21 mar 2012

Sciopero generale e poi panchina, tanta panchina

La CGIL proclama lo sciopero generale come risposta alla riforma governativa del lavoro. Ci sta come risposta, ma il dubbio che non si abbia idea di che fare dopo è quasi una certezza. Si potrebbe far cadere il governo e andare al voto giocandosi il tutto e per tutto....ma se si perdesse sarebbe un disastro.
Forse sarebbe il caso che un po' di gente facesse un po' di sana panchina, come nel calcio.
La Camusso mi richiama il supplizio di Sisifo, ogni volta che riesce ad arrivare in cima al monte spingendo il Landini questi la ristrascina giù.

12 commenti:

Alessandro Cavalotti ha detto...

Ho dato un'occhiata alla proposta di riforma del governo e non mi sembra questo mostro terrificante mangia-diritti. O non ci capisco niente, o sto diventando di destra, oppure a qualcuno piace fare sempre e comunque il bastian contrario. Non so.

gattonero ha detto...

C'è sicuramente qualcosa che non quadra.
E la ventilata possibilità di ritorno alle urne quasi mi terrorizza: vedo troppi panchinari che fanno una opposizione di facciata, senza uno straccio di proposta concreta. Ammesso che vadano al governo (ammesso e non concesso, visti il precedente dopo- Prodi che ci aveva appena strizzato) cosa farebbero?
Loro continuerebbero a fare panchina, si sono accorti che se si vince partecipano alla vittoria, se si perde erano in panchina e non hanno potuto giocare.
Bah!

dario ha detto...

Io penso che il compito di un sindacato e' difendere i diritti dei lavoratori.
Penso altresi' che creare una alternativa di governo sia compito dei partiti politici.
Penso infine che il compito dei cittadini sia quello di scegliere tra le proposte alternative (in realta' penso che il loro compito sia scegliere il partito o la persona che rappresenti meglio la propria visione politica proponendo o appoggiando un governo piuttosto che un altro - ma in fondo e' la stessa cosa).

Qui quello che manca e' una alternativa. Si', andrei volentieri al voto. Ma poi, chi e' che governera'?

dario ha detto...

Gattonero: cavoli, io non penso che siano i panchinari che fanno la proposta concreta. Come allo stadio, la proposta concreta la dovrebbe fare il Mister.
Del resto io e' per il Mister (PD) che ho votato. Non convinto, ma come voto utile mi sono adeguato. Mi aspettavo che volesse governare, mica appoggiare i governi tecnici.

Ernest ha detto...

Io dico che questi "grandi" economisti mi devono spiegare dove sta scritto che per rilanciare il lavoro in un paese si parte dai licenziamenti, dalla flessibilità. Il punto vero credo che sia la batosta che vogliono dare alla concertazione che per loro non esiste più. Loro dicono, prendere o lasciare, per loro il sindacato non esiste, il vero pericolo è questo, la sfida all'articolo 18 è puramente uno schiaffo ai lavoratori e ai sindacati, come dire "noi andiamo per la nostra strada non ci interessa il vostro paerere"... pensate questo cosa può significare per la vita di ogni lavoratore. Certo leggendo la proposta si parla anche di stage a pagamento ma si parla anche di apprendistato e scommettiamo che nei prossimi mesi vedremo tantissimi contratti si apprendistato con calcio nel sedere incorporato alla fine del periodo.
io continuo a dire si salvi chi può
un saluto

silvano ha detto...

Ho letto velocemente i punti come riassunti dai giornali di questa riforma. Mah...in effetti non prevede il far west, importante sarebbe che fosse applicata correttamente, con controlli e tutto il necessario in modo da impedire ai soliti furbi di fare quello che vogliono calpestando le persone. Direi anche aspettiamo di vedere le modifiche e le migliorie (mi auguro) che apporterà il dibattito parlamentare.

Non so, forse è che io ho una visione deformata della realtà dato il luogo dove lavoro, ma accidenti oggi come oggi l'art. 18 viene tranquillamente aggirato e tutela relativamente poco. Non scendo in particolari, nè ho voglia di dire dove lavoro, ma ci si mette tranquillamente d'accordo con i sindacati in un vero mercato delle vacche per lasciare a casa o assumere le persone. Vi assicuro che non è uno spettacolo edificante vedere certi mercanteggiamenti, anche da parte di quelli che poi pubblicamente fanno fede di spirito rivoluzionario. Visto dal dentro è solo rapporto di forze ed equilibri politici.
ciao, silvano.

dario ha detto...

L'articolo 18 tutela eccome.
Io, per esempio, pur ritendendo me stesso fondamentale in questa azienda, sono consapevole che la direzione sia talmente ottusa da non pensarla allo stesso modo, e in svariate occasioni credo mi avrebbe licenziato volentieri, finendo per fare cassa con il mio stipendio risparmiato.
Poi magari mi avrebbe assunto di nuovo, qualche mese dopo, riducendomi ulteriormente lo stipendio. E io avrei accettato, che' fuori di qui, pare, i quarantasettenni come me non e' che trovino molto lavoro. E poi magari mi avrebbero licenziato di nuovo quando non fossi servito piu' per qualche giorno.

Tu devi essere di gran lunga piu' bravo e importante di me. Oppure hai uno stipendio irrisorio, perche' altrimenti nei periodi di magra la tua azienda ti avrebbe lasciato a casa (ed evidentemente non l'ha fatto nonostante tu non sia tutelato dall'articolo 18)

silvano ha detto...

L'articolo 18 tutela al massimo chi ce l'ha. La situazione nelle aziende senza aet. 18 non è però quella che dici tu, in alcune sì ma non in tutte, ti assicuro. Quanto all'importanza o allo stipendio, la seconsa che hai detto.
ciao.

dario ha detto...

