02 mar 2009

Radiohead


Da bambino ero affascinato dalle porte girevoli. Non ce ne sono molte da noi o almeno non erano molto presenti nella mia vita di tutti i giorni. Le vedevo molto spesso alla televisione. Nei film americani, quelli che trasmettevano alla rai alla fine degli anni sessanta e nei primi anni settanta, era un diluvio di porte girevoli. Almeno una per film. Ho spesso sognato di essere uno di quei ragazzi con il cappellino che invitavano gli attori ad entrare nella hall dell'hotel o ad uscirne. E poi immagini di Stanlio ed Ollio che ne rimanevano immancabilmente travolti. Qualche volta capitava poi per davvero anche a me di entrare per una porta girevole: bellissimo. Mi ricordo che entravo per gioco e avevano un fascino tale che presto la mia gioia si trasformava in ansia e senso di prigionia perchè loro non mi lasciavano più uscire. Era talmente forte la circolarità, il girare solidale a quel perno di metallo, camminare, muoversi con tutto che si muove insieme a te che alla fine è come starsene fermi, che ne venivo schiacciato da questa forza superiore ed ineluttabile. Qualcuno mi tirava fuori da quella giostra, il tempo di rassicurami, che mi sarei ricordato di come uscirne una volta che ne fossi stato prigioniero e mi rigettavo in quel girotondo, alcuni giri e ancora ne ero succube, costretto a ruotare senza fine. Giochi di bambini. Oggetti, idee che godono di forza propria misteriosa e inspiegabile. Revolving doors che danno in continuazione infinite possibilità di prendere tante vie quante ve ne sono a 360 gradi intorno a noi, contraddicendo così l'idea diffusa che il tempo scorra su una linea retta e sia immancabilmente diretto in un solo senso di marcia. Infinite possibilità finchè si resta in questa sorte di cerchio magico. Luogo aperto e chiuso. Guscio e porta maestra verso tutto il mondo e tutte le sue possibilità. Metafora del sé e della realtà. Porte ovunque, scelte infinite e senso di protezione, ripiego su sé stessi, reale ed irreale. Binari dialettici su cui si srotola l'esistenza. Ovvio che da adulto, pur conservando le porte girevoli ancora un qualche fascino, l'oggetto è cambiato. E' stato sostituito da molte e non ben definite situazioni, sapevo che c'erano ma non sono mai andato a rendermele evidenti, le ho sempre lasciate sottotraccia. Forse era troppo difficile dar loro un nome, definirle. Ma a un certo punto il fascino della porta girevole è riemerso e si è evidenziato ed ha preso forma e sostanza grazie alla musica dei Radiohead: quella di Kid A e di Amnesiac. Questi due album hanno un potere ipnotico irresistibile. Proiettano in altri mondi, si viaggia nel tempo della propria esistenza, si può tornare indietro, andare avanti, prendere altre strade nel passato e nel futuro, si può stare fermi a prendere tempo ce ne si può porre fuori dal suo scorrere e guardarlo come si guarda l'acqua del fiume che sembra sempre uguale e però non lo è mai. Musica come un'isola sul fiume dove tutto scorre e solo tu, solitario osservatore, stai fermo. Ti allontani dal fluire del tempo e dello spazio, delle persone, degli affetti, e ti senti unico e irripetibile in mezzo ad altri che si sentono e sono come te. Musica – Iper Porta Girevole che invece di ruotare solo di 360 gradi su un asse, gira nelle tre dimensioni a disegnare una sfera, un punto d'osservazione rassicurante ed inquietante insieme. Senso di chiusura e protezione insieme, quasi un ventre materno, un'astronave che però dà sempre la possibilità di andare ovunque nelle infinite direzioni che gli infiniti lati della sfera rendono possibile. A spiegare perfettamente questa mia suggestione una canzone da Amnesiac: Pulk-Pull Revolving Doors. Porte girevoli per l'appunto, rumori meccanici, rumori ancestrali, rumori di ricordi, di vissuto di circolarità. Inquietante e rassicurante, chiusa e aperta a tutte le soluzioni. Silenzio e rumore. Per sempre verso l'infinito. Arte moderna pura.


