2 giu 2008

Le parole sono importanti


''Berlusconi è ossessionato da me, ma tanto non gliela do''. Daniela Santanchè.
"Ma ormai lo conoscete tutti come e' fatto Berlusconi. Lui ovunque va si adegua. Ad esempio se va a Piacenza vuole piacere, se va a Lodi vuole lodare e se va a Chiavari...". Umberto Bossi.
"Berlusconi dopo aver illuso gli italiani peggio del mago Do Nascimento facendo credere da Do Berlusconiento che è esistente ciò che non c'è, cioè una cordata, oggi vuol far credere che Air France è disposta ad offrire di più perché lui ha alzato la voce". Antonio Di Pietro. (sempre molto chiaro)
''Non ho bisogno della politica per vivere, né tantomeno mi serve una poltrona per essere chi sono". Emanuele Filiberto di Savoia. (ma chi sei?)
''Su di me continuano a dire falsità, dicono che metto in lista delle soubrette mentre con le soubrette io farei altre cose''. Silvio Berlusconi.
"Nella riunione di oggi non abbiamo combinato niente, me ne torno al Nord". Umberto Bossi.
"Il pubblico accusatore deve essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale". Silvio Berlusconi. (non solo lui)
''Con stasera ad Agrigento siamo arrivati alla tappa 71 del mio viaggio in Italia, sara' piu' o meno l'eta' del mio principale avversario...". Walter Veltroni. (molto incisivo!)




1 giu 2008

Man In Black - Johnny Cash

Su Johnny Cash si potrebbe scrivere un'enciclopedia. Mi riprometto di riparlarne, sarebbe bello scriverne assieme a qualche altro amico - sì è un invito agli appassionati che leggono. Ma qui bastano la canzone ed il testo sottoriportato. Non c'è bisogno d'altro per dire dello spessore dell'uomo e del cantante.



Well, you wonder why I always dress in black,
Why you never see bright colors on my back,
And why does my appearance seem to have a somber tone.
Well, there's a reason for the things that I have on.

I wear the black for the poor and the beaten down,
Livin' in the hopeless, hungry side of town,
I wear it for the prisoner who has long paid for his crime,
But is there because he's a victim of the times.

I wear the black for those who never read,
Or listened to the words that Jesus said,
About the road to happiness through love and charity,
Why, you'd think He's talking straight to you and me.

Well, we're doin' mighty fine, I do suppose,
In our streak of lightnin' cars and fancy clothes,
But just so we're reminded of the ones who are held back,
Up front there ought 'a be a Man In Black.

I wear it for the sick and lonely old,
For the reckless ones whose bad trip left them cold,
I wear the black in mournin' for the lives that could have been,
Each week we lose a hundred fine young men.

And, I wear it for the thousands who have died,
Believen' that the Lord was on their side,
I wear it for another hundred thousand who have died,
Believen' that we all were on their side.

Well, there's things that never will be right I know,
And things need changin' everywhere you go,
But 'til we start to make a move to make a few things right,
You'll never see me wear a suit of white.

Ah, I'd love to wear a rainbow every day,
And tell the world that everything's OK,
But I'll try to carry off a little darkness on my back,
'Till things are brighter, I'm the Man In Black.





31 mag 2008

Nuova Lotteria Istantanea

Si chiamerà CALL ME il nuovo "Strappa e Chiama" dei Monopoli di Stato.
Dati la crisi, l'inflazione, non si vinceranno premi in denaro. ;D




