06 gen 2010

Il razzismo italiano e quello degli altri


Anche altri paesi sono razzisti come l'Italia, di più o di meno non saprei.
Di ritorno da una breve visita in Francia e dopo aver visto le banlieue di Parigi, che più che a periferie povere e degradate sembrano dei gironi danteschi, non posso ignorare che il razzismo sia un fatto specifico italiano come tanti sostengono.
Certo la Francia ha a capo quel Sarkozy piccolo pagliaccio, emulo del nostro, che a problemi complessi ama dare soluzioni semplicistiche, in questo del tutto simile alla nostra inutile casta politica.
Una specificità nel razzismo l'Italia però ce l'ha, a differenza di tutti gli altri paesi europei qui la classe politica lo incoraggia apertamente, lo fomenta e lo piega ai suoi bisogni.
Questo anche nella razzista e classista Francia non avviene né potrà mai avvenire perchè quella società ha ancora dentro di sé i germi della resistenza al fascismo.
Feltri su queste constatazioni direbbe che, a differenza nostra, i francesi o altri sono ipocriti mentre noi siamo schietti, ma sarebbe solo una boutade; in realtà la nostra casta politica è cinica, molto più cinica di chiunque altro e forse lo siamo anche noi come popolo. Disincantati e cinici.

8 commenti:

Lucien ha detto...

Ehi Silvano: senza saperlo abbiamo fatto gioco di squadra!
Reduce dalla visione di "Welcome" ho scritto e pubblicato un post su questi argomenti e sui nostri cugini al di là delle Alpi.
Se non l'hai visto te lo consiglio, forse in giro si trova ancora.

Albert Lázaro-Tinaut ha detto...

Hai ragione! Da noi si dice che c'è pocco razzismo (e infatti, per fortuna, Barcellona è una città dove la convivenza con gli immigranti direi che è eccezionalmente buona), ma in fondo il razzismo e la xenofobia ci sono, almeno in fondo allo spirito di tante persone, anche se non lo manifestano apertamente o lo fanno raramente (e comunque sempre di più, in questi tempi di crisi e di disoccupazione).

ultimobandito ha detto...

La francia ci assomiglia moltissimo.
Barcellona è veramente una città aperta.

dario ha detto...

Mah...
Io vivo nella razzista lombardia, e davvero a me non pare che il problema sia proprio razzista o xenofobo. Il problema e' il rifiuto del diverso quando il diverso e povero, e quindi fonte di criminalita'. Se il diverso e' ricco e porta ricchezza, da noi, e' ben accetto.
La classe politica non fa che indirizzare i problemi degli italiani nell'odio per l'immigrato, direi per dare un necessario capro espiatorio alle colpe della classe politica stessa.

Non so fare un paragone con altri paesi. Secondo me pero' la soluzione a questo problema in Italia non e' l'integrazione degli immigrati, ma la soluzione del problema delle differenze sociali. Gli immigrati non verranno mai integrati se vengono identificati come il gruppo umano che deve rubare per sopravvivere.

silvano ha detto...

Grazie per i vostri commenti.
Io ho conosciuto Barcellona solo da turista (ne ho quindi un'immagine limitata) ed ho notato che l'integrazione sembra molto buona, di contro credo il razzismo sia ridotto all'essenza. Mi spiego meglio, a Barcellona il razzismo ha perso i suoi tratti caratteristici e più odiosi (quelli legati al colore della pelle o all'appartennza etnica) ed è composto solo dalla ghettizzazione economica. Penso per capirci al quartiere del Raval (o perlomeno a suoi ampi settori). Ora bisognerebbe discutere se l'esclusione economica, la ghettizzazione economica, siano razzismo oppure siano una componente intrinseca al sistema economico in cui viviamo o se siano in realtà due sinonimi differenziati esclusivamente per gravità.
In fondo nelle banlieue vivono anche bianchi poveri e quindi emarginati (in questo senso ha ragione Dario bisogna puntare non tanto puntare all'integrazione etnica quanto a quella economica - una volta raggiunta questa l'altra sarebbe di molto facilitata).
Quello che volevo cmq mettere in rilievo nel post non era tanto che tutto il mondo è paese, ma porre in rilievo soprattutto il livello infimo della classe politica italiana che non si fa alcun problema a proporre politiche apertamente razziste pur di incassare qualche consenso in più.
grazie ancora per i vostri contributi e un saluto a tutti.
silvano.

Maurizio Pratelli ha detto...

è una guerra tra poveri, come scrivi più su. No, non credo nel razzismo assoluto, piuttosto nell'ignoranza. E Milano, ad esempio, non è razzista, non lo è mai stata. Che poi politici stronzi fomentino la guerra tra poveri a far ricchi loro, è altra cosa.

dario ha detto...

Non per fare il noioso ne', ma, Maurizio, in fondo penso che se e' vero che Milano non e' razzista, e' pur vero che Milano non e' Milano.
Cioe'.
Un'affermazione come "Milano e' razzista", significa che c'e' chi e' discriminato per la razza, ed inoltre significa anche che c'e' un insieme di persone che si identificano in un gruppo perche' appartenenti alla citta' di Milano.
Ecco, secondo me non c'e' l'odio verso la razza e non c'e' nemmeno l'identificazione del milanese (o dell'italiano in genere) in quanto tale.
E' solo una questione, come dici tu, di ignoranza.

Che poi per esempio Borghezio (Borghezio!!!) mi viene a dire che il crocifisso non e' un simbolo religioso ma culturale che rappresenta l'unita' culturale degli italiani!!!

Bisogna stare attenti e non cadere nella semplificazione, che poi viene strumentalizzata.

Io sono italiano ma non mi identifico nel cattolicesimo, e non prendero' mai simbolo della mia identita' culturale il crocifisso, non emarginero' mai quindi un immigrato perche' non si identifica nelle stesse radici culturali mie.
Il riconoscimento delle proprie origini non implica il rifiuto del diverso. Anzi, mi pare proprio l'opposto.

...ma forse sto uscendo dal seminato eh? ;-)

Maurizio Pratelli ha detto...

citavo (malamente) milano solo perchè conosco quella città e perchè mia nonna e mio nonno ci arrivarono da (molto) lontano tanto tempo fa. tutto qui. ciao