27 giu 2010

Hymn To The Immortal Wind - Mono


Sino a pochi giorni fa non ne sospettavo l'esistenza di questo gruppo giapponese che si chiama “Mono”. Li avessi intercettati per caso, probabilmente gli avrei pure negato un ascolto, bollandoli come uno degli infiniti gruppi post-rock-progressivi figli delle infinite etichette che propongono infinite musiche.
Invece, per puro caso, un amico di vecchia data me li ha segnalati dicendomi che era da giorni che li ascoltava drogato e rapito dalla loro musica.
Poiché il vecchio amico di musica ne mangia, e tanta, mi sono procurato il loro ultimo album di studio “Hymn To The Immortal Wind”. Già il titolo ha qualcosa di epico, misterioso, grandioso.
Ascoltandolo poi si deve pure constatare che la musica è a sua volta altrettanto epica, misteriosa e grandiosa.
Questi 4 ragazzi giapponesi raccontano e dipingono emozioni e impressioni senza mai usare parole ma solo la forza delle note.
Il quartetto suona accompagnato da una grande orchestra e la perfetta fusione strumentale e gli arrangiamenti proposti fanno sì che quasi non si noti, sembrano infatti un normale quartetto rock.
“Hymn To The Immortal Wind” è il loro quarto album, e le canzoni proposte pur strutturalmente simili nel loro sviluppo contengono delle ricche e funzionali (mai fini a se stesse) citazioni dal repertorio progressive/psichedelico anni 70 che funge da base per il successivo sviluppo orchestrale.
E' un disco di impressioni, profondamente impregnato di romanticismo non di maniera, ma sincero e originale, lirico nei suoi appieno.
Tra le tracce suggestioni più o meno velate e citazioni di Pink Floyd (quasi un plagio del Gilmour di Echoes, nella prima canzone Ashes of Snow) , Ennio Morricone, musica da film, colonne sonore immaginarie e immaginifiche, spunti su come ridare una nuova musica a Blade Runner, oppure ai film di Leone: è facile immaginare Clint Eastwood procedere con il poncho e il sigaro incollato alle labbra nella via polverosa di una cittadina del West verso il duello finale con il cattivo di turno.
I Mono fanno una musica talmente aperta, talmente progressive che in un certo senso richiede una partecipazione artistica diretta al processo creativo anche all'ascoltatore, tanto che tutti potranno trovare infinite e personali suggestioni musicali e cinematografiche accese dal loro passionale rock.
Gruppo che merita un ascolto approfondito – non vi deluderà.

4 commenti:

petrolio ha detto...

Cosa sei andato a pescare!!!!! ommioddio quanto mi piacciono! Io ricercatrice instancabile di sempre nuovi suoni li ho scoperti qualche mese fa… e hai proprio ragione, anzi ti dirò di più, io ogni volta che li ascolto, trovo sempre nuove sensazioni e atmosfere… :)))

allelimo ha detto...
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LENINGRAD COWBOYS ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
giannirock ha detto...

Ciao Silvano, felice di averti suggerito un nome che ti è piaciuto. Dopo decenni di ascolti, mi capita raramente di entusiasmarmi, ma quando succede sento la necessita di condividere questa emozione con chi so che può capire!!