Vero, l'art. 18 tutela chi ce l'ha. Ed essendo una gran bella cosa bisognerebbe fare che lo si estende, credo.

Io poi lo so che c'e' tutta una risma di lavoratori che quelle tutele non ce l'hanno, pur essendo a tutti gli effetti, o anche "di fatto" lavoratori dipendenti.

Evidentemente il mio discorso non e' applicabile a quei lavoratori che sono imprenditori di se stessi.

Pero' io continuo a non capire la tua tesi: stai dicendo che, visto che c'e' ingiustizia sociale e comunque dell'art.18 non frega niente a nessuno allora e' meglio abolirlo, cosicche' il governo comincia a lavorare su temi piu' seri, quelli che effettivamente scoraggiano gli investitori stranieri e italiani...?
Oppure vuoi dire che e' meglio abolire l'articolo 18 per sostituirlo con qualcosa che garantisca di piu' quelli che adesso non sono tutelati a scapito di garanzie minori per quelli che adesso lo sono?

Io penso che il compito del sindacato sia lottare perche' i lavoratori - tutti i lavoratori - migliorino la loro condizione, perche' in fondo sono loro che producono la ricchezza di questo paese, e quindi e' giusto che se la godano.
E penso anche che se ci sono pochissime probabilita' di vincerla, 'sta guerra, i sindacati dovrebbero combatterla lo stesso.
Oppure in alternativa aboliamo i sindacati, che non servono a un tubo. Ma non mi pare una gran bella dimostrazione di democrazia.

--- ma con sto nuovo blogger, come si fa a iscrivere i commenti del post al reader?

silvano ha detto...

Non dico che bisogna abolire l'art. 18. Ma rimanendo alla tua provocazione io credo che tra non fare nulla e rimanere in un'ipotetica scala di valore a 50, e salire su quella scala a 75, rinunciando per ora ad arrivare a 100 e al suo perseguimento (40 anni di chiacchiere con la maggioranza dei dipendenti eslusi), per ora mi accontenterei di 75, ma anche di 70 o 65.
Prendi il mio ragionamento considerando i limiti dell'esempio. Se poi mi chiedi se non mi farebbe piacere avere 100, e certo che sì che mi piacerebbe!!!
ciao.

dario ha detto...

Silvano, ho difficolta' a seguire il tuo ragionamento (;-) pur essendo un matematico tendo a perdermi dopo il terzo numero).

Se ho capito bene quel che dici, piuttosto che avere una meta' di lavoratori esclusi dall'art.18, sarebbe meglio limitare globalmente l'effetto dell'art.18 ed estendere la quantita' di lavoratori che ne possono beneficiare.

Giustissimo, sono totalmente d'accordo con te.
Pero' mi chiedo come si possa modificare, per rendere piu' lasca, una norma che dice che i lavoratori non possono essere licenziati se non per giusta causa.
O non possono o possono. Mi pare una scelta dicotomica.

Io la penso cosi':
Il sistema azienda funziona perche' l'azienda continua a crescere. E la crescita e' data dal fatto che il lavoratore produce di piu' di quanto e' retribuito. E da tutto cio' il datore di lavoro ne ricava il suo tornaconto, altrimenti non investirebbe il proprio capitale.
Questo tornaconto dovrebbe essere la sua ricompensa del fatto che rende un servizio alla societa' fornendo lavoro (e quindi redistribuendo ricchezze) ai propri lavoratori.
Se pero' munge la vacca solo quando ha latte e invece la prende a calci in culo quando c'e' crisi, allora non rende piu' il servizio sociale al quale e' preposto.
E l'articolo 18 protegge la societa' proprio da questa ingiustizia.

Se noi modifichiamo l'articolo 18 facendo in modo che il datore di lavoro puo' licenziare per ragioni economiche (anche ammettendo di eliminare quello scandalo che prevede solo un indennizzo nel caso in cui le motivazioni economiche non sussistano), allora mi chiedo quale sia lo scopo di cio' che dell'articolo 18 ne rimane.

Per dirla con te, a questo punto e' come estendere al 100% dei lavoratori l'articolo 18. Cioe' chi non ce l'ha puo' essere licenziato, e chi ce l'ha puo' essere licenziato.

dario ha detto...

Nella mia vita ho cambiato 5 posti di lavoro. Tre di questi non erano coperti dall'art.18. Cito l'ultimo in ordine temporale di questi.
Avevo aperto una partita IVA e fatturavo il mio stipendio una volta al mese. Presentavo il 740 che mi consentiva di pagare una parte di quel reddito in tasse. Facendo i conti guadagnavo molto di piu' del posto di lavoro successivo. Ho cambiato proprio perche' quest'altro era un "posto fisso" cioe', nessuno mi poteva licenziare senza giusta causa. Non mi ritenevo un privilegiato. O meglio, ritenevo che quel privilegio fosse ampiamente controbilanciato dalla bella fetta di stipendio cui ho rinunciato.
Un mio collega, in situazioni simili, ha pensato di rimanere in quel posto di lavoro, e grazie al rischio che si e' sentito di correre di poter perdere il lavoro da un giorno all'altro si e' notevolmente arricchito, a furia di staccare fatture (certo non in quel posto di lavoro - poi ha fatto il libero professionista con Partita IVA sul serio).

Son scelte, Silvano. Sono scelte che una volta si potevano fare, mentre oggi non c'e' molto da sfogliar verze.
Sono stato fortunato, io, che sono nato in un'epoca in cui un posto di lavoro valeva ancora qualcosa.
O almeno sono stato fortunato fino ad oggi, perche' da domani il mio posto di lavoro non varra' piu' un cazzo.