11/nov/2009

I don´t wanna grow up - Ramones


I Ramones suonano uno dei miei Waits preferiti.
I don't wanna grow up un manifesto, anche il mio.

I don't wanna grow up 'cause:

I don't want my hair to fall out
I don't wanna be filled with doubt
I don't wanna be a good boy scout
I don't wanna have to learn to count
I don't wanna have the biggest amount
I don't wanna grow up


Il futuro radioso dell'Italia

E' tutto un fiorire di fondazione e movimenti che hanno a cuore il futuro dell'Italia.
Fini ha la sua un po' futuristica "Fare futuro", Montezemolo "Italia futura", ed infine si è aggiunto pure Rutelli con "Alleanza x l'Italia".
Ci aspetta un radioso futuro ma nessuno che ci liberi dalla melma del presente.

10/nov/2009

Ricky - Una storia d'amore e libertà - di Francois Ozon

[Ricky, Francia, Italia, 2009, Drammatico, durata 90'] Regia di François Ozon

Con Alexandra Lamy, Sergi López, Mélusine Mayance, Arthur Peyret, Jean-Claude Bolle-Reddat, André Wilms


Visto ieri al cineforum il film di Francois Ozon.

Il film inizia con un flash forward in cui la protagonista Katie chiede aiuto perché non ce la fa più a tirare avanti la sua vita da single con due figli da crescere.
Katie è un’operaia che vive in un appartamento della squallida periferia parigina.
Ha una figlia piccola di 7 anni , Lisa, già più matura e responsabile di lei.
La vita scorre monotona scandita dai ritmi della fabbrica e della casa.
Katie conosce un altro operaio Paco.
I due hanno una storia e nasce Ricky.
A Ricky dopo pochi mesi di vita spuntano le ali. Avete letto bene, le ali ed il bambino vola, vola come un passerotto tra le mura della casa.
Questo prodigio porta nella vita di Katie e della figlia speranza e felicità, sino a che l’eco del bimbo che vola non esce dall’intimità della famiglia e diviene oggetto di sete mediatica e di consumo della società.
Katie per superare il cronico bisogno economico si fa convincere da Paco a soddisfare il desiderio dei media di vedere il bambino con le ali.
Escono quindi dall’appartamento, assediato dai giornalisti e dalle televisioni, a proporre lo spettacolo del bimbo volante. Ricky vola, si libra davanti a cineprese e macchine fotografiche, li incanta ancorato alla madre tramite un filo come fosse un aquilone.
Il filo scivola dalle mani di Katie e Ricky veloce vola libero, si allontana dai palazzi e va verso un lago e poi nel cielo sopra gli alberi di un bosco sparisce alla vista della folla di curiosi che invano l’hanno rincorso.
Ricky non lo troveranno più né più ritornerà, solo la madre lo rivedrà un’ultima volta cresciuto e con le ali ancora più grandi e forti.
Con un’inquadratura di Katie sola in casa ed ancora incinta il film si chiude.

Film bellissimo. Poetico. Una favola per adulti. Immagino che il film abbia molteplici chiavi di lettura e che Ricky racchiuda in sé una simbologia particolarmente ricca. Così viene in mente la voglia di volare, la paura di volare, la libertà, la fantasia, la speranza, la parabola di un nuovo messia che se oggi apparisse verrebbe ridotto a fenomeno da baraccone. Ancora, Ricky rapportato alla nostra società è l’incapacità di sognare ed il bisogno di ridurre tutto alla razionalità, alla spiegazione, alla spiegazione scientifica.
Ma per chi ha visto il film rimane la domanda “Ma Ricky c’era? C’era davvero? e poi riapparirà nella vita di Katie?”. L’idea che mi sono fatto io è che Ricky sia esistito solo nella fantasia di Katie e che non tornerà mai più.. Infatti nel già citato flash forward Katie parla solo di due figli (era incinta nella scena finale) e chiede di affidare il più piccolo.
Ricky rappresenta a mio avviso lo spazio intimo di Katie, il suo anelito di libertà che ha lasciato libero di vagare nel tempo e nello spazio proprio per preservarne l’essenza, per non rovinarla con il quotidiano duro e grigio della vita.
Similmente ho letto in Lisa la proiezione della razionalità di Katie, fonte di concretezza,di come Katie dovrebbe essere per affrontare la vita e le difficoltà che essa comporta, invece di rifugiarsi nell’illusione (vedasi la scena dove Lisa cerca per un attimo di tagliare le ali a Ricky).
Katie è l’archetipo di una donna sola, che si è proiettata all’esterno per preservarsi dal nulla rappresentato da un’esistenza dura e povera, dove le figure maschili (vedi Paco) non sono che dei vuoti riempitivi.
Katie è la solitudine e la superiorità delle donne nell’affrontare la vita, lasciate sole da uomini o troppo irreali e straordinari come Ricky, o troppo reali e inconsistenti come Paco.