29 mag 2008

Sguazzare - Charles Bukowski


cretine
Gesù Cristo
certe persone sono così cretine
che le senti
sguazzare
dentro la loro cretinaggine
mentre gli occhi
guardano fuori dalle loro
teste
hanno
quasi tutti i
pezzi: mani, piedi,
orecchie, gambe, gomiti,
intestini, unghie,
nasi e così
via
ma
non c'è niente
lì dentro
anche
se sanno
parlare,
costruire frasi -
ma quello che
gli esce
di bocca
sono i concetti
più stantii, le convinzioni
più distorte,
loro sono il deposito
di tutte le banali
stupidaggini
di
cui
sono
imbottiti
e mi urta
ascoltarli,
vorrei
correre a nascondermi
vorrei sfuggire alla loro fagocitante
inutilità

non c'è
film dell'orrore
più brutto
nè omicidio
così
irrisolto

ma
il mondo
va avanti
e
loro
vanno avanti

facendo
stupidamente
a pezzi
le mie budella



Editoriali politici

Leggo da anni sui giornali editoriali delle grandi firme del giornalismo. Parlano della situazione politica. Delle strategie delle destra e della sinistra. Svelano retroscena più o meno improbabili. Parole al vento rispetto un editoriale classico la cui analisi rimane valida negli anni. Essendo infine un editoriale immenso vale anche per altri campi e discipline, ad esempio il calcio: io tengo all'Internazionale F. C., conosciuta anche come Inter.


28 mag 2008

Last Goodbye - Jeff Buckley





Vedi anche Jeff Buckley - Hallelujah
Su questo angelo dallo sguardo triste è stato scritto, detto, raccontato tutto e di più. Resta solo da attendere la benedizione di un film, magari con drappello di premi vari. Ma tranquilli non tarderà.

Credo che mai nella storia del rock, un’artista con un solo disco all’attivo (perché è bene ricordare, che stiamo parlando pur sempre di un solo disco vero pubblicato, il resto sono – belli o brutti – rimasugli, provini, speranze, sogni e delusioni varie), sia riuscito a smuovere una tale massa di emozioni, scritte e parlate. Non si contano i libri e gli eventi dedicati a questo figlio d’arte, il padre tale Tim, che forse aveva più talento, ma meno cervello, visto che è morto di overdose, fresco papà (di Jeff bell’appunto) e con una carriera in attesa del decollo definitivo. Ma siamo qui per Jeff, il figlio, colui che ha restituito al rock il bel canto. Infatti al di là di tutte le considerazione, spesso esagerate, al limite del filosofico, il vero grande merito di Jeff Buckley, oltre ad aver scritto almeno sei canzoni memorabili, destinate a diventare dei classici della cultura rock (ma forse già lo sono), è stato quello di aver restituito alla voce un ruolo dominante, di bellezza, di interpretazione, di studio, ma anche di sfida. E da anni si contano a centinaia i suoi imitatori. Poveri illusi. La storia, quando debutta con “Grace” nel 1993 (un anno prima si era affacciato con un mini CD dal vivo), gli serve un singolo e relativo videoclip per esplodere. Il brano è “Grace” appunto e così, dal nulla, Jeff Buckley diventa una star. Ho scelto però “Last Goodbye”, una canzone che ne contiene tre e ha idee per altre dieci, parte con quel giro di basso e poi la chitarra acustica che danza sopra un giro di elettrica e Jeff canta che pare un ora un angelo e ora un demone, ma sempre con fare seducente. E quando si impenna per cantare quel “kiss me, please kiss me…” a cui segue, al minuto tre un acuto da pelle d’oca, allora si vola tra le stelle e benedico la fortuna che ho preteso, quando la sera del 15 luglio del 1995, andai a Correggio per assistere al suo unico concerto italiano. Alla fine, dopo novanta minuti con gli occhi lucidi, Jeff disse “See you soon..:”. Fu il suo ultimo addio. Come è andata davvero, quella dannata sera del 29 maggio 1997, lo sanno solo le torbide acque del Mississippi.
(Gianni Della Cioppa)

