08 mag 2010

Invictus di William Ernest Henley (1849-1903)

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l’indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma imperturbato.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.



Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.


Quanti di noi possono dire di essere il signore del proprio destino, il capitano della propria anima?

7 commenti:

listener ha detto...

non so...ma basterebbe non farsi capitanare da i caporali, in giro ne vedo troppi

ReAnto ha detto...

Mi hai messo un'inquietudine addosso.
:-(

Zio Scriba ha detto...

Sì, io posso dire di essere il capitano. Magari di una nave che affonda, o di una zattera, ma ne sono orgogliosamente il Capitano.

Itsas ha detto...

bella questa poesia

non la conoscevo...

Franco Zaio ha detto...

Sì, e non abbandono la nave che affonda. Che pirla.

Maurizio Pratelli ha detto...

se non si � almeno capitani della propria anima � dura.

X ha detto...

Si, io sono il capitano della mia nave e la fautrice del mio destino...nel bene e nel male...sometimes the aces, sometimes the deuces.