29 nov 2011

Lucio Magri

Mi dispiace l'aver letto questa mattina del suicidio assistito di Lucio Magri.
Mi piaceva lui, me lo ricordo inquieto e scartante, assomigliava un po' nel mio immaginario al Warren Beatty/John Reed eterno giovane rivoluzionario.
Più romantico che comunista, anche se a lui non credo avrebbe fatto piacere.

Viene da smoccolare anche se non per colpa sua, viene da smoccolare per il ricordo che mi è emerso questa mattina leggendo della sua vicenda in fin di vita. Viene da smoccolare a ricordare un fatto di cronaca nera accaduto qualche anno fa nel mio ex quartiere dove sono nato, la zona Stadio a Verona, quando in uno di quei garagi immensi e non luoghi dei palazzoni tutti uguali anni '60, sono stati ritrovati due anziani coniugi in un mare di sangue, ossa, carne. La triste storia è presto detta: due coniugi ottantenni ormai soli con i figli lontani e distratti, lei malata terminale e lui solo ad accudirla, le ristrettezze economiche, la disperazione e una vita passata assieme. Decidono di farla finita e insieme di recano nei garagi con il vecchio fucile di caccia: un colpo in petto a lei e poi un colpo in bocca a lui.

Del perchè mi sia venuto in mente questo episodio di drammatico dolore non lo so...so che c'è un universo tra il dolore algido del suicidio di Magri e il suicidio dei poveri. Non c'entra nulla forse e soprattutto è fuori luogo ma mi viene da pensare quale e quanto sia l'abisso tra il popolo di riferimento della sinistra e la sua classe intellettuale. Quale abisso anche estetico tra un suicidio sporco di sangue in un garage di un condominio popolare e quello asettico in una clinica svizzera.

Si nasce e si muore soli e il dolore degli altri è misterioso e sconosciuto. Sempre.

5 commenti:

bettybleu ha detto...

sinceramente non ti ho capito...
il suicidio è comunque, sempre, suicidio...
in autonomia o assistita, sempre morte consapevolmente e autonomamente programmata è...
con un'unica radice... il buco nero della solitudine.

angie ha detto...

mi ero sempre chiesta che fine avesse fatto... r.i.p.!
se ho capito bene si tratta di eutanasia: penso che in un paese come il nostro, che la ostacola, non tutti hanno il coraggio di lanciarsi nel vuoto (come Monicelli) o di fare come quei coniugi in garage (soprattutto se sei contrario alle armi!).

dario ha detto...

Boh, tra la storia che hai raccontato dei due anziani e quella di Magri, per come le hai raccontate tu, la prima differenza che mi viene in mente e' che i primi l'hanno fatto nel silenzio, il secondo invece sotto i riflettori. C'e' qualcosa che snatura anche una cosa intima come il suicidio per il fatto di essere osservata da chi intimo non e'.

Ecco, mi pare che quell'inquietante senso di "algido" sia dovuto (almeno per me) al racconto, non all'episodio.
Il che verrebbe a dire che sarebbe meglio non parlarne.

(nota l'autoreferenzialita' di questo mio commento :-))

listener-mgneros ha detto...

quanto moralismo per una scelta che è faccenda personale..e se sei famoso adesso non puoi nemmeno suicidarti perchè se no finisci sotto i riflettori e quindi devi pensarci prima? Moralismo appunto e molto cristocattolico come radice pesante e inutile. Parlare di suicidio è un diritto tanto quanto parlare di un dio inesistente e speso dannoso.

dario ha detto...

Gia'. Anch'io li odio i moralisti. Meno male che tra questi commenti non se n'e' visto nemmeno uno.