27 mag 2008

Il lavoro nobilita l'uomo

Ecco una frase che non ha nessun senso e che pure ho sempre sentito sin da quando ero bambino.
Detta così, come l'ho sempre sentita, è un luogo comune, una sciocchezza che non significa niente.
Può assumere significato, buono o cattivo, se la si contestualizza. Pure le persone che amano ripeterla come una verità assoluta, sentendosi importanti, gonfiandosi come pavoni, sono quasi sempre gente o che non fa niente ma la bella vita.
Gli altri non la dicono: quelli che fanno un lavoro che non gli piace o mal pagato, ma che hanno la forza di lamentarsi della loro condizione, che protestano, si organizzano, lottano contro i soprusi; quelli che se ne stanno zitti e sopportano le piccole e grandi angherie quotidiane. Ci sono infine quelli che non parlano proprio per niente, gli invisibili che subiscono in silenzio e nel silenzio generale. Quelli che non hanno forza, non hanno voce, quelli che rimangono schiacciati e niente e nessuno li tira più fuori.









25 mag 2008

1984 a Pigneto - Roma

"La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L'ignoranza è forza".

Il fatto: ROMA - "L'assalto non ha un connotato politico con una matrice, ma è piuttosto un gesto sintomo di una forte intolleranza e insofferenza". Gli investigatori spiegano così il raid contro alcuni negozi gestiti da immigrati nel quartiere romano del Pigneto avvenuto ieri.
Secondo la ricostruzione della Questura, tutto è cominciato ieri mattina quando in un negozio di alimentari di Via Macerata, gestito da un cittadino indiano, è entrato un italiano di circa 50 anni in compagnia di due giovani. Nel locale c'erano altri due clienti: un italiano e un immigrato. Il 50enne si sarebbe rivolto a quest'ultimo in modo brusco, chiamandolo Mustafà, insultandolo e chiedendogli la restituzione di 'soldi e documenti'. "I documenti te li ho messi nella buca delle lettere", avrebbe detto Mustafà, spiegando di non sapere niente del denaro, ma il 50enne gli avrebbe dato 'appuntamento' per le 17: "O mi riporti tutto o spacchiamo ogni cosa". Alle 17, puntuale, l'uomo è tornato nel negozio. Nuovo diverbio e poi il raid a colpi di bastoni. Proseguito per una decina di minuti. Il tutto sempre alla "ricerca di Mustafà". All'arrivo delle volanti del gruppo non c'era più traccia.
Il sindaco: Gianni Alemanno, è andato al Pigneto. Il primo cittadino che già ieri aveva "condannato l'aggressione ai danni di cittadini extracomunitari", oggi chiede che si fermi "la giustizia fai da te". Nega che dietro l'assalto ci siano motivazioni politiche "ma un problema di intolleranza e xenofobia di quartiere"
Il romanzo "1984" di George Orwell:"Prese il libro di storia per bambini e guardò il ritratto del Grande Fratello che campeggiava sul frontespizio. I suoi occhi lo fissarono, ipnotici. Era come se una qualche forza immensa vi schiacciasse, qualcosa che vi penetrava nel cranio e vi martellava il cervello, inculcandovi la paura di avere opinioni personali e quasi persuadendovi a negare l’evidenza di quanto vi trasmettevano i sensi. Un bel giorno il Partito avrebbe proclamato che due più due fa cinque, e voi avreste dovuto crederci. Era inevitabile che prima o poi succedesse, era nella logica stessa delle premesse su cui si basava il Partito. La visione del mondo che lo informava negava, tacitamente, non solo la validità dell’esperienza, ma l’esistenza stessa della realtà esterna. Il senso comune costituiva l’eresia delle eresie. Ma la cosa terribile non era tanto il fatto che vi avrebbero uccisi se l’aveste pensata diversamente, ma che potevano aver ragione loro. In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro? O che la forza di gravità esiste davvero? O che il passato è immutabile? Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?"






