28 ott 2009

Aborto clandestino - Il primario e il ferro da calza


Tre donne si presentano all’ospedale di Melzo per un’interruzione di gravidanza.
Mentre aspettano per le necessarie analisi irrompe nei corridoi il primario di ginecologia che grida loro “Assassine”.
Il sant’uomo, obiettore di coscienza (suo diritto insindacabile del resto), non si limita ad esercitare il suo diritto ad essere contrario, ma fa un passo in più a negare a tre donne il loro diritto ad interrompere la gravidanza e diffamandole.
Il primario e quelli come lui hanno un’idea della democrazia e dei diritti molto personale.
Ai vecchi e dorati tempi del ferro da calza e delle mammane erano felici e convinti di abitare in un paese più civile.
Spiegare loro che la legge sull’interruzione di gravidanza negli anni ha portato ad una diminuzione significativa del numero assoluto di aborti e di donne massacrate e morte su tavolacci da macellaio non serve nulla, per loro quelli sono rimasti tempi civili.
Il professore dovrebbe solo vergognarsi per aver apostrofato come assassine quelle tre donne.
Ah i bei tempi del ferro da calza, allora non c’erano né omicidi né assasini tutto sotto silenzio e tanti bei soldini per i bravi dottori dai saldi ed incrollabili principi.
Leggi l'articolo di Repubblica.


9 commenti:

giudaballerino ha detto...

Quando ho letto l'articolo ho provato una profonda vergogna per vivere in un paese "civile" in cui un medico si permette di comportarsi come quel primario

Bastian Cuntrari ha detto...

Ma è stato denunciato, almeno, 'sto bastardo?
Mi fa piacere, amico mio, che tu abbia ricordato ferri da calza: mai, mai dimenticarli!

Guido ha detto...

Ciao, mi chiamo Guido Mastrobuono e sono un cacciatore di articoli per un concorso che si chiama “Concorso Permanente di Parole ed Immagini” e mette a confronto articoli che stimolino una discussione in ambito folisofico, sociale o politico (vedi l’indirizzo http://lavoristi.ning.com/profiles/blogs/concorso-permanente-di-parole ).

A mio avviso, questo articolo arricchirebbe il nostro concorso e volevo suggerirti di inserirlo.

Il concorso, in realtà, è una scusa per convincere la gente a metterci a disposizione spunti per la discussione. Noi poi ne parliamo e ci creiamo un’idea nostra sui più svariati argomenti.
Infatti, la concorrenza tra autori non è una cosa che ci appartiene: noi creiamo nella collaborazione. E dal confronto con gli altri, noi aumentiamo il nostro sapere.
Comunque la pubblicazione offerta in premio ai vincenti è vera ed effettiva.

Se lo vorrai, potrai tranquillamente inserire, al piede degli articoli un link al tuo blog cosa che lo renderà più noto e facilmente raggiungibile.

Un saluto

Guido Mastrobuono

silvano ha detto...

Salve Guido, se vuoi puoi inserire il mio post nel tuo spazio, se poi mi indichi anche con un link te ne sarei molto grato.
Grazie in ogni caso.
silvano.

Maurizio Pratelli ha detto...

quelli del cucchiaio d'oro....

listener ha detto...

Istinto primario, mica era una clinica privata.

angustifolia ha detto...

Purtroppo è più diffusa di quanto si possa pensare, questa pratica "antiabortista" negli ospedali pubblici (salvo poi appunto non essere così presente in quelli privati); come l'azione dei "movimenti per la vita", che ostacolano il regolare svolgersi dei consultori con campagne anche contro la Ru486: in Italia è ancora in corso l'indagine conoscitiva!
Mia zia sarebbe ancora viva se, procuratasi un aborto clandestino perchè aveva già tre figli (la sterilizzazione - vietata fino al 1978 dal codice Rocco - diventa possibile per chi ha tre figli), non avesse avuto bisogno di una trasfusione di sangue, che però era infettata da meningite!
Detto questo (della serie il personale è politico), nelle nostre scuole si dovrebbe dare più importanza all'educazione sessuale, piuttosto che a quella religiosa: verrebbe così data l'opportunità di acquisire quell'autonomia che permetterebbe di fare scelte più responsabili e consapevoli.

il Russo ha detto...

Ha ragione angustfolia purtroppo, abortire in Liguria sta diventando quasi impossibile, nel nord est pure per non parlare del meridione e non è che in Lombardia si stia da dio, molti da Roma in giù si rifiutano di farlo nel pubblico ma poi lo fanno privatamente.
Talebanitalia...

amatamari© ha detto...

Un episodio eclatante.
Poi c'è la quotidianità silenziosa, incontrare medici che sconsigliano, personale infermieristico che disapprova, volontari di non so quale associazione che girano per gli ospedali a salvare queste poco di buono...
C'è la legge, certo, poi la realtà insegna che anche nell'applicazione della stessa sarebbe necessario un serio monitoraggio, possibilmente non solamente numerico.