10 commenti:

zefirina ha detto...

tu parli di porte girevoli e io posto sliding doors, strani fenomeni del web, a me piace pensare che le cose potevano andare diversamente se.... oppure sono andate come sono andate proprio perchè....

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Spettacolari quei due album.

Lucien ha detto...

Con i Radiohead sfondi una porta aperta. Grazie a loro, dopo un periodo di apatia musicale alla fine degli anni '90 ho ricevuto nuova linfa musicale, una sferzata che mi fece riscoprire la bellezza della musica.

Maurizio Pratelli ha detto...

potevano andare diversamente se.... oppure sono andate come sono andate proprio perchè.. Uhmm mi tocca pensarci. Colpa tua Silvano! :-)

Dea Silenziosa / Ragazza ha detto...

T'è venuta una riflessione davvero fantasiosa sulle porte girevoli, complimenti! :)
Sono perfettamente d'accordo sulla musica in generale, come elemento che ti avvolge e allontana temporaneamente, bella la visione dell'astronave; e anche sulla musica dei Radiohead: li conosco da Creep, anche quella all'epoca era misica tanto innovativa, 'di nicchia', e poi con lo straordinario indimenticabile 'Ok computer' !
Questi due album di cui parli furono una svolta, arte come dici tu perché erano una scelta coraggiosa, che entrava molto nello sperimentale.. e cosa contraddistingue un artista vero, se non innovare? Bravo !

I know your daddy, he don't like me 'cause I play in a Rock 'n' Roll Band! ha detto...

Ciao Silvano, leggerti è sempre un grande piacere. Ultimamene passo poco, ma oggi hai postato alla grande. E poi... taci che li sto ascoltando...
ciao Luka

amatamari ha detto...

Non dispiacerti se non parlerò di musica ma la tua scrittura, il tuo raccontare preciso, la tua descrizione della memoria e della percezione mi hanno preso e fermato e mi sono ritrovata ad ascoltare te, e seguendoti scoprire una esistenza che è un mondo nuovo possibile.
Davvero un bellissimo scritto.
Grazie

icynose ha detto...

Mi fa arrabbiare che tu arrivi sempre prima di me a trattare gli argomenti che vorrei trattare io, e lo fai anche tanto bene che, per me,
E' un piccolo viaggio dentro. Ogni volta vi trovo qualcosa di familiare ed ogni volta ho l'impressione che qualcuno scavi con un cucchiaio dentro il mio cervello, per esporre i pensieri che, a differenza di te, in me stanno lì rannicchiati in pigra attesa.
Un tuffo violento e profondo nel mondo del futuro, e piccole boccate di tecnologia, fanno di quei due album qualcosa come i cieli di Giotto, tanto quanto quel pulsante viaggio nell'iperspazio che ci regalarono i Pink Floyd in dark side... Idiotheque è un salto enorme nel futuro, lo stravolgimento delle regole e del concetto canonico di suono e di ritmato.
Cose che sentiranno i nostri figli.

icynose ha detto...

Mi fa arrabbiare che tu arrivi sempre prima di me a trattare gli argomenti che vorrei trattare io, e lo fai anche tanto bene che, per me,
E' un piccolo viaggio dentro. Ogni volta vi trovo qualcosa di familiare ed ogni volta ho l'impressione che qualcuno scavi con un cucchiaio dentro il mio cervello, per esporre i pensieri che, a differenza di te, in me stanno lì rannicchiati in pigra attesa.
Un tuffo violento e profondo nel mondo del futuro, e piccole boccate di tecnologia, fanno di quei due album qualcosa come i cieli di Giotto, tanto quanto quel pulsante viaggio nell'iperspazio che ci regalarono i Pink Floyd in dark side... Idiotheque è un salto enorme nel futuro, lo stravolgimento delle regole e del concetto canonico di suono e di ritmato.
Cose che sentiranno i nostri figli.

Ishtar ha detto...

Certo che descrivi bene tu, mentre ti leggevo immaginavo quel bambino affascinato dalle porte scorrevoli...bravo!
Ciao