Canzone n. 17 "Autogrill" - Francesco Guccini


Canzone n. 17 "AUTOGRILL" Francesco Guccini dall'album omonimo. Con Guccini è come con De Andrè, quasi impossibile scegliere una canzone. In realtà la scelta l'ho fatta escludendone in sequenza almeno una decina e questo solo perché già mi ero dato una regola e avevo selezionato. Autogrill anch'essa è alla fine frutto della casualità!?
Sull'autore non mi viene niente di acuto da dire, temo suonerebbe comunque retorico.
Debbo riconoscenza a Guccini che attraverso le sue canzoni ha contribuito a formarmi culturalmente. Se amo leggere, se amo la letteratura, lo debbo, tra gli altri, a lui.
La canzone è un piccolo capolavoro intimista.
Potrebbe essere la traccia per un romanzo, per la sceneggiatura di un film, la descrizione di una sensazione di smarrimento, di nostalgia. E' il racconto di uno di quei momenti che capitano nella vita: si incontra uno sconosciuto, una sconosciuta che si sa non si rivedrà più e, però, si intuisce empaticamente che proprio lì, in quel momento, quella persona si sente sola e che se le si rivolgesse la parola aprirebbe il suo cuore, che sarebbe bello darsi un'altra occasione, cancellare i propri fallimenti, le miserie che tutti abbiamo dentro.
Un mondo nuovo davanti....per un attimo... ancora una possibilità; un altro universo da esplorare e dal quale essere esplorati, conquistati, una nuova verginità, perchè siamo tutti profondamente soli:

"Senti, senti io ti vorrei parlare...Non so come cominciare:
non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia?
Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via.".

Quanta verità e nostalgia in questi versi. Quanto gioia, dolore, storia si trovano nelle persone che incrociamo per strada, nei vicini che ci limitiamo a salutare tutti i giorni, nelle persone che ci sono amiche, che amiamo ma di cui tante cose non sappiamo né sapremo mai. Storie e vite che ignoreremo sempre, affinità sfiorate e non colte per strada, persone bellissime che non scopriremo mai. Ecco di tutto questo parla la canzone, e lo fa bene, con la sensibilità, la profondità e la lievità tipiche di un grande poeta, che entra nell'animo umano e in poche righe ne coglie l'essenzialità.





23 mag 2008

La competitività della produzione nel libero mercato

Escatologia, ontologia della globalizzazione e della produzione di beni materiali.







22 mag 2008

Razzismo... un errore di percezione?

Mi ero ripromesso di non tornare per un po’sulla questione razzismo, intolleranza. Ne ho parlato tanto sia nei post sia nei commenti a post altrui. Avremmo bisogno di una pausa, tutti.
Abbiamo individuato nella rappresentazione del problema sicurezza più che nella sicurezza vera e propria la causa della recrudescenza razzista.
Le persone, molte, sono impaurite perché non sanno distinguere ciò che è reale da ciò che è mediatico.
Abbiamo biasimato, attaccato le persone che ingenuamente pensano che il primo problema italiano siano i rom e gli immigrati clandestini.
Penso e pensiamo che questi siano vittime ignoranti di un sistema, si facciano strumentalizzare.

Poi questa mattina mi è venuto un dubbio.
E se anche noi fossimo vittime ingenue di una rappresentazione?
Se questi episodi a sfondo razzista ci fossero sempre stati, ma mai prima rappresentati, e fossero tutto sommato marginali e fisiologici in un paese di 60 milioni di abitanti?
Siamo sicuri di non essere vittime di un clamoroso errore di percezione?
Mi piacerebbe avere il conforto della vostra opinione…



20 mag 2008

Intolleranza sull'autobus a Verona

Questo almeno per un po' sarà il mio ultimo post ad occuparsi di immigrazione, razzismo, intolleranza. Questo per la semplice ragione che ormai nei blog sembra esserci la corsa a manifestare quanto siamo buoni noi, che scriviamo e ci battiamo perchè rimangano condizioni di civiltà minime nella società, e quanto siano cattivi gli altri, che era da una vita che aspettavano di diventare razzisti.
Insomma per un po' smetto perchè comincio a sentirmi come Bruno Vespa in quella famosa puntata di Porta a Porta sul delitto di Cogne con il plastico, lo zoccolo ed il mestolone.

