09 gen 2011

Guardando Meddle dei Pink Floyd


Quando la musica ancora non correva su supporti digitali materiali quali i cd o percettivamente immateriali quali le memory stick, le foto di copertina, le copertine degli album erano parte imprescindibile dei dischi stessi, erano porzioni di musica.
I migliori, i più apprezzati erano gli album che si aprivano a libretto, dentro potevano esserci testi, foto, o entrambi.
Non era probabilmente solo il fascino del supporto vinilico, dischi con grandi copertine che facevano apprezzare maggiormente la musica ma anche, paradossalmente, la penuria di musica reperibile. Se non pagavi non potevi averla (vabbè d'accordo c'erano le musicassette e i registratori, ma non certo la facilità di schiacciare un pulsante e trovarsi intere discografie a disposizione).
Ascoltare la musica era spesso totalizzante, vuoi che si avevano meno album a disposizione e quindi ogni nuovo acquisto veniva ascoltato, riascoltato, quasi consumandone i solchi, vuoi perchè ogni album era una scelta precisa a costruire un percorso, una discografia. Ricordiamoci che, per costruirisi una discoteca degna di questo nome, ci volevano anni se non una vita. Ogni pezzo aveva un suo senso, ricordava un periodo, una sensazione, una motivazione ed era un passo verso il successivo acquisto, verso il successivo delinearsi di un percorso che veniva costruendosi nel tempo e che rifletteva in toto la propria evoluzione e persino oserei dire personalità.
Come simbolo delle copertine di quel periodo, ho scelto una copertina mancata: quella interna di Meddle.
Quei quattro brutti ceffi dei Pink Floyd ancora giovanissimi, già affermati, ma ancora ad un passo di distanza dal successo mondiale. Quanto le ho fissate qulle foto segnaletiche ascoltando Echoes, One of these days, A pillow of winds, etc.
Le immagini erano rare, non vi era inflazione di video, notizie, interviste, show televisivi, vi era ancora la possibilità di fantasticare. In realtà la fantasia vi è ancora oggi ma è molto più difficile esercitarla in un mondo che tende ad esibire tutto. Il pericolo dell'abbondanza odierna e della scelta è di farsi sfuggire i Pink Floyd d'oggi, i Rolling Stones o i Beatles e così via.
Difficile scegliere una strada, costruire un percorso personale in mezzo a una miriade di strade già segnate e perfettamente asfaltate, difficile infine apprezzare appieno musica che si può ottenere senza alcun sforzo e a costo zero.
L'abbondanza sembra distrarci, sembra difficile.

20 commenti:

Luka ha detto...

Ciao Silvano, bentornati e buon proseguimento 2011...
Apro il tuo blog proprio dopo aver inviato lo scarico di una decina di dischi "nuovi"...
e già, la disponibilità...
mi sto scaricando la discografia degli ac/dc in mp3. Che me ne fo? Bho!
ho tutti i dischi in cd ed lp, ma il pensiero di poter mettere senza faticare tutto in un cd mi tranquillizza...
ed i nuovi scarichi servono solo per vedere se poi comprare o cestinare un disco, un po' a copiare quel che si faceva il sabato pomeriggio alla discoteca con il baffo, ma con decisamente meno timore di non comprare niente dopo se non ti piaceva.
a noi della vecchia guardia tocca fare così per cercare cose strane che nei negozi non si sentono più...
e' che manca la relazione, con la copertina, con il negozio, con chi c'era dentro, con chi cercavi per accompagnarti se "l'impresa era impossibile".
però nel nuovo ho fiducia, i giovani cercano ancora nel passato e gustano ancora il presente, anche se sono pochi...
un abbraccio ed a presto.
luca

Alberto ha detto...

Hai perfettamente ragione. Quello che si dice l'imbarazzo della scelta, che però più che imbarazzo è un rumore di fondo e confusione.

Alberto ha detto...

Dimenticavo. La grafica delle copertine dei vinile unita alle foto ha rappresentato una grande epoca per la musica.

Anna De Simone ha detto...

"In realtà la fantasia vi è ancora oggi ma è molto più difficile esercitarla in un mondo che tende ad esibire tutto."
Finirà tra i miei aforismi... complimenti per il trasporto!

Ferruccio gianola ha detto...

C'era qualcosa di tremendamente vivo in quelle copertine, anche se, confesso, la prima immagine che ho nella mente dei Pink Floyd e il gong che suona nel teatro di Pompei

allelimo ha detto...
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Lucien ha detto...

