amelie Nothomb)

14-lug-2008

Non è un Paese per Vecchi


Tu, ore, giorni, mesi, anni, una vita. Migliaia di relazioni interpersonali, affetti, amici, famiglia. Fatica, lavoro, felicità delusioni.
Una moneta coniata nel 1958, migliaia di mani l'hanno toccata, spesa, dimenticata in tasche, cassetti, salvadanai.

Arriva il destino: si incrociano e si danno senso il tuo e quello della moneta, si compiono entrambi.

Tante storie, tanti anni improvvisamente non contano più nulla. La complessità della tua vita si annulla. Si decide tutto in pochi secondi: Si – No, Testa – Croce, Vita – Morte. Senza un perchè.
Testa. La luce ritorna, la vita ritorna. Un caso. Il male assoluto non è una categoria morale, è al di là del bene e del male.

6-lug-2008

In Libreria

Libreria Shakespeare and Company - Parigi

Amo andare nelle librerie, amo i libri. Mi piace guardarne le copertine esposte, sui tavoli, sugli scaffali. Cercare suggestioni. Guardo ed aspetto che qualche libro mi scelga. Cerco di non scegliere mai io per primo. Vedo le copertine, immagini, colori, disegni, ricordo recensioni, immagino racconti.
Fantastico trame, persone, delitti, avventure, amori, intrighi, vite, storie, vissuti.
Aspetto. Aspetto il libro giusto, cerco di non pensare a niente, cerco la storia scritta perché io la leggessi.
Passa del tempo, a volte ne perdo la cognizione; intanto curioso, guardo che cosa altri lettori scelgono, li giudico, li commisero, li ammiro.
A volte apro un libro e leggo le prime pagine. Leggo la quarta di copertina. Do un volto ai protagonisti di romanzi, ne immagino una sceneggiatura, gli attori che potrebbero interpretarla.
Poi ad un certo momento succede qualcosa, non so, e capisco che quello è il libro giusto: non sempre poi è così, ma spesso.
Amo le librerie dove i commessi non ti chiedono o propongono quel tal libro, quel tal titolo.
La scelta di un libro è un fatto intimo, bisogna farla da soli, altri non devono entrare.
Quel silenzio, quelle voci che arrivano dal profondo della mente bisogna saperle ascoltare.


20-giu-2008

Se questo è un uomo


Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


Tutti coloro che dimenticano il passato, sono condannati a riviverlo.

15-giu-2008

Sabrina - Einstürzende Neubauten

Certi giorni lo specchio non riflette la tua immagine esteriore, bella o brutta che sia.
Certi giorni lo specchio ti vede dentro, vede come ti senti.
Quando ti vede dentro non ti senti quasi mai bene.
Vero Sylvia? tu lo sapevi bene.
Quei tuoi versi mi hanno segnato per sempre.
Gli specchi certi giorni vedono dentro la tua anima.
Gli specchi certi giorni vedono dentro il tuo dolore.




...
It is a starless winter night's tale
...

It is that black
It is that black
It is that black
It is that black

...


12-giu-2008

...E poi non rimase nessuno


"Dieci poveri operai
Se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri operai
Fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri operai
Se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri operai
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
I sei poveri operai
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri operai
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale
quattro soli ne restar.
Quattro poveri operai
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
I tre poveri operai
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.
I due poveri operai
stanno al sole per un po':
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.
Solo, il povero operaioo
in un bosco se ne andò:
a un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò."




29-mag-2008

Sguazzare - Charles Bukowski


cretine
Gesù Cristo
certe persone sono così cretine
che le senti
sguazzare
dentro la loro cretinaggine
mentre gli occhi
guardano fuori dalle loro
teste
hanno
quasi tutti i
pezzi: mani, piedi,
orecchie, gambe, gomiti,
intestini, unghie,
nasi e così
via
ma
non c'è niente
lì dentro
anche
se sanno
parlare,
costruire frasi -
ma quello che
gli esce
di bocca
sono i concetti
più stantii, le convinzioni
più distorte,
loro sono il deposito
di tutte le banali
stupidaggini
di
cui
sono
imbottiti
e mi urta
ascoltarli,
vorrei
correre a nascondermi
vorrei sfuggire alla loro fagocitante
inutilità

non c'è
film dell'orrore
più brutto
nè omicidio
così
irrisolto

ma
il mondo
va avanti
e
loro
vanno avanti

facendo
stupidamente
a pezzi
le mie budella



25-mag-2008

1984 a Pigneto - Roma

"La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L'ignoranza è forza".