Quello che segue è un articolo apparso un paio di giorni fa sul quotidiano di Verona L'Arena.
LA STORIA. La dottoressa Silvia Ayon, nicaraguense, dirigente della ong ProgettoMondo Mlal
«Io, straniera umiliata fra il silenzio di tutti»
«Aggredita a parole sul bus: lascia il posto a noi italiani»


«La prima volta ho pensato a un errore. La seconda a una coincidenza fortuita, al fatto di aver incontrato una donna isterica nel giorno sbagliato.
Ma oggi…, oggi era difficile non capire che quel signore anziano ce l’aveva proprio con me. Che sebbene l’autobus fosse mezzo vuoto, e i posti a sedere tanti, lui voleva il "mio" posto. Perché era il posto che a suo parere spettava solo a un italiano di qui. Quindi a lui. Io insomma non "dovevo" salire su quell’autobus, "occupare" un posto. Ancora tremo dalla rabbia che sentivo crescere in me. Mi vergognavo nel provare un sentimento cattivo per un signore anziano. Ho provato a zittirlo, a chiedergli rispetto per una donna, una signora, una professionista… Inutile, l’uomo continuava a urlare che noi stranieri dobbiamo andarcene, smettere di rubare il lavoro agli altri, sparire».
Silvia Elena Ayon, nata in Nicaragua 44 anni fa, una laurea e una specializzazione in Economia urbana, dopo tanti anni a Firenze vive a Peschiera con il marito, veneto originario di Rovigo, e un figlio che frequenta la terza elementare.
Venerdì mattina era arrivata in città con il treno. Poi alle 9.30 è salita sull’autobus 12 per raggiungere il suo ufficio allo Stadio. Dal luglio 2007 è coordinatrice dell’ufficio Progettazione dell’organismo di cooperazione internazionale ProgettoMondo Mlal. Scrive progetti per Unione europea, Ministero degli Esteri e altri organismi internazionali della cooperazione allo sviluppo.
Silvia Ayon è una donna tutta d’un pezzo. Detesta solo il pensiero remoto di apparire debole, o che qualcuno possa non riconoscerle il massimo dell’efficienza e della preparazione.
È un osso duro. «Ma non oggi», dice in un sussurro. E si capisce che se la prende con se stessa. Perché questa volta quel che è successo non l’ha trovata preparata. Per lavoro si occupa di temi legati a quello dei diritti umani. Ma nel suo lavoro le violazioni accadono in Paesi lontani, dove il cammino per la democrazia è ancora lungo, in America latina o Africa, i due continenti dove l’Ong veronese ha in fase di realizzazione per conto di finanziatori pubblici e privati 41 progetti, per 21 milioni di euro.
Anche per questo, ciò che sta accadendo da qualche settimana le pare perfino incredibile. «Peschiera. Tornavo a casa. Una signora seduta di fronte a me comincia a parlar male degli stranieri. Si sa, è un po’ il tema del momento. Ma la donna parla rivolgendosi a me, mi fissa con aria di sfida. Vuole che io abbia una reazione. Ma io sono stanca, e poi il discorso non mi interessa, il dibattito sui mass media è diventato stucchevole anche per me. Ma la donna incalza. Mi indica agli altri come esemplare di "quegli extracomunitari che vengono a vivere in Italia e credono di poter fare ciò che vogliono".
«Mercoledì, alle 9.30 circa, sono invece sull’autobus a Verona, linea 11. Sono di spalle e sento un colpo dietro alla nuca. L’autobus è affollato e mi sposto il possibile. Ma ecco che arriva un colpo di gomito tra le scapole, perdo il respiro per un attimo. Mi volto sorpresa, è una donna della mia età che mi sibila: "Hai capito sì o no che devi spostarti?" La guardo allibita. Penso a un’incomprensione, un momento sbagliato. Poi passa un altro giorno ed ecco che mi ricapita. Questa volta sulla linea 12. Un autobus a quell’ora praticamente vuoto. Quell’uomo sui 70 anni si avvicina a me che guardo altrove e a bassa voce dice qualcosa che non capisco. Scusi?
Levati - mi dice - qui mi siedo io. E io, ingenua, penso di indicargli un altro posto poco più in là. Ma lui non vuole che "io" occupi quel posto. Mi sento gelare. Mi trovo a gridare contro di lui. Sento in me un inizio di violenza che non conosco.
«Ma cosa sta accadendo? Io non voglio che questo capiti a me. Non voglio che capiti a Verona. Siamo così felici a Peschiera. Mio figlio è così contento di essere italiano. Ma l’aspetto forse più spaventoso è la facilità con cui l’uomo mi ha trattato così. E il silenzio nell’autobus. Improvvisamente scopro una cosa terribile: che tutto questo è già normalità. È possibile che questo accada senza che nessuno fiati. Ma non per paura. Per pigrizia, per assuefazione».
«Mi chiedo: che sta succedendo a Verona? Oggi è toccato "persino a me" ma ogni giorno in treno vedo qualcosa di simile. Un controllore che strattona un nero perché a suo dire (poi si scoprirà che non è vero) non ha timbrato il biglietto. Se fosse stato un veronese? Due mesi fa ero con mio figlio di 8 anni. Italiano nell’aspetto e nelle generalità. Ci indicano come "stranieri". Mi sento morire. Ma stranieri a cosa?»