"...difficile infine apprezzare appieno musica che si può ottenere senza alcun sforzo e a costo zero".
Magari spesso si ascolta distrattamente, ma orecchie allenate come le nostre da decenni di ascolti si accorgono subito quando c'è qualcosa che si distingue e ci fa vibrare (in base ai gusti di ciascuno). Te lo dice un amante di quel periodo musicale, che ho vissuto e al quale ho dedicato un trentina di post parlando delle copertine dei vinili. Meglio l'abbondanza che la carenza: quello che non mi piace lo cancello e lo dimentico; quello che apprezzo lo tengo e lo ascolto; quello che mi esalta lo compro.

allelimo ha detto...
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silvano ha detto...

Scarico anch'io e ciòppure l'emmepitre: non crediate che sia ancora nelle grotte e non conosca il fuoco e la ruota.
;)

Max ha detto...

Certo che le copertine dei dischi erano parte del fascino della musica.
Segno tangibile di un' epoca che non c'è piu.
Quante volte ho guardato quelle immagini più volte sognando ad occhi aperti...
Ma rimpiangere il passato non fa per me.
Si sta meglio oggi, che si può scaricare ed ascoltare milioni di canzoni, dischi, LP, ecc...
Sai quanti dischi orribili ho comprato (con i miei miseri risparmi) dei quali avrei fatto benissimo a meno...

brazzz ha detto...

chiaro che non stai in una grotta..ma anche a me sfugge perchè una cosa agratis sia più difficile da apprezzare..sono,come te e anche più di te,perchè mi sa che ho qualche anno in più,crciuto con i vinili e la betatificazione degli stessi..ma non tornerei indietro,e di gran lunga preferiasco la situazione attuale..il supporto è,appunto,solo un supporto,e nulla più..

dario ha detto...

Bah, anche io ho le stesse sensazioni, ripensando a quei tempi.
Ma mi pare che stai facendo sembrare positivi alcuni svantaggi oggettivi del vinile e della musica a caro prezzo.
Credo che la musica dovrebbe essere arte, e che l'arte dovrebbe essere fruibile a tutti, senza bisogno di pagarla. Certo questa e' una idea irrealizzabile forse, ma credo che sia a questo che bisognerebbe tendere.
Che la musica sia costosa e percio' diretta a un pubblico piu' selezionato, attento e colto (sempre che le cose stiano davvero cosi') mi pare uno svantaggio, non un vantaggio.
Bello sarebbe che la musica buona fosse prodotta, senza restrizioni, indipendentemente da un riscontro commerciale: in questo modo ci potrebbe essere una crescita culturale della societa' e non solo dell'individuo.
La tendenza credo che sia quella di produrre musica molto commerciale per il grande pubblico: si fanno piu' soldi, anche se il prezzo al pezzo e' decisamente inferiore. Se pero', paradossalmente, la musica fosse gratuita, rimarrebbe a produrla solo chi vuole davvero fare arte.

O no?

silvano ha detto...

Sì Dario è logico e condivisibile quanto dici.

Ho visto che il post ha ingenerato, per limiti espressivi miei, un po' di malintesi. Io non rimpiango un tempo in cui la musica era di difficile reperibilità oppure un tempo in cui la musica bisognava pagarla a caro prezzo, come a dire se non costa non vale nulla. No il mio discorso era differente. Trovo sconcertante di questotempo e di questo modo di fruire della musica vedere persone che non capiscono un'acca avere discografie che nemmeno il più incallito dei completisti ha, vedere persone che senza apprezzare quello che ascoltano sono prese da bulimia per cui hanno migliaia di dischi sul disco rigido (scusate il gioco di parole) senza avene mai ascolto alcuno. Rimpiango anche in parte (e qui il discorso si rifà scivoloso e foriero di malintesi)che nessuno che si intende di musica molto ma molto più di me mi faccia una scrematura a priori dell'infinita produzione odierna: in altre parole oggi anche cani e porci possono pubblicare le loro cazzate, mentre quando al lavoro vi erano fior di produttori (penso per dirne uno al mitico produttore di Miles, Teo Macero) certe ciofeche non arrivavano in studio o ne arrivavano molte meno. Oggi quel lavoro di scrematura dalle cazzate me lo deve fare da solo. Bè è una rottura clamorosa e posso pure prendere qualche bel granchio. Tra l'altro l'atteggiamento del non appassionato che accede comunque a discografie intere per il semplice gusto di accumulare in una qualche misura porta nell'inconscio collettivo l'idea che la musica per il fatto di essere liberamente accessibile sia solo un semplice oggetto di consumo senza alcun valore intrinseco.

ciao.

allelimo ha detto...
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dario ha detto...

