20 nov 2008

Edge - Limite - Sylvia Plath (1932 - 1963)


La donna ora è perfetta
Il suo corpo

morto ha il sorriso della compiutezza,
l'illusione di una necessità greca

fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi

nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.

I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,

presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti

di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino

s'irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.

La luna, spettatrice nel suo cappuccio d'osso,
non ha motivo di essere triste.

E' abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

5 febbraio 1963

Nelle prime ore di lunedì 11 febbraio Sylvia posa accanto ai lettini dei bambini del pane e del latte, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo e asciugamani; poi scende in cucina, sigilla anche qui tutte le fessure, si sdraia con la testa nel forno, la guancia appoggiata a un tovagliolo ripiegato, e apre il gas.
Viene trovata alla mattina dall'infermiera e da un operaio che hanno dovuto forzare il portone perchè il vicino è intontito dalle esalazioni. Appuntato sulla carrozzina del figlio ha lasciato un biglietto: "Per favore chiamate il dottor Horder". E' il suo unico messaggio.
Quasi esattamente sette anni prima aveva scritto nel suo diario: "Accade ogni tanto che le forze neutrali e impersonali del mondo cambino rotta e si scontrino con uno schianto di tuono del giudizio. Non c'è motivo per il terrore improvviso, per il senso di condanna, se non che tutte le circostanze rispecchiano l'intimo dubbio, la paura interiore".








8 commenti:

Nadia ha detto...

"pesante" la poesia e altrettanto cupe la parole del suo diario, non so se la vita è stata crudele con lei o se questa è la sua visuale di vita.

silvano ha detto...

Ciao Nadia, per rispondere alla tua domanda, ti consiglierei ci leggere "La campana di vetro" ed. Mondadori. E' un romanzo non una raccolta di poesie.
ciao, silvano.

luisa ha detto...

Madò, mi hai dato una sberla che mi ha fatto rivedere tutte le persone conosciute e che hanno deciso di porre fine al loro percorso qui, per un periodo è stato una specie di effetto domino.
Credo fermamente in una cosa: se riesci a vedere la sofferenza che un gesto del genere può creare intorno a te sei salvo, se non ci riesci sei morto.

Elsa ha detto...

un ricordo che tocca la pancia.
grazie Silvano.

Donna Cannone ha detto...

poverina.

zefirina ha detto...

una figura tragica però le sue poesie mi hanno sempre toccata

Nadia ha detto...

grazie, preso nota. Bacio.

Ponke ha detto...

Ciao
era una donna troppo sensibile... non ho mai letto quel libro, sembra interessante. Non mi stupisce il suicidio, mi spaventa e sono d'accordo con Luisa quando parla di "sofferenza che un gesto del genere può creare"... pensavo che il suicidio fosse un atto dovuto ad un impulso istantaneo, invece da quello che hai scritto, Sylvia ha seguito una logica nel suicidarsi... non dico fosse lucida, ma sembrava conscia di quello che faceva. Il che mi fa ancora più paura...