19 mag 2008

La storia siamo noi – Manuale di sopravvivenza

Leggo in questi giorni in giro sui blog che ci sono moltissime persone preoccupate della situazione rom e xenofobia (e fanno, anzi facciamo bene a preoccuparci) e che hanno la netta sensazione di essere una minoranza. Leggendo i giornali sembra che la maggioranza degli italiani bruci baracche ed insegua per strada con il bastone gli avversari politici.
Sarò un illuso ma credo che il mondo dei media sia ormai in buona parte autoreferenziale e descriva la realtà che più gli fa comodo. I giornali accendono i riflettori e ingigantiscono polemiche e situazioni alla bisogna. Ora per un altro po' ci saranno i rom ed i loro sgomberi, poi arriveranno gli europei di calcio e ci accorgeremo che i rom non ci sono più, e se l’Italia dovesse vincere si farà un governo allargato alle opposizioni, ci vorremo tutti bene ed anche i leghisti scopriranno di essere italiani; poi arriveranno le olimpiadi, ci risarà per un po’ il Tibet poverino; poi il caldo, e quindi il grande caldo; in agosto 500 milioni di italiani invaderanno l'autostrada del sole, ci sarà il calvario sulla Salerno Reggio Calabria; il ponte di Messina bisognerà pur farlo o no? consulente pro e consulente contro; poi a settembre ci sarà l'autunno caldo, i sindacati verso lo sciopero generale e la fiammata dell’inflazione.
Ora i media non cambieranno, bisogna sforzarsi di leggere criticamente tutto, anche le banalità e, possibilmente, guardare con occhio ancora più critico la televisione...e guardarla poco. Non sto proponendo una fuga dal reale, ma dall'irreale sì. Temo che però un discorso di questo tipo rimanga in un qualche modo discorso di pochi. Di solito la gente va a casa la sera stanca dal lavoro e si beve passivamente tutto ciò che passa la tele, ed i giornali non li legge. Ovvio che queste persone si prestano più che bene ad essere manipolate. Diceva un blogger :"ma a Napoli c'è anche gente solidale, che aiuta i rom, solo che non viene rappresentata." C'è, ci sono queste persone, e sono convinto che siano tanti, almeno potenzialmente.
Per cui a questo punto non perdiamo di vista il reale scambiandolo con la sua rappresentazione, non perdiamoci d'animo e non impauriamoci.
Vorrei chiudere questo post con le parole di una stupenda canzone che, con la sensibilità della poesia, esprime compiutamente quello che ho cercato di dire io:

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.