Mah, un conto e' il collezionismo fine a se stesso, un conto e' invece l'attaccamento affettivo ad un oggetto materiale. Condivido in parte le sensazioni di Silvano. Io provavo qualcosa di simile per il doppio LP di The Wall, che veniva, oltre che con copertina e sovracopertina illustrate, con una lastra lucida con stampato sopra il murale Pink Floyd The Wall. C'era un aspetto carnale di affezione con quel materiale legato non solo alla musica ma all'esperienza in se stessa di quel periodo vissuto con quel disco. Sbronze tra amici a base di alcol e relativo giro di cannone, luci psichedeliche a limonare con le compagne di classe. Quel disco per me evoca tutti questi ricordi. Se fosse stato un MP3 non ci sarebbe stata che la musica come gancio per quei ricordi.

Il che non significa che quei ricordi avrebbero avuto meno valore. Semplicemente avrebbero avuto un gancio in meno.

E questo non ha niente a che vedere con il collezionismo. E, per altro, neanche con l'accessibilita' al prodotto musicale.

Sono d'accordo invece con Allelimo che nessuno deve decidere che cosa e' buona musica per me, manco fosse il tipo li' produttore di Miles o Gesu' Cristo in persona.
Ed e' anche bello che se mi piace la musica cazzona sono abbastanza libero di ascoltarmela. Molto piu' libero di quanto sarei stato negli anni 60, quando c'erano delle barriere tecnologiche tra il musicista e l'ascoltatore.

Allelimo dice che la musica brutta c'era anche prima. Solo che e' stata dimenticata presto. Aggiungerei che molto probabilmente c'era pure qualcuno che suonava musica molto migliore di quella che ci e' arrivata, ma semplicemente perche' l'autore non aveva mezzi, non e' mai stata pubblicata. E tutta questa musica magari e' andata perduta... come lacrime nella pioggia... semplicemente per sfiga. Oggi forse sarebbe rimasta.

Preoccupante invece e' che la musica buona viene probabilmente nascosta da una quantita' soffocante di schifezza, il che contribuisce ad appiattire lo spirito critico e la cultura musicale.

Forse.

silvano ha detto...

Dario ti invito a seguire la discussione quando il post leggermente integrato (domani, dopodomani, comuque nel giro di 2 /3 giorni al massimo) verrà pubblicato qui: http://sunday-m-orning.blogspot.com/

ciao.

dario ha detto...

For sure!

;-) Bello questo post autoreferenziale. Vedi che un post buono viene pubblicizzato da un motore piu' potente proprio perche' e' gratis? Fosse stato che tu dovevi pagare o che qualcuno avesse dovuto pagarti per scriverlo, magari questo post sarebbe andato perduto.

allelimo ha detto...
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dario ha detto...

Allelimo, no, no, per fare i filtrini noi si usava il biglietto della metropolitana di milano. Non era come quello di adesso che e' plastificato ed ha la banda magnetica, quello era di cartoncino poroso, aveva la consistenza e la dimensione giusta per fare il filtrino del cannone. L'altro giorno ne ho trovato uno ancora in una tasca di un giaccone che non uso quasi mai, e la prima cosa che mi e' venuta in mente era la complicita' coi miei amici con cui rollavo. Eppure lo scopo del biglietto della metropolitana non era quello. E avremmo comunque potuto utilizzare qualcos'altro se non ci fosse stato quello. Che' noi volevamo farci il cannone, mica riutilizzare il biglietto!

Stessa cosa il disco dei pink floyd, musica, vinile, copertina, sovracopertina, lucido e odore di muffetta della tavernetta di casa mia, piuttosto umida, dove conservavo la mia collezione di dischi.
No, Allelimo. Se non hai avuto l'esperienza dell'oggetto LP-dei-pink-floyd in quanto oggetto materiale, e non solamente come immagazzinatore di musica, non puoi capire. Nella mia tavernetta non c'era solo la musica, ma c'era anche il fruscio del mio impianto non propriamente professionale, l'eco delle pareti di cemento armato, l'odore di muffetta di cui sopra, unito a quello dell'imbottitura delle poltroncine impregnate di residui di superalcolici, e nell'angolo la collezione di dischi, tra cui quello dei Pink Floyd che non e' che stessimo ad ammirare mentre si limonava con le compagne di classe, ma passava frequentemente tra le nostre mani. Ignorarlo sarebbe stato un poco innaturale.

Certo, poi, quelle esperienze le puoi fare anche senza l'LP, anche senza la mia tavernetta e anche senza il biglietto del metro'. Pero' non e' esattamente la stessa cosa. Lo trovi feticista? Sara', ma io non riesco a separare il significato di un oggetto dall'oggetto stesso nella sua concretezza.

dario ha detto...

Anche un brano in mp3 memorizzato su una chiavetta usb ha la sua concretezza di oggetto di plastica, metallo e silicio della chiavetta usb e di un po' di cosine magnetiche invisibili, ma innegabilmente esistenti nella sua flash memory. Pero', cosa vuoi che ti dica, a me quelle sensazioni me le evoca il disco in vinile con copertina e tutto. A quei tempi, la chiavina usb era ancora fantascienza