Il fatto: ROMA - "L'assalto non ha un connotato politico con una matrice, ma è piuttosto un gesto sintomo di una forte intolleranza e insofferenza". Gli investigatori spiegano così il raid contro alcuni negozi gestiti da immigrati nel quartiere romano del Pigneto avvenuto ieri.
Secondo la ricostruzione della Questura, tutto è cominciato ieri mattina quando in un negozio di alimentari di Via Macerata, gestito da un cittadino indiano, è entrato un italiano di circa 50 anni in compagnia di due giovani. Nel locale c'erano altri due clienti: un italiano e un immigrato. Il 50enne si sarebbe rivolto a quest'ultimo in modo brusco, chiamandolo Mustafà, insultandolo e chiedendogli la restituzione di 'soldi e documenti'. "I documenti te li ho messi nella buca delle lettere", avrebbe detto Mustafà, spiegando di non sapere niente del denaro, ma il 50enne gli avrebbe dato 'appuntamento' per le 17: "O mi riporti tutto o spacchiamo ogni cosa". Alle 17, puntuale, l'uomo è tornato nel negozio. Nuovo diverbio e poi il raid a colpi di bastoni. Proseguito per una decina di minuti. Il tutto sempre alla "ricerca di Mustafà". All'arrivo delle volanti del gruppo non c'era più traccia.
Il sindaco: Gianni Alemanno, è andato al Pigneto. Il primo cittadino che già ieri aveva "condannato l'aggressione ai danni di cittadini extracomunitari", oggi chiede che si fermi "la giustizia fai da te". Nega che dietro l'assalto ci siano motivazioni politiche "ma un problema di intolleranza e xenofobia di quartiere"
Il romanzo "1984" di George Orwell:"Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?"






12-mag-2008

Viaggi


Anch' io
come i pittori
possiedo i miei modelli

Un giorno
ed è già ieri
dalla piattaforma di un autobus
guardavo le donne
scendere per rue d'Amsterdam
D'improvviso attraverso il vetro del tram
ne scoprii una
che non avevo veduto salire
Seduta e sola pareva sorridere
E subito mi piacque moltissimo
ma subito
m'accorsi che era mia moglie
Ne fui felice.

Jacques Prevert





5-mag-2008

Isolina


Io sono nato a Verona ed ho sempre vissuto qui ma di questa storia terribile non ne avevo mai sentito parlare sino ad alcuni anni fa quando un amico me la raccontò. Incredulo dell’efferatezza del delitto, poi chiesi ad altre persone se mai ne avessero sentito parlare. Ma niente, nessuno ne sapeva qualcosa. Nessuno aveva mai sentito nominare Isolina Canuti. La città ed i suoi abitanti l’avevano rimossa completamente.

Siamo a Verona agli inizi nel 1900. Isolina, vent’anni, vive con il padre ed i fratelli in una casa grande a sufficienza per poter affittare una stanza ad un ufficiale del Regio Esercito. La ragazza resta incinta del tenente Trivulzio, figlio di una nobile famiglia di Udine. Lei tenta di tenersi il bambino forse perché lo voleva, forse per potersi sposare e così affrancare da una misera vita, ma la storia finisce nel peggiore dei modi: sul tavolo di un’osteria del centro di Verona in un mare di sangue. Qui Isolina, sotto le mani di un tenente medico ed alla presenza del tenente Trivulzio muore durante un tragico tentativo di aborto condotto con una forchetta. La ragazza urla. Nel tentativo di zittirla con un tovagliolo la soffocano. I due tenenti ora si ritrovano con un corpo da nascondere. Non si perdono d’animo e la fanno a pezzi, tanti piccoli pezzi, li chiudono in sacchi di iuta ed aiutati dai loro attendenti li gettano in Adige. Il giorno dopo, il 16 gennaio del 1900, uno di questi sacchi riemerge e viene ritrovato da alcune lavandaie. Dentro vi sono una parte dei resti della donna “13 kg e 400 grammi” riferiscono i giornali dell’epoca. Le autorità in breve tempo giunsero all’identificazione del corpo e da lì cominciò un processo che vedeva come imputato il tenente Trivulzio. Come spesso succede in Italia la politica, la destra con il Regio esercito da una parte, ed il partito socialista dall’altra, trasformò il processo in una strumentalizzazione politica, dimenticando la vittima, che anzi venne distrutta dall’opinione pubblica, ed in particolare dal popolino, sino al punto che il suo corpo, o meglio quello che le acque restituirono a più riprese, non trovò nemmeno il conforto di un rito funebre e di una sepoltura cristiana.