18 mag 2008

Inter Campione d'Italia - 16° Scudetto










In memoria di un Italiano Onesto - Enzo Tortora

Premessa.
Questo è un commento ad un post di un nuovo amico (mi auguro), Luigi Serra. Ho poi deciso di pubblicare il commento come tale sul blog di Luigi e come articolo sul mio di blog.

Ciao Luigi, grazie della visita. Sono venuto a trovarti e sono subito stato sviato dal tuo blog principale per entrare in quello nuovo grazie al tema che hai proposto: Enzo Tortora.
Il suo arresto, come altri fatti più o meno luttuosi di quegli anni, Moro, Peppino Impastato, Dozier la stazione di Bologna, Ustica, è entrato nella memoria collettiva. Mi ricordo Portobello, e quando lo arrestarono, ero allora al liceo. Ricordo con senso di colpa il sentimento che allora mi prese "Eh lo sapevo non poteva essere così buono. Era tutto un personaggio finto! Come gli altri e peggio degli altri." Che imbarazzo qualche tempo dopo quando vidi gli accusatori, gente inguardabile dei millantatori della peggior specie, dei pentiti finti che sostenevano ed erano sostenuti da una magistratura inqualificabile. Ma il gap, l'imbarazzo, secondo me, era culturale ed emblematico: una persona onesta e di successo non era comprensibile nell'immaginario mio e della maggioranza degli italiani, sostenuti in questo da dei media che in quell'occasione diedero il peggio di sè.
Quell'uomo in manette che sfilava tra telecamere e flash, con il senno di poi, simboleggiava la sconfitta degli italiani per bene. Infatti abbiamo perso.
Gli unici lungimiranti che lo sostennero in quell'occasione, furono i radicali. Marco Pannella dimostrò candidando Tortora di trovarsi a vivere nel futuro, di vedere molto più acutamente degli altri politici. Per questa ragione a volte sembra folle quello che dice: perchè è un profeta laico.

Tornando a Tortora, quello che lui visse sulla sua pelle poi in una qualche misura l'ha vissuto anche il paese, le forze migliori, più sane, furono marginalizzate. Una nuova e pessima società dell'immagine e dei magliari si affermò.
Bello Luigi, il ricordo di un italiano onesto.
Ciao, silvano.



16 mag 2008

Khorakhane' - A forza di essere vento

Questa canzone è tratta dall'ultimo album di studio di Fabrizio De Andrè " Anime salve". La sua voce calda ci accompagna in un viaggio dentro la storia di un popolo. Lo fa da poeta, con immagini, suggestioni, emozioni. Nel finale la voce di Dori Ghezzi regala la bellezza del volo, dell'essere vento.
Sullo sfondo immagini di Auschwitz.
Il minutaggio della canzone è di 5 minuti e 28 secondi, poi la bella voce di De Andrè con quel rimpianto accento genovese racconta una storia, offrendo una visuale nuova ed inedita per molti di noi.







15 mag 2008

Grillo: l'arci italiano del peggio

Un grande Eugenio Scalfari dice una grande verità, scomoda come tutte le grandi verità.





Guerre tra poveri

Scene di situazioni lasciate incancrenire offerte generosamente dalla televisione.
Povere persone esasperate e disperate per strada, alla ricerca di una vendetta, facce terrorizzate di donne e bambini e vecchi rom che fuggono da baracche vergognose.
Poveri contro poveri.
Persone strumentalizzate, impaurite che commettono atti che mai avrebbero commesso in vita loro, bruciando, distruggendo.
Guerre tra poveri che rischiano di tramutarsi in incendi.





14 mag 2008

Il duo Feltri Travaglio

Questo video spassosissimo risale ormai ad un paio di anni fa. Feltri e Travaglio raccontano del mausoleo di Berlusconi. Dialogo molto ironico, molto divertente. Forse, a ben guardare, anche un poco adulante. Prove di Corte medioevale?


13 mag 2008

Sud

Ricordi della scorsa estate