Gnossienne nº 3 - Erik Satie


Questa musica descrive perfettamente l'umore del giorno.
Tra il meditativo e il depresso e però anche il piacere del crogiolio in questo stato d'animo.

09/nov/2009

Dopo la caduta del muro di Berlino


Un'altra occasione mancata per portare più libertà anche qui.

Bastardi senza lodo


Perfetto. L'unica cosa da aggiungere è che più che di Quentin Tarantino il regista potrebbe essere Gianpaolo Tarantini. (schiaragola.wordpress.com)

08/nov/2009

Gasparri starring in "L'uomo che fissa le capre"


Un vero capolavoro di locandina (click sull'immagine per ingrandire) . Grazie.

Outside The Wall - Pink Floyd

All alone, or in twos
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall
Some hand in hand
Some gathering together in bands
The bleeding hearts and the artists
Make their stand
And when they've given you their all
Some stagger and fall after all it's not easy
banging your heart against some mad buggers
Wall


20 anni fa se n'è andata una delle mie ultime illusioni. Pensai come molti che quel muro e la sua caduta significassero un mondo nuovo e più giusto.
Quel muro in realtà ne aveva dentro di sè altre migliaia, forse infiniti una mostruosa matrioska infinita di muri.


Mods o rockers?

A chi avreste preferito assomigliare?


Il muro di Berlino prima e dopo



Love shouldn't be a secret

Every time I read on of these secrets about people who are in love but are too terrified to tell the person, it scares me. If someone was in love with me, I would want to know. Love shouldn't be a secret.

La baggianata del sorpasso della Gran Bretagna

La ragione per cui è una baggianata si comprende istantaneamente guardando l'andamento del tasso di cambio tra sterlina ed euro:
In sostanza, due anni fa ci volevano 1,4 euro per comprare una sterlina, ora ne bastano 1,1. Quindi, come per magia, il PIL britannico, quando espresso in euro, è andato giù. O, se volete vederla in modo ottimista, il PIL italiano misurato in sterline è andato su. Fine della storia.
Per continuare a leggere l'articolo clicca qui.

07/nov/2009

Un po' di chiarezza e di informazioni sul virus H1N1 e sul vaccino

Purtroppo non si riesce ad avere informazioni univoche sul virus e sul vaccino.
In Europa una cosa è sicura: l'uso degli adiuvanti nel vaccino tra i quali lo squalene e che la Food And Drug Administration ha tolto dal commercio negli USA.
Per farvi un'opinione vi consiglio di leggere le informazioni sul sito della FDA, che se non altro è chiaro. (Per inciso nel vaccino in commercio in USA non è presente lo squalene).
Sito Food an Drug Adminsitration.

La discesa in campo - come avrebbe dovuto essere


Ma perchè nessuno c'ha pensato allora? Era tanto semplice!

L'algebra e l'Ocse

L'ottimismo del premier

- 30 + 10 = -20


06/nov/2009

John Wayne Gacy, jr - Sufjan Stevens


Devo farmi perdonare per aver avvicinato il nome di Sufjan Stevens a quello del grande male in un precedente post.
Allora come farlo meglio se non proponendo un suo pezzo "John Wayne Gacy jr", dall'album "Come On Feel The Illinoise" del 2005?
Canzone che racconta di un serial killer, John Wayne Gacy Junior appunto, che si rese colpevole di 33 omicidi di ragazzi e giovani uomini che, dopo aver sodomizzato e ammazzato, seppelliva sotto la sua casa.
Gacy divenne famoso anche con il soprannome di Pogo il Clown" da come si faceva chiamare quando faceva il clown animatore alle feste dei bambini. Dopo averne letto di Gacy e delle sue perfomance assassine e clownnesche sempre lo metto in realzione a pennywise il malvagio clown protagonista di quel gran libro che è "It" di Stephen King.
Pagliacci, nostalgia, malinconia, il male come quotidianità, tutti questi aspetti mergono con grande risalto dalla musica e dalle liriche di Stevens.
Buon ascolto.

His father was a drinker
And his mother cried in bed
Folding John Wayne's T-shirts
When the swingset hit his head
The neighbors they adored him
For his humor and his conversation
Look underneath the house there
Find the few living things
Rotting fast in their sleep of the dead
Twenty-seven people, even more
They were boys with their cars, summer jobs
Oh my God

Are you one of them?

He dressed up like a clown for them
With his face paint white and red
And on his best behavior
In a dark room on the bed he kissed them all
He'd kill ten thousand people
With a sleight of his hand
Running far, running fast to the dead
He took of all their clothes for them
He put a cloth on their lips
Quiet hands, quiet kiss
On the mouth

And in my best behavior
I am really just like him
Look beneath the floorboards
For the secrets I have hid

La Palice e La Repubblica

In un paese, l'Italia per gli ingenui, in cui la libertà di stampa è molto limitata accade il paradosso che la fiction del libro di Vespa divenga notizia.
Passi che la fiction vespiana diventi prima pagina di tutti i tg, ma è allucinante che anche Repubblica cada nel giochino del conduttore di Porta a Porta e del suo dominus, replicando che le risposte fornite dal libro di Vespa non sono veritiere.
Replicare alla fiction dicendo che si tratta di fiction è cosa degna della canzone dedicata alla morte di La Palice "Se non fosse morto sarebbe ancora in vita".
Anche la stampa ancora libera sembra ormai essere poca cosa.