La storia è stata riportata alla luce e raccontata da Dacia Maraini nel libro “Isolina”.




3-mag-2008

Specchio - Sylvia Plath


Sono d'argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all'istante
così com'è, non velato d'amore o da avversione.
Non sono crudele sono solo veritiero -
l'occhio di un piccolo dio quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
E' rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo che faccia parte del mio cuore. Ma c'è e non c'è.
Facce e buio ci separano ripetutamente
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella sua distesa ciò che lei è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime ed un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è la sua faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce
tremendo.






2-mag-2008

Verità e caricature


Questa storia mi è stata raccontata da un amico.
Narra di uno scrittore che una sera stanco se ne va a dormire. Si stende sul letto, spegne la luce. E mentre si trova non più sveglio ma non ancora addormentato comincia a sognare, in quella terra di nessuno che è il dormiveglia dove la realtà si confonde con la fantasia. Comincia a fare questo sogno stranissimo, non gliene era mai capitato uno simile. Lì nella sua camera da letto comincia una sfilata di tutte le persone che ha conosciuto nella vita. Queste persone però hanno una particolarità rispetto a quelle reali: ne sono le caricature. E' una sfilata lunghissima, uno alla volta passano ai piedi del letto, lo guardano e lo salutano. Lui li riconosce tutti, si ricorda attraverso quelle bocche e nasi e menti ed occhi ed orecchi abnormi anche di persone che vide tanto tempo fa e solo una volta. Allo scrittore, ormai anziano, in tutta la sua vita non era mai capitato un sogno tanto reale quanto insolito. Nel sogno sente che il giorno dopo non si ricorderà più dei volti e dei particolari per cui con un grande sforzo decide di svegliarsi e scriverne. Detto fatto è alla sua scrivania. Scrive, scrive di facce, di persone con grandi nasi, bocche, menti smisurati ecc. Riempie centinaia di fogli e capisce perchè siano tutti delle caricature. Gli sembra dapprima e poi si sente sicuro di cogliere la verità di questo fenomeno. Il sogno gli ha raccontato in modo misterioso e confuso che all'inizio del mondo ancor prima dell'avvento dell'uomo, non vi erano le verità. Vi erano solo idee semplici e libere ed indipendenti. Poi con il tempo queste idee semplici si andarono ad aggregare e progressivamente a strutturare per formare le verità. Nacquero così tante, tantissime verità: la verità della vita, la verità della morte, la verità di Dio, la verità dell'amore, la verità dell'odio e così via. Poi nel mondo apparve l'uomo ed era bello e puro ed i suoi lineamenti erano dolci e nobili. Quando vide la verità cominciò a prenderne possesso. Chi ne prendeva una, chi due, i più forti anche cinque, sei dieci. Il vecchio scrittore sosteneva che erano le verità a rendere le persone delle caricature. Diceva che quando qualcuno faceva propria una verità, la prendeva per sè, viveva sotto i dettami di questa, ne diventava schiavo e si trasformava in una caricatura e la verità stessa diventava un inganno.
Il vecchio era molto curioso, nonostante gli anni aveva serbato in sé l'ingenuità e la sete di sapere di un bambino. Non pubblicò mai quel libro con la sua verità e non diventò mai una caricatura.

Ispirato da un racconto di S. Anderson.




29-apr-2008

"Bambini nel tempo" - Ian Mc Ewan


Avevo già letto alcuni suoi libri e mi erano piaciuti molto. Poi ho letto "Bambini nel tempo" e dopo poche pagine dall'incipit del romanzo c'è una descrizione che mi ha profondamente colpito, che mi ha illustrato ancora una volta la grandezza della letteratura, la sua trasversalità, la capacità di essere universale, di colpire al cuore e allo stomaco...delineando in poche parole una delle grande angoscie umane la paura della perdita, della separazione.
Ora riporterò integralmente quella descrizione, poco più di una paginetta ma immensa.
Siamo in un supermercato e c'è Stephen che è andato a fare la spesa con Kate che è la sua bambina di tre anni.
Fanno la spesa, la bambina è seduta nel carrello della spesa...arrivano alla cassa....d'ora in poi Mc Ewan:

"La cassiera era già al lavoro, le dita di una mano picchiettanti sulla tastiera mentre con l'altra si avvicinava agli acquisti di Stephen. Mentre prendeva il salmone dal carrello, rivolse lo sguardo a Kate e le fece l'occhiolino. Lei lo imitò goffamente, arricciando il naso e strizzando tutti e due gli occhi. Stephen posò il pesce e chiese alla ragazza un sacchetto. Quella si chinò a prenderne uno sotto il banco. Stephen lo prese e si voltò. Kate non c'era più. Non c'era nessuno in coda dietro di lui. Senza fretta spinse avanti il carrello, pensando che Kate si fosse accucciata dietro l'estremità opposta della cassa. Poi fece qualche passo e diede un'occhiata lungo il solo corridoio che la piccola avrebbe avuto il tempo di raggiungere. Tornò indietro e guardò a destra e sinistra. Da un lato c'erano file di clienti, dall'altro uno spazio vuoto, poi il dispositivo girevole cromato e le porte automatiche che si affacciavano sul marciapiede. Forse c'era una figura in soprabito che si allontanava correndo, ma ora Stephen cercava soltanto una bambina di tre anni e il suo primo pensiero fu il traffico.
Si trattava di una forma d'ansia teorica, precauzionale. Superando a spallate i presenti ed emergendo sull'ampio marciapiede, era certo che non l'avrebbe vista. Kate non amava questo genere di avventure. Non era il tipo randagio. Troppo socievole, preferiva la compagnia di chi era con lei al momento. E per di più era terrorizzata dalla strada. Stephen tornò sui suoi passi, più tranquillo. Doveva essere dentro, dove non correva alcun pericolo reale. Si aspettava di vederla saltar fuori dalle file di clienti alla cassa. Non ci voleva granché a mancare con lo sguardo un bambino, nella furia iniziale della preoccupazione, a guardare troppo bruscamente o troppo alla svelta. Ciononostante un certo irrigidimento alla gola, un senso di nausea e una sgradevole leggerezza nel passo lo accompagnavano già. Quando superò le casse, ignorando la ragazza che, piuttosto irritata, cercava di attirare la sua attenzione, una sensazione di gelo gli invase la bocca dello stomaco. A passo di corsa controllato – non aveva ancora superato la riluttanza ad apparire stupido agli occhi degli estranei - , percorse tutti i vari corridoi, superò montagne di arance, rotoli di carta igienica, minestre. Ma fu solo tornando al punto di partenza che Stephen abbandonò ogni velleità di decoro, si riempì i polmoni oppressi dall'ansia e gridò il nome di Kate.
Adesso avanzava a passi lunghi, ripetendo quel nome a gran voce mentre ripercorreva in fretta un corridoio, per dirigersi ancora una volta all'uscita. La gente incominciava a voltarsi. Era impossibile scambiarlo per uno dei soliti ubriaconi che barcollavano nei supermercati e compravano sidro. La paura di Stephen era troppo evidente, troppo violenta; riempiva quello spazio impersonale e fluorescente di un calore umano non trascurabile. Nel giro di attimi, ogni acquisto intorno a lui si era interrotto. Ceste e carrelli furono dimenticati, la gente accorreva e sussurrava il nome di Kate tanto che, in qualche modo, in un baleno, tutti seppero che lei era lì, che era stata vista per l'ultima volta alla cassa, che indossava una tutina verde e aveva in mano un asinello di pezza. La facce delle madri erano tese, all'erta. Parecchie persone avevano visto la bambina sul carrello. Qualcuno ricordava anche il colore della sua maglietta. L'atmosfera anonima del magazzino di città si rivelò fragile, una crosta sottile sotto la quale la gente osservava, giudicava, ricordava. Un gruppo di clienti attorno a Stephen si diresse alla porta. Al suo fianco c'era la ragazza della cassa, il volto concentrato nello sforzo di rendersi utile. C'erano anche altri membri del personale, di diverso grado gerarchico, chi in camice marrone, chi bianco, chi in abito blu. Tutto ad un tratto anche loro avevano cessato di essere operai o dirigenti o rappresentanti, per trasformarsi in padri, potenziali o autentici.
.......................... "