Berlusconi:Vespa=Sufjan Stevens:Pupo

"Repubblica fa dieci domande a Berlusconi e Berlusconi risponde a Vespa. Come scartare un CD di Sufjan Stevens e trovarci dentro l’ultima fatica di Pupo."

Via Manteblog

Big Man - Clarence Clemons


"You want to be him but you cannot.
Because in all the world there is but one Clarence 'Big Man' Clemons."
Bruce Springsteen

E' uscito il libro del Big Man - lo puoi trovare qui.

Vespa sul monte Sinai



Dare un bel pugno in faccia non è reato



05/nov/2009

Il Crocefisso e i ruffiani

Come premessa ad una piccola riflessione riporto un articolo del professor Michele Ainis pubblicato su La Stampa di ieri:

Doveva arrivare un giudice d’Oltralpe per liberarci da un equivoco che ci portiamo addosso da settant’anni e passa. In una decisione che s’articola lungo 70 punti (non proprio uno scarabocchio scritto in fretta e furia) ieri la Corte di Strasburgo ha messo nero su bianco un elenco di ovvietà.
Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario.
Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.
Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime. Non è, neppure questo, un caso solitario: basta pensare ai reati di vilipendio, agli ordini professionali, alle molte scorie normative del fascismo che impreziosiscono tutt’oggi il nostro ordinamento. Ma quantomeno in relazione al crocifisso, la scelta normativa del Regime deve considerarsi in sintonia con la Costituzione all’epoca vigente. E infatti lo Statuto albertino, fin dal suo primo articolo, dichiarava che «la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Da qui figli e figliastri, come sempre succede quando lo Stato indossa una tonaca in luogo degli abiti civili.
Ma adesso no, non è più questa la nostra divisa collettiva. L’art. 8 della Carta stabilisce l’eguale libertà delle confessioni religiose, e stabilisce dunque la laicità del nostro Stato. Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero. Domanda: ma l’art. 7 non cita a sua volta il Concordato? Certo, e infatti la Chiesa ha diritto a un’intesa normativa con lo Stato italiano, a differenza di altre religioni (come quella musulmana) che ancora ne risultano sprovviste. Però senza privilegi, neanche in nome del seguito maggioritario del cattolicesimo. D’altronde il principio di maggioranza vale in politica, non negli affari religiosi. E d’altronde la stessa Chiesa venne fondata da Cristo alla presenza di non più di 12 discepoli. Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni


Premesso questo scritto di civiltà e democrazia, volevo solo per un momento passare a considerare il livello culturale del nostro dibattito politico.

Mi fanno specie e mi preoccupano i politici che subito pronti si sono messi a cavalcare questa sentenza, a diventare paladini della fede e della libertà (della loro?).

Leggo che il sindaco di un paesino del vicentino con apposita delibera comunale ha imposto, su tutto il territorio del comune, che in tutti gli spazi pubblici sia affisso il crocefisso pena pecuniaria di 500 euro ai trasgressori.

Vedo con nausea che puttanieri abituali con parecchie famiglie e più miliardi circolano tra la folla brandendo il crocefisso e predicando di radici culturali e fede.

Ascolto la Gelmini, che pure è il Ministro della Pubblica Istruzione, dire che il crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche è previsto e prescritto dalla Costituzione (segno che non l’ha nemmeno mai letta).

Vedo personaggi con il fazzoletto verde che si riscoprono fedeli e devoti cristiani, dimenticando che solo ieri si sono sposati con il rito druido (ma ci rendiamo conto? Manco fossimo in un fumetto di Asterix) e adorano fiumi e ampolle d'acqua inquinata. Vedo personaggi con il fazzoletto verde che non esitano un momento a gettare in mare il prossimo ignorando quel “ama il prossimo tuo come te stesso” che fu detto (forse non lo sanno) proprio da quel crocefisso che oggi insultano con la loro fede falsa e pelosa.

E poi infine ascolto il Cardinale Bertone che si lamenta dicendo che l’Europa ci lascia solo le zucche vuote e ci toglie tutte le radici della nostra cultura e della nostra indentità.
Trovo che questa ultima affermazione sia particolarmente triste e preoccupante, in quanto se davvero la Chiesa pensa che il suo declino nel sociale, tra la gente sia legato a crocefissi presenti o meno nelle aule di scuola, beh allora i casi sono due: o è in malafede o ha imboccato un ben triste ma inevitabile